Meloni ora teme il boomerang ma difende lo stop alle cessioni: "I ministri FI lo hanno votato"
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoROMA - Sa che Silvio Berlusconi non le regalerà nulla. E che medita di attaccare Palazzo Chigi sposando la battaglia a favore del Superbonus. Il Cavaliere non accetta lo stop alla cessione dei crediti e vorrebbe salvare uno strumento considerato salvifico per l'edilizia. "E noi invece dobbiamo chiudere questo capitolo - detta la linea in privato Giorgia Meloni - come abbiamo fatto con il Reddito di cittadinanza". Significa aprire a un briciolo di progressività, in modo da aiutare le imprese. Significa valutare qualche eccezione mirata per sedare chi protesta. Ma ribadendo comunque la fine delle cessioni dei crediti del Superbonus per il futuro. E se il partito di Arcore dovesse insistere, minacciare, boicottare, la presidente del Consiglio ha già pronta la replica, elaborata nelle ultime ore, che suona così: "I ministri di Forza Italia hanno votato compattamente per il decreto, non vedo cosa possa obiettare adesso Berlusconi". Cronac…
ROMA - Sa che Silvio Berlusconi non le regalerà nulla. E che medita di attaccare Palazzo Chigi sposando la battaglia a favore del Superbonus. Il Cavaliere non accetta lo stop alla cessione dei crediti e vorrebbe salvare uno strumento considerato salvifico per l'edilizia. "E noi invece dobbiamo chiudere questo capitolo - detta la linea in privato Giorgia Meloni - come abbiamo fatto con il Reddito di cittadinanza". Significa aprire a un briciolo di progressività, in modo da aiutare le imprese. Significa valutare qualche eccezione mirata per sedare chi protesta. Ma ribadendo comunque la fine delle cessioni dei crediti del Superbonus per il futuro. E se il partito di Arcore dovesse insistere, minacciare, boicottare, la presidente del Consiglio ha già pronta la replica, elaborata nelle ultime ore, che suona così: "I ministri di Forza Italia hanno votato compattamente per il decreto, non vedo cosa possa obiettare adesso Berlusconi". Cronaca, ma anche sfida agli equilibri interni agli azzurri.
È la vigilia della missione a Kiev. Un viaggio che si concretizzerà entro le prossime 72 ore. Carico di significato per la presidente del Consiglio, che porterà a Volodymyr Zelensky la promessa di nuovo sostegno militare. Il problema è che in patria i dossier incastrati si moltiplicano. Le spine, ancora una volta, arrivano dal mondo berlusconiano. E d'altra parte, da due decadi il Cavaliere loda l'effetto benefico del mattone ripetendo allo sfinimento lo slogan: "Quand le bâtiment va, tout va".
E però, una cosa sono i rapporti di forza nella maggioranza, altro gli effetti sull'opinione pubblica. La stretta imposta da Giancarlo Giorgetti è stata governata assieme a Palazzo Chigi. E la Lega difficilmente salirà sulle barricate insieme a Forza Italia. Ma il messaggio, teme Meloni, non è stato costruito con la giusta attenzione e va plasmato in modo da evitare che diventi un boomerang. Potrebbe correggere la rotta comunicativa già nelle prossime ore. Rispolverando gli "appunti di Giorgia", l'arma già utilizzata - non sempre con successo - per gestire alcuni momenti di crisi, dallo scontro sul Pos a quello sulle accise. L'idea è spiegare agli italiani l'inevitabilità di una decisione assunta in passato da altre forze politiche "inseguendo un consenso facile". Significa condannare chi ha giocato alle spese irresponsabili, generando voragini nei conti. "Questa fase è finita".
A dire il vero tutte le principali forze politiche, compreso il centrodestra - e inclusi i Fratelli d'Italia - avevano bloccato in passato ogni tentativo di correggere il Superbonus. Sparando su Mario Draghi, che in solitaria denunciava uno strumento considerato devastante per le casse dello Stato e terreno fertile per molti truffatori. Adesso, però, Meloni deve confrontarsi con la realtà. Ed è costretta a deludere gli alleati.
L'idea è quella di agire su due binari. Da una parte, chiarendo che non c'è futuro per un meccanismo che non ha funzionato, cancellando l'opzione della cessione del credito (lo stop è già in vigore dal 17 febbraio). Dall'altra, Palazzo Chigi prova a costruire le condizioni per sbloccare i crediti per i progetti già deliberati, che sono incagliati da mesi e zavorrano le imprese. Lo scambio con le banche, potrebbe tradursi così: serve uno sforzo importante ma circoscritto, perché dopo questo decreto il Super bonus - così come l'abbiamo conosciuto - non sopravviverà a se stesso. È la tesi del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che da settimane ripete a tutti: "Dobbiamo trovare un meccanismo per cui le banche possano trovare un qualche interesse a prendersi questi crediti senza che questo mandi all'aria i conti pubblici. Vale diverse decine di miliardi e non può essere che a pagarli sia lo Stato".
Non è detto che basti. Perché il risentimento di Berlusconi - mortificato anche sul fronte internazionale dal Ppe e infuriato per la sponda politica che da mesi Meloni garantisce a Manfred Weber - fatica a restare negli argini della convivenza serena tra partner. E poi perché le posizioni del passato tornano a bussare al portone di Palazzo Chigi. Gira un video in cui la premier, in piena campagna elettorale, si diceva "sempre dalla parte delle imprese e dei cittadini onesti" e prometteva: "Pronti a tutelare i diritti del Superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie". Al di là del merito, si tratta di un messaggio devastante che vola sui social. "Dobbiamo spiegare questa storia - è la linea - prima che diventi un boomerang".