Meloni non contesta i paletti del Quirinale sui balneari e dà la colpa agli alleati: “Serve più attenzione”
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Un uno-due che il governo incassa senza reagire. Giorgia Meloni abbozza, non cede neanche di un millimetro rispetto alla via intrapresa di una collaborazione istituzionale con il Quirinale, e indirizza il proprio malcontento verso gli alleati. Non è che la premier non abbia registrato il doppio segnale arrivato da Sergio Mattarella: in mattinata, la condanna alle violenze davanti al liceo fiorentino ad opera di esponenti di Azione studentesca. Nel pomeriggio, la diffusione della lettera con cui viene bocciata la proroga della proroga ai balneari. Ma l’unica risposta della presidente del Consiglio riguarda quest’ultima vicenda e arriva attraverso "fonti di Palazzo Chigi". Non è certo sopra le righe, anzi: c’è la promessa di "attenzione e approfondimento da parte del governo nel confronto con le forze parlamentari".
Nel caso dei balneari, in effetti, Fratelli d’Italia quasi si aspettava — se non addirittura a…
ROMA - Un uno-due che il governo incassa senza reagire. Giorgia Meloni abbozza, non cede neanche di un millimetro rispetto alla via intrapresa di una collaborazione istituzionale con il Quirinale, e indirizza il proprio malcontento verso gli alleati. Non è che la premier non abbia registrato il doppio segnale arrivato da Sergio Mattarella: in mattinata, la condanna alle violenze davanti al liceo fiorentino ad opera di esponenti di Azione studentesca. Nel pomeriggio, la diffusione della lettera con cui viene bocciata la proroga della proroga ai balneari. Ma l’unica risposta della presidente del Consiglio riguarda quest’ultima vicenda e arriva attraverso "fonti di Palazzo Chigi". Non è certo sopra le righe, anzi: c’è la promessa di "attenzione e approfondimento da parte del governo nel confronto con le forze parlamentari".
Nel caso dei balneari, in effetti, Fratelli d’Italia quasi si aspettava — se non addirittura auspicava — una censura da parte del Colle: la spinta verso una norma che allontana le gare per le concessioni dei lidi — in contrasto con le direttive europee — è stata di Forza Italia e Lega. In ambienti di FdI si fa notare come il ministro Raffaele Fitto si sia ritirato da una trattativa con le associazioni e con i parlamentari e che l’emendamento finale, firmato dal senatore forzista Maurizio Gasparri, non fosse stato sottoscritto dal partito di Meloni. Che però, va detto, lo ha comunque votato per evitare plateali spaccature. Il tutto alla vigilia di una competizione elettorale — quella delle Regionali — che ha invitato gli attori della maggioranza a non forzare troppo.
Diversa la questione delle violenze studentesche di Firenze: Mattarella, è un fatto, arriva con la sua censura dove l’intero governo non si era spinto. Neanche la premier ha mai preso posizione. Spiazzata dalle dichiarazioni del suo ministro, Giuseppe Valditara, che ha preferito criticare non l’aggressione dei giovani di destra ma la lettera della preside Savino sui rischi dell’indifferenza e del ritorno dei totalitarismi. Dichiarazioni, quelle del ministro, che a Meloni non sono piaciute, perché hanno alzato i toni della polemica, della contrapposizione politica che sfocia nelle piazze: proprio quello che la prima ministra — con riferimento alle manifestazioni degli anarchici — ha chiesto che si evitasse. Tanto che Valditara, difeso solo da Salvini (di cui è una sorta di ideologo), ha fatto una parziale retromarcia.
La premier che resta in silenzio si trova a subire le pressioni e le intemperanze degli alleati. Non senza un fastidio nei confronti dei compagni di viaggio che è l’unico sentimento che emerge. Perché, nei rapporti con il Colle, la linea della premier è quella di evitare qualsiasi forma di contrapposizione. E di accettare senza obiezione alcuna i moniti di Mattarella che, sin dall’inizio dell’esperienza di governo, sono stati letti da molti come indicazione della rotta da seguire. Succedeva già a fine ottobre quando, dopo i primi interventi dell’esecutivo Meloni per allentare le restrizioni anti-Covid, il Capo dello Stato avvertì solennemente: "Il virus non è sconfitto, teniamo alta la guardia".
Poco dopo, nel bel mezzo della battaglia diplomatica della Francia sui migranti, è stata una telefonata fra Mattarella e Macron a creare le condizioni per il disgelo. E durante la travagliata discussione della Finanziaria, con il dibattito aperto sull’innalzamento del tetto del contante e i limiti all’uso del Pos, il presidente della Repubblica aveva lanciato l’allarme sulla piaga dell’evasione fiscale. Persino la presenza di Mattarella a Sanremo, in un’edizione caratterizzata dalle critiche della Lega alla partecipazione di Zelensky, si è caricata di significato politico: a difesa della Costituzione e a conferma del pieno sostegno dell’Italia all’Ucraina.
Avanti così, dunque, sulla strada della “collaborazione” con il Quirinale che per Meloni rimane quella maestra. Fonti della maggioranza riferiscono che, nella vicenda balneari, ci sarebbero stati diversi contatti tra palazzo Chigi e il Quirinale prima che venisse diramata la missiva. Insomma, ancora una volta si è puntato ad evitare ogni ipotesi di conflitto istituzionale. A Meloni e ai maggiorenti del suo partito basta fare spallucce davanti ai rilievi di Mattarella e additare sottovoce le responsabilità degli alleati. La navigazione prosegue, con il “faro” del Colle.