Primo passo per l’Autonomia delle Regioni. La Lega esulta, freddezza di Forza Italia
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliROMA - Il percorso è ancora lungo ma il primo tassello è posto e per la Lega è un giorno di festa: il Consiglio dei ministri infatti dà il via libera al ddl autonomia a cui ha lavorato Roberto Calderoli. Dopo le modifiche limate fino all’ultimo, il testo passa all’unanimità. Secondo il ministro, l’approvazione della legge può arrivare entro fine anno "e a inizio 2024 potremo cominciare a valutare le richieste di autonomia" delle Regioni su singole materie. Ma i passaggi necessari sono numerosi e su più livelli: Silvio Berlusconi già dice che in Parlamento la riforma «potrà essere ulteriormente migliorata». Ma il primo passaggio in Cdm è quanto basta per permettere al Carroccio di alzare la bandiera, a dieci giorni dal voto in Lombardia.
"Puntiamo a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa", dichiara la presidente del Consiglio…
ROMA - Il percorso è ancora lungo ma il primo tassello è posto e per la Lega è un giorno di festa: il Consiglio dei ministri infatti dà il via libera al ddl autonomia a cui ha lavorato Roberto Calderoli. Dopo le modifiche limate fino all’ultimo, il testo passa all’unanimità. Secondo il ministro, l’approvazione della legge può arrivare entro fine anno "e a inizio 2024 potremo cominciare a valutare le richieste di autonomia" delle Regioni su singole materie. Ma i passaggi necessari sono numerosi e su più livelli: Silvio Berlusconi già dice che in Parlamento la riforma «potrà essere ulteriormente migliorata». Ma il primo passaggio in Cdm è quanto basta per permettere al Carroccio di alzare la bandiera, a dieci giorni dal voto in Lombardia.
"Puntiamo a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa", dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rassicurando chi teme uno sbilanciamento in favore del Nord. "È un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi. La fissazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, in questi anni mai determinati, è una garanzia di coesione e unità". Per il presidente del Veneto Luca Zaia l’approvazione in Cdm "è una bellissima notizia che fa di oggi una giornata storica. Diamo corso alla volontà dei Padri costituenti e ai dettami della modifica del titolo quinto".
Matteo Salvini subito dopo l’ok manda un messaggio nelle chat di partito: "Nuova promessa mantenuta". E Calderoli, in una conferenza stampa con i ministri Elisabetta Casellati e Raffaele Fitto ma senza Meloni, esulta: "Avremo un’Italia ad alta velocità". Nel 2017 in Lombardia e Veneto le giunte leghiste avevano promosso il referendum autonomista: "Finalmente diamo loro una prima risposta», ricorda il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Più freddi i commenti dalle fila di FdI e di Forza Italia, che tiene a precisare che il disegno è stato ammorbidito. "Grazie al nostro decisivo contributo non ci saranno cittadini di serie A e B"», dichiara Berlusconi. E ancora: «Questo è l’avvio di un percorso che dovrà essere condiviso in Parlamento e che potrà ritenersi concluso solo dopo la definizione dei Lep e il loro effettivo finanziamento".
Al contempo si prepara un agguerrito fronte di opposizione a un disegno che "spacca l’Italia in due", per dirla con le parole del rossoverde Angelo Bonelli. In casa Pd tutti i candidati alla segreteria promettono le barricate. Annuncia una "mobilitazione" Stefano Bonaccini che pure da presidente dell’Emilia-Romagna in passato aveva aperto all’opportunità di chiedere e ottenere maggiori deleghe (e risorse) dallo Stato. Con un po’ di veleno Gianni Cuperlo sottolinea che "il titolo V venne votato dal centrosinistra pensando a quel modo di sgambettare il federalismo-secessionismo leghista: da ora in poi evitiamo di offrire alla destra l’occasione di fare danni". Mentre Elly Schlein reputa "opportuno che le Regioni del Sud e quelle guidate dal Pd chiedano una convocazione urgente della Conferenza Stato-Regioni".
Anche i 5 Stelle — primo partito al Sud alle politiche — promettono un’opposizione dura: "La patriota Meloni paga a Salvini la tassa per tenerlo in maggioranza, svende l’unità d’Italia per qualche punto percentuale in più alle regionali: dobbiamo contrastare questo progetto soprattutto su scuola e sanità", dichiara Giuseppe Conte. Maurizio Landini, dalla Cgil, sostiene che il ddl Calderoli "va contro il Paese". Michele Emiliano e Vincenzo De Luca, presidenti di Puglia e Campania, si dicono pronti a mettersi di traverso. "Ci indigna profondamente questo voler fare l’autonomia differenziata prima delle elezioni in Lombardia", chiosa il primo. Se l’assist della coalizione per Salvini avrà funzionato lo si scoprirà tra dieci giorni, quando appunto la Lombardia (e il Lazio) andranno al voto.