Superbonus, scontro in maggioranza sul decreto. E il governo apre alle modifiche
di Aldo Fontanarosa , di Aldo FontanarosaROMA - E adesso Forza Italia diffida il governo Meloni, di cui pure è socio fondatore. Quando il decreto che affonda il Superbonus edilizio, bloccando la cessione dei crediti, arriverà alle Camere per la conversione in legge, Palazzo Chigi non dovrà porre la fiducia. "Le modifiche parlamentari al testo", avverte il forzista Giorgio Mulè, "non sono necessarie, sono indispensabili".
Nel centrodestra si apre dunque una crepa lunga, sinistra. E Fratelli d'Italia - che pure difende il decreto del 16 febbraio - apre a una correzione di rotta. L'obiettivo di FdI è salvaguardare i due pilastri della riforma. Per i lavori agevolati dal Superbonus e dagli altri bonus edilizi non saranno più possibili lo sconto in fattura e la cessione del credito.
ROMA - E adesso Forza Italia diffida il governo Meloni, di cui pure è socio fondatore. Quando il decreto che affonda il Superbonus edilizio, bloccando la cessione dei crediti, arriverà alle Camere per la conversione in legge, Palazzo Chigi non dovrà porre la fiducia. "Le modifiche parlamentari al testo", avverte il forzista Giorgio Mulè, "non sono necessarie, sono indispensabili".
Nel centrodestra si apre dunque una crepa lunga, sinistra. E Fratelli d'Italia - che pure difende il decreto del 16 febbraio - apre a una correzione di rotta. L'obiettivo di FdI è salvaguardare i due pilastri della riforma. Per i lavori agevolati dal Superbonus e dagli altri bonus edilizi non saranno più possibili lo sconto in fattura e la cessione del credito.
La revisione Eurostat
Misure - dice Tommaso Foti, capogruppo alla Camera - "che rappresentavano una bomba ad orologeria" per i conti dello Stato. Dopo una revisione di Eurostat, ha spiegato il ministro Giancarlo Giorgetti, il peso di quei crediti si sarebbe scaricato sul deficit degli anni passati ma anche di quest'anno, togliendo al governo ogni margine per finanziare altre misure.
Eppure qualcosa bisognerà concedere a Forza Italia che non voterà un testo blindato in Parlamento; alle opposizioni che preparano l'ostruzionismo; ai sindacati che già contano la moria di posti di lavoro nell'edilizia.
La legge del 1999
Alfredo Antoniozzi parla di "cartolarizzazione dei crediti". Il deputato di Fratelli d'Italia intende dire, probabilmente, che il governo incentiverà una strategia di cartolarizzazione già oggi possibile perché regolata dalla legge del 1999. Queste operazioni hanno preso forma nel 2021 e poi nel 2022, ai primi scricchiolii del meccanismo del Superbonus.
Uno schema di gioco prevede che l'impresa edilizia, titolare di un credito da Superbonus, lo venda a una banca. Le vendite, di norma, avvengono a sconto. L'impresa cioè incassa subito una cifra sicura, ma ben più bassa rispetto al valore del credito. A quel punto, la banca rivende il credito a una "società veicolo", che lo impacchetta in un prodotto finanziario, infine proposto al mercato degli investitori. A volte i prodotti sono diversi per livello di rischio. Così le cartolarizzazioni.
Un incentivo mignon
Altra soluzione, che arriva da Forza Italia, prevede il varo di un Superbonus ridotto nelle dimensioni - un incentivo mignon - che sarebbe all'80%. L'economista Luigi Marattin, oggi deputato del Terzo Polo, ha una sua ricetta alternativa. Suggerisce di spostare dal 17 febbraio al 30 marzo la scadenza entro cui ottenere la Cilas (è la Comunicazione di inizio lavori, il titolo abilitativo che snellisce le procedure del Superbonus).
"In questo modo", spiega, "chi aveva già programmato i lavori potrà usufruire del regime che lo Stato gli ha promesso". Marattin consiglia anche di aiutare le banche, autorizzandole "a compensare i crediti che hanno in pancia con gli F24 della clientela".
Un pacchetto di correttivi al decreto, organico e digeribile, dovrà essere definito praticamente ora. Già domani, alle 17.15, busseranno al portone di Palazzo Chigi tutte le categorie impattate dalle norme della discordia.
In prima battuta, l'invito del governo ha raggiunto i presidenti dell'Ance Brancaccio, di Confindustria Bonomi, di Confedilizia Spaziani Testa, di Confapi Camisa e di Alleanza Cooperative, Gardini. Subito dopo, l'esecutivo ha coinvolto anche gli artigiani di Cna e Confartigianato. E vedrà anche i vertici di Abi, Cdp e Sace.
Conte via Zoom
Intanto le opposizioni fanno fronte comune. Giuseppe Conte, via Zoom, convoca i parlamentari M5S per organizzare una trincea contro il decreto "vergogna". Non è vero - è la tesi - che i bonus edilizi abbiano prodotto un buco da 110 miliardi, come sostiene il governo.
Il Pd rilancia il video pubblicato sul sito di Repubblica che mostra Giorgia Meloni, il 17 settembre, in campagna elettorale, promettere alle aziende massima tutela dei diritti e continuità nelle norme. "Invece cambia le regole dalla sera alla mattina a rischio di innescare gravi tensioni sociali", denuncia il deputato Vincenzo Amendola. Il decreto dovrà cambiare, il governo sembra prenderne già atto.