✕

“Sanremo ricordi le foibe”. Sangiuliano fa la scaletta e la Rai si adegua in corsa

All’appello della destra si associa anche il Terzo polo. Scontro sulla performance di Fedez: “Comunista col rolex”
2 minuti di lettura

Sono solo canzonette se c’è da ospitare sul palco dell’Ariston l’intervento del presidente ucraino Volodymir Zelensky: giudicato da Matteo Salvini "fuori luogo in un contesto di musica popolare, svago, gioia, paillettes e luci". Ma quando invece c’è da celebrare un anniversario sempre caro alla destra, ora di governo, lo spartito cambia radicalmente: Sanremo diventa la vetrina giusta per ricordare le vittime del regime comunista di Tito, bisogna trovare lo spazio, offrire un microfono, rendere omaggio alla memoria. È la doppia morale del sovranismo tricolore: pronto ad attaccare una kermesse canora ritenuta troppo di sinistra — prova ne sarebbe l’orazione civile di Roberto Benigni a difesa della Costituzione — ma altrettanto lesto a utilizzarla per le proprie campagne.


È l’idea revanchista del ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano, che dopo aver affibbiato a Dante Alighieri la patente di &q…

Sono solo canzonette se c’è da ospitare sul palco dell’Ariston l’intervento del presidente ucraino Volodymir Zelensky: giudicato da Matteo Salvini "fuori luogo in un contesto di musica popolare, svago, gioia, paillettes e luci". Ma quando invece c’è da celebrare un anniversario sempre caro alla destra, ora di governo, lo spartito cambia radicalmente: Sanremo diventa la vetrina giusta per ricordare le vittime del regime comunista di Tito, bisogna trovare lo spazio, offrire un microfono, rendere omaggio alla memoria. È la doppia morale del sovranismo tricolore: pronto ad attaccare una kermesse canora ritenuta troppo di sinistra — prova ne sarebbe l’orazione civile di Roberto Benigni a difesa della Costituzione — ma altrettanto lesto a utilizzarla per le proprie campagne.


È l’idea revanchista del ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano, che dopo aver affibbiato a Dante Alighieri la patente di "fondatore del pensiero di destra in Italia", ha deciso di far suonare un’altra musica pure a Sanremo. "Il 10 febbraio è la giornata dedicata al ricordo dell’orrore delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata", esordisce a metà pomeriggio. "Credo che sarebbe un gesto importante se il Festival dedicasse un momento", questa sera, ai massacri consumati sul confine orientale. "Per non dimenticare tutti gli italiani e le italiane che persero la vita nelle Foibe o che furono costretti a fuggire dalle proprie case e dalla propria terra", insiste Sangiuliano. Unendosi al coro dei parlamentari meloniani che fin dal mattino, con tono d’imperio, avevano intimato ai vertici della Tv pubblica di inserire in scaletta l’omaggio ai caduti per mano titina.

Con gli alleati subito allineati: "Basta negazionismi", la protesta del forzista Maurizio Gasparri: "L’Anpi sottoscriva il nostro appello e chieda che anche la Rai celebri questa ricorrenza". Un pressing che finisce per contagiare anche il Terzo Polo: "Sarebbe bene se a Sanremo fosse ricordata la tragedia delle Foibe, troppo a lungo dimenticata o trasformata in bandiera ideologica", si associa Raffaella Paita, capogruppo del Terzo polo al Senato.


Palpabile l’imbarazzo nei dintorni dell’Ariston, dove si cerca subito di correre ai ripari. Il governo è l’azionista della Rai, le sue istanze non possono essere ignorate. "Ci sono tanti temi cruciali e nessuno è meno importante di un altro. Vedremo cosa fare", si barcamena Amadeus in conferenza stampa. Fino a sera, quando ogni esitazione scompare: "Stiamo cercando di capire qual è la formula migliore, quel che è certo è che il ricordo delle Foibe ci sarà", rivela un dirigente del Servizio pubblico presente sul campo. Perché non è vero che sono solo canzonette: Sanremo non è mai stato più politico di così. Come pure dimostrano le polemiche scatenate dal freestyle al vetriolo di Fedez contro il viceministro Galeazzo Bignami e la foto — strappata platealmente sul palco — in cui l’esponente di FdI compariva vestito da nazista. "A nome della Rai e in maniera molto netta mi dissocio dagli attacchi personali che la performance di Fedez ha rappresentato, soprattutto nella gestualità, che può fare molto male", ha preso le distanze il direttore dell’Intrattenimento Stefano Coletta.

Mentre il partito di Giorgia Meloni s’è abbandonato agli anatemi. "Fedez si è autodefinito da solo con il titolo di un suo famoso disco, 'Comunisti col rolex'. Trovo inopportuno che una sede pop come il Festival di Sanremo venga utilizzata per fare della propaganda antigovernativa", la censura Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura alla Camera. Che se la propaganda fosse stata governativa allora sì: sarebbe stata tutta un’altra musica.