ROMA - Alla fine, come sempre è stato, tranne i 230 che verranno accolti Oltralpe per il "buon cuore" della Francia, sono scesi tutti in Italia. Perché, che il governo voglia o meno, le persone soccorse nel Mediterraneo da qualsiasi nave non possono essere tenute all'infinito in mare, non possono essere respinte e - come ha ribadito ieri la Ue - hanno diritto a sbarcare e a chiedere asilo nel porto sicuro più vicino.
Due settimane di pugno duro del governo Meloni contro le Ong hanno partorito un pasticcio normativo (su cui si pronunceranno nelle prossime ore i giudici del Tar del Lazio e quelli del tribunale civile di Catania), un richiamo all'Italia da parte dell'Europa sul rispetto degli obblighi di legge, un'alzata di scudi delle agenzie dell'Onu, delle associazioni umanitarie, della Chiesa oltre che un inutile allungamento delle sofferenze di 1.000 migranti.
Ma il governo Meloni tiene il punto, considera una vittoria della…
ROMA - Alla fine, come sempre è stato, tranne i 230 che verranno accolti Oltralpe per il "buon cuore" della Francia, sono scesi tutti in Italia. Perché, che il governo voglia o meno, le persone soccorse nel Mediterraneo da qualsiasi nave non possono essere tenute all'infinito in mare, non possono essere respinte e - come ha ribadito ieri la Ue - hanno diritto a sbarcare e a chiedere asilo nel porto sicuro più vicino.
Due settimane di pugno duro del governo Meloni contro le Ong hanno partorito un pasticcio normativo (su cui si pronunceranno nelle prossime ore i giudici del Tar del Lazio e quelli del tribunale civile di Catania), un richiamo all'Italia da parte dell'Europa sul rispetto degli obblighi di legge, un'alzata di scudi delle agenzie dell'Onu, delle associazioni umanitarie, della Chiesa oltre che un inutile allungamento delle sofferenze di 1.000 migranti.
Ma il governo Meloni tiene il punto, considera una vittoria della linea dura l'offerta del porto da parte della Francia. Palazzo Chigi esprime "sentito apprezzamento" per la scelta dell'Eliseo, un gancio per ribadire la necessità di "una soluzione condivisa e comune" in Ue, perché "l'emergenza è europea" ma finora è rimasta "sulle spalle dell'Italia e pochi altri". Di più. "I cittadini ci hanno chiesto di difendere i confini italiani e questo governo non tradirà la parola data - promette Giorgia Meloni sui social - Negli ultimi anni abbiamo assistito a una gestione inadeguata, con grandi disagi: hotspot al collasso, sbarchi aumentati, forze dell'ordine allo stremo, un crescente clima di insicurezza".
Nessuna de-escalation, dunque, sul dossier immigrazione. Per Giorgia Meloni, l'Italia potrà dirsi soddisfatta soltanto se e quando avrà ottenuto un meccanismo di condivisione obbligatoria dei migranti tra Stati membri. Roma non permetterà a nuove navi Ong di attraccare nel Paese. L'Italia, è il messaggio, non è il porto del mondo. Di più: l'esecutivo continua a considerare lo sbarco selettivo un'opzione ragionevole anche per il futuro. E tutto questo perché la premier registra la mossa francese di aprire il porto di Marsiglia - sia pure autonoma e non concordata - e ritiene di aver portato a casa una prima vittoria. Un risultato possibile solo grazie alla linea dura.
Eppure, la partita è assai più complessa. E i ragionamenti di queste ore assomigliano pericolosamente a quelli che portarono Matteo Salvini a tirare la corda, fino a spezzarla. I continui strappi decisi dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi - dietro la regia di Palazzo Chigi - hanno e avranno un prezzo. Di certo non avvicinano un successo nella battaglia per un sistema che obblighi i Ventisette ad accogliere una quota di migranti. Quando la settimana scorsa Meloni ha sollevato il problema con Ursula von de Leyen, durante la missione a Bruxelles, ha ricevuto un secco no. Che suonava più o meno così: "Milioni di ucraini attendono in Polonia, davvero volete aprire questo capitolo?". Neanche Emmanuel Macron, a margine della Cop 27 di Sharm El-Sheikh, si è mostrato sensibile: un conto sono gesti solidali da parte dei partner, altro una soluzione strutturale che possa essere accettata anche dai Paesi del Nord Europa.
E così, la scelta di Parigi di aprire il porto di Marsiglia ha il sapore agrodolce che accompagna questa battaglia. Perché certo, la destra di governo può sostenere che qualcosa si è mosso, che la pressione produce risultati, che anche il Quirinale e addirittura il Pontefice hanno reclamato una maggiore solidarietà europea. Ma poi c'è da decidere sulla carne viva dei migranti: come si comporterà il Viminale con la prossima nave di una Ong? Il rischio è perpetuare lo schema dello sbarco selettivo che fa inorridire Bruxelles.
Piantedosi sembra voler tirare dritto proprio considerando l'offerta del porto di Marsiglia "un passo significativo verso il nostro obiettivo di un sistema europeo strutturato: adesso - dice - dovremo verificare che si prosegua su questa strada". Nessun segno di ripensamento, nonostante le contestazioni. "Ci sono ricorsi in atto, si deciderà nelle sedi competenti. L'Italia rispetta le regole", rivendica il ministro. Non abbozza neanche davanti alle critiche per lo sbarco selettivo. "Se vi volete fermare all'esegesi di espressioni burocratiche, fate pure ma non accettiamo lezioni sul rispetto dei diritti".
Le prossime mosse del governo saranno naturalmente condizionate dal verdetto dei giudici del Tar ma è facile prevedere che, così come accaduto anche con il precedente governo, rigorose ispezioni della Capitaneria di porto di Catania dopo lo sbarco di tutti i migranti potrebbero portare ad un lungo fermo amministrativo per la Humanity 1 e la Geo Barents, decimando la flotta umanitaria (già priva da mesi della Sea Watch 3 bloccata a Reggio Calabria) e lasciando sguarnito il Mediterraneo dove al momento non c'è più nessuna nave Ong.