Politica

Decreto Rave, marcia indietro a metà del governo. Ma Fi propone un emendamento che modifica la "Spazzacorrotti"

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ansa)
L'emendamento di palazzo Chigi blocca le 90 richieste di modifica già presentate tra cui le 14 del forzista Zanettin che chiede il depotenziamento della legge voluta dall'ex Guardasigilli Bonafede
2 minuti di lettura

Solo mezzo "colpo di spugna" sul decreto Rave. Da parte dello stesso governo. Che al Senato vuole superare così i 90 emendamenti presentati tra maggioranza e opposizione, tra cui soprattutto i 14 di Forza Italia che di fatto aprono una falla nel governo stesso. Ed ecco che palazzo Chigi si fa avanti con un suo emendamento. Fermo, al momento, alla bollinatura della Ragioneria generale. Che ha la priorità su tutti gli altri. E che di fatto li cancella costringendo i partiti a "sub-emendare" quello governativo. Che però non rappresenta una piena marcia indietro rispetto al testo contestato duramente da tutti i giuristi a partire dal 31 ottobre, quando è stato pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale" dopo il via libera del Qurinale.

La manovra è tutta politica. Viminale e Giustizia, con Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, si muovono per evitare che sia Forza Italia a intestarsi la nuova versione del decreto. Ma al contempo evitano l'evidente crisi del governo proprio sul primo decreto della premier Meloni presentato da lei stessa come la mossa di uno "Stato che non si fa mettere i piedi in testa". Anche se la stessa maggioranza ammette che il decreto è stato scritto troppo in fretta, e male.

Che cosa cambia

Ma cosa cambia in concreto? Dopo le bacchettate di magistrati e giuristi, anche nelle audizioni nella commissione Giustizia del Senato, il testo del nuovo articolo 434-bis del codice penale, che disciplina "occupazioni abusive e raduni illegali", esordisce con la formula classica "Chiunque organizza ...". E saranno proprio gli "organizzatori" e non i "partecipanti" a rispondere del reato.

Ma il governo mantiene la pena da 3 a 6 anni per chi partecipa ai rave party. E quindi resta la possibilità di fare intercettazioni sui partecipanti. Bocciando proprio la principale richiesta di Forza Italia che con il capogruppo Pierantonio Zanettin ne chiedeva la riduzione da 2 a 4 anni. Lo stesso vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto si era speso in più di una dichiarazione per il no agli ascolti. Scompare anche il numero minimo di persone presenti al raduno, che erano 50 nella versione originaria. E l'articolo 434-bis non dovrebbe entrare più nel codice delle leggi antimafia.

Le modifiche del governo erano di fatto "anticipate" da quelle proposte dalla presidente della commissione Giustizia del Senato, nonché relatrice sul decreto, Giulia Bongiorno. Che chiede una maggiore tipizzazione del reato, cioè una condotta più specifica, e non così generica. Quindi raduni o manifestazioni musicali comunque collegate allo spaccio e con concreti pericoli per l'ordine pubblico. Anche Bongiorno mantiene la stessa pena, quindi anche le intercettazioni, ma cancella il numero dei 50 partecipanti, e l'articolo 434-bis non viene inserito nel codice antimafia.

La modifica della Spazzacorrotti

Spetterà alla stessa Bongiorno e al presidente del Senato Ignazio Larussa il vaglio di ammissibilità sugli emendamenti. E un concreto rischio di "inammissibilità" c'è per quelli più tranchant di Pierantonio Zanettin. Perché il capogruppo di Fi in commissione Giustizia ripropone la legge Pecorella sull'appello, e cioè niente possibilità di presentarlo per il pm che "perde" il processo. Legge già bocciata dalla Consulta. E non solo. Zanettin interviene anche sulla legge Spazzacorrotti dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede perché cancella tutti i reati contro la Pubblica amministrazione dalle norme rigide sull'ergastolo ostativo. Forse solo questa seconda proposta potrebbe entrare, ma non certo - per giunta per decreto legge - lo stop all'appello del pm.

E Zanettin rade a zero il decreto Rave. Solo "manifestazione con musica e spaccio" e con cento, e non 50 persone. Pena da 2 a 4 anni, quindi niente intercettazioni. In sintonia con l'opposizione, viste le proposte di Azione e Italia viva. Stop "all'obbrobrio scritto dal governo" dice Enrico Costa. Al suo posto solo "un illecito amministrativo che offre alle forze di polizia la facoltà di ordinare lo sgombero e la confisca del materiale utilizzato per commetterla". Stop insomma al "pugno duro per dare un segnale di rigore".

Dal Pd, con Anna Rossomando, arriva "un emendamento soppressivo per abrogare le norme liberticide" del decreto perché, dice la responsabile Giustizia, "non c'è nessuna toppa che le possa migliorare". Ovviamente il M5S si scatena contro Zanettin. E le capogruppo pentastellate Valentina D'Orso e Ada Lopreiato parlano di "colpo al cuore alla legge Spazzacorrotti" e di "un nuovo tentativo di fuga dal processo" con lo stop all'appello del pm. 

Netto lo stop di Giuseppe Conte: "Nella maggioranza di Meloni hanno in mente un Paese al contrario: praterie per l'illegalità e tagli ai sostegni per chi non ha niente. Non possiamo permetterlo". 

I commenti dei lettori