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Tajani in missione all’Onu: potete fidarvi di noi sulla guerra in Ucraina

Antonio Tajani all'Onu
Antonio Tajani all'Onu (afp)
Il ministro degli Esteri a New York presenta i piani italiani su grano e nucleare a Zaporizhzhya. Domani vede Blinken
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NEW YORK - Parla a braccio, regala battute, passa dall’inglese allo spagnolo, dalle Nazioni Unite alla Roma imperiale. Antonio Tajani accenna sorrisi e si concede ai selfie, nonostante la stanchezza del tour de force che lo porta in poche ore all’incontro con la comunità italoamericana, i finanzieri di Wall Street, gli studenti dell’Università di New York e poi alle Nazioni Unite, prima di un gala serale all’Harvard Club. In questo viaggio ufficiale negli Stati Uniti, primo esponente del governo Meloni, c’è la missione di fondo del vicepremier e ministro degli Esteri: allontanare l’ambiguità, convincere gli americani che l’Italia non è ondivaga, nonostante le parole pro-Putin di Silvio Berlusconi.


C’è fretta di lanciare messaggi rassicuranti anche agli alleati Nato e di farlo al Palazzo di Vetro, davanti all’Assemblea generale. Tajani parla per quinto, primo rappresentante di un Paese europeo, quasi a sancire l’urgenza di sentire cosa ha da dire l’Italia. A seguire, tocca agli Usa. Il vicepremier prova a dare le sue risposte, dopo aver fatto riscrivere almeno dieci volte il testo dell’intervento. L’aggressione della Russia viene definita "illegale" e una "violazione della Carta delle Nazioni Unite", poi Tajani ribadisce che "non c’è pace senza indipendenza dell’Ucraina".

Alla vigilia aveva parlato con la premier Meloni (a cui dà del tu) e con il leader del suo partito Berlusconi (a cui continua a dare del lei). All’Onu il ministro presenta due proposte: rendere la centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhya un “santuario”, zona franca dalla guerra, e allargare il corridoio alimentare per il grano dall’Ucraina. Nella bozza dell’intervento c’è anche - ma il ministro poi non legge questo passaggio - un paragone tra Onu e Roma imperiale, con citazione del padre dell’imperatore Traiano: "Roma non è solo una città, ma un grande ideale". Come Roma "le Nazioni Unite sono patrimonio comune di valori, coesistenza pacifica e dialogo tra nazioni".


In realtà non c’è molta illusione. Usa e Russia sono distanti, ma qui contava allontanare le ombre. "Berlusconi - ribadisce Tajani a Wall Street - è uomo di pace, ha sempre votato contro la Russia". E poi: "Non siamo contro i russi, ma contro un regime". L’Italia vuole la pace, ma per cominciare serve trovare un accordo sulla centrale di Zaporizhzhya.

Da un mese l’ambasciatore Pasquale Ferrara, direttore Affari politici per la Farnesina, va a Vienna per incontrare Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Ferrara era ieri a Washington, oggi arriverà a New York e probabilmente accompagnerà domani Tajani all’incontro con il capo della diplomazia americana Antony Blinken. L’incontro viene considerato più simbolico che decisivo. I due si sono visti al vertice di Monaco sulla sicurezza, e a Munster l’anno scorso. In mezzo, almeno tre videochiamate. Si sono già detti tutto. Ma Tajani ne approfitterà per ribadire a Blinken un concetto: fidatevi dell’Italia.
 

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