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Pd, da Veltroni a Letta: otto segretari in quindici anni

Nessuno è riuscito a completare il mandato al Nazareno. Uno solo, Matteo Renzi, è riuscito a farsi eleggere due volte. Il mandato più lungo, quello di Pier Luigi Bersani, è durato 3 anni e 5 mesi. Quello più breve, con Maurizio Martina, si è interrotto dopo appena 4 mesi
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Otto segretari in quindici anni e mezzo di vita. Da Walter Veltroni a Enrico Letta. È la Spoon River dei leader Pd. Quasi tutti incensati col bagno di folla delle primarie e poi masticati e divorati in fretta da un partito che macina leader come il Palermo di Zamparini avvicendava gli allenatori. Nessuno è riuscito a completare il mandato al Nazareno. Uno solo, Matteo Renzi, è riuscito a farsi eleggere due volte. Il mandato più lungo, quello di Pier Luigi Bersani, è durato 3 anni e 5 mesi. Quello più breve, con Maurizio Martina, si è interrotto dopo appena 4 mesi. E ora avanti il prossimo: si vota domani, fra le 8 e le 20, per incoronare il nuovo leader. Corsa a due fra Elly Schlein e Stefano Bonaccini.

Walter Veltroni (27 ottobre 2007  - 21 febbraio 2009)

È il segretario della vocazione maggioritaria, come da manifesto del Lingotto. Si candida e stravince da sindaco di Roma. Disdetto il loft, sceglie il Nazareno com…

Otto segretari in quindici anni e mezzo di vita. Da Walter Veltroni a Enrico Letta. È la Spoon River dei leader Pd. Quasi tutti incensati col bagno di folla delle primarie e poi masticati e divorati in fretta da un partito che macina leader come il Palermo di Zamparini avvicendava gli allenatori. Nessuno è riuscito a completare il mandato al Nazareno. Uno solo, Matteo Renzi, è riuscito a farsi eleggere due volte. Il mandato più lungo, quello di Pier Luigi Bersani, è durato 3 anni e 5 mesi. Quello più breve, con Maurizio Martina, si è interrotto dopo appena 4 mesi. E ora avanti il prossimo: si vota domani, fra le 8 e le 20, per incoronare il nuovo leader. Corsa a due fra Elly Schlein e Stefano Bonaccini.

Walter Veltroni (27 ottobre 2007  - 21 febbraio 2009)

È il segretario della vocazione maggioritaria, come da manifesto del Lingotto. Si candida e stravince da sindaco di Roma. Disdetto il loft, sceglie il Nazareno come quartier generale, forse l'unico elemento di continuità con tutti i successori. Da subito, è costretto a gestire le bizze della maggioranza risicatissima del secondo governo Prodi. Quando l'esecutivo cade, corre alle elezioni anticipate quasi in solitaria: via le frange a sinistra, l'unico alleato è Antonio Di Pietro con l'Italia dei Valori. La sconfitta contro Berlusconi è netta, ma il Pd ottiene il miglior risultato di sempre alle Politiche: 33% abbondante. Prodi lascia la presidenza subito dopo. Inizia la resa dei conti interna, che si conclude con le dimissioni di Veltroni all'indomani della sconfitta alle Regionali in Sardegna di inizio 2009. Nel mezzo, la folla oceanica della manifestazione al Circo Massimo, "Salva l'Italia", contro il quarto governo del Cavaliere.

Walter Veltroni 

Dario Franceschini (21 febbraio 2009 - 7 novembre 2009)

Viene eletto dall'assemblea dem come traghettatore dopo le dimissioni di Veltroni, di cui era vice ("vice-disastro", dirà simpaticamente Renzi). Archivia il governo ombra, gestisce il partito fino alle Europee del 2009 (risultato magro, ma un po' meglio delle previsioni più nefaste: 26%). Si ricandida alle primarie contro Bersani. Perde, arriva secondo, ma poco dopo siglerà un patto col nuovo leader.

Dario Franceschini 

Pier Luigi Bersani (7 novembre 2009 - 20 aprile 2013)

Grande sponsor Massimo D'Alema, arriva in vetta con le primarie: 3 milioni di votanti, che oggi sembrano un miraggio. Digerisce la fuoriuscita di uno dei fondatori del Pd, Francesco Rutelli. Nel costruire l'alternativa di governo a Berlusconi, disegna la strategia del "doppio cerchio": alleanza stretta con la sinistra e l'Idv e una più blanda con l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Quando il governo del Pdl va in crisi, accetta il tecnico Monti. Renzi in ascesa gli dà filo da torcere alle primarie di coalizione di fine 2012, ma Bersani la spunta. Campagna elettorale da forza tranquilla, un po' da premier in pectore, ma il risultato è un tonfo: Pd al 25%, alla pari col M5S. Niente maggioranza in Parlamento. Si dimette dopo i 101 franchi tiratori che affossano Prodi al Quirinale.

Pier Luigi Bersani 

Guglielmo Epifani (11 maggio 2013 - 15 dicembre 2013)

L'ex segretario della Cgil, appena eletto alla Camera nelle file del Pd, gestisce il partito fino all'incoronazione, iper annunciata, di Renzi.

Guglielmo Epifani 

Matteo Renzi (15 dicembre 2013 - 19 febbraio 2017 e 7 maggio 2017  - 12 marzo 2018)

Il rottamatore si prende il partito a fine 2013, prima di Natale. Dice subito a Enrico Letta di stare sereno e a febbraio infatti gli soffia Palazzo Chigi. Nel 2014, centra alle Europee il miglior risultato del Pd: 40,8%. Alla conferenza stampa post trionfo non si fa vedere e manda avanti la squadra. I nemici interni glissano, ma poco dopo cominciano a farsi sotto. Cresce la fronda contro il Giglio magico. Il referendum costituzionale perso a dicembre 2016 segna lo spartiacque. Renzi lascia il timone del governo e il Nazareno. Tre mesi dopo si ricandida alla guida del partito. È scissione. L'ala sinistra di D'Alema, Bersani e Speranza si fa un partito per conto suo. Renzi rivince le primarie nel 2017, ma nemmeno un anno dopo suona il gong definitivo, dopo il tracollo alle Politiche del 2018. Un anno dopo ancora, se ne va lui: nasce Italia Viva.

Matteo Renzi 

Maurizio Martina (7 luglio 2018 - 17 novembre 2018)

È il segretario col mandato più corto. Dopo quattro mesi da reggente, l'assemblea del Pd lo elegge leader. Di quella fase si ricorda soprattutto la segreteria riunita in quel di Tor Bella Monaca, periferia della Capitale, con un drappello di dirigenti che si persero causa pulmino sprovvisto di navigatore. Lascia quando vengono indette le primarie, a cui si candida, ma vanno male. Vince la sinistra con Nicola Zingaretti. Due anni dopo mollerà anche l'incarico da deputato, direzione Fao, poltrona da vicedirettore.

Maurizio Martina 

Nicola Zingaretti (17 marzo 2019  - 14 marzo 2021)

È il segretario dell'asse giallorosso. Non da subito: dopo avere vinto le primarie, battaglia per sette mesi col governo grillo-leghista. Poi però, all'inizio malvolentieri, sostiene il secondo governo di Giuseppe Conte, che diventa "punto di riferimento fortissimo dei progressisti". Subisce senza grossi danni la scissione di Italia Viva, ma lascia subito dopo l'insediamento di Mario Draghi, dopo avere dichiarato che Conte era l'unico nome del Pd per il governo.

Nicola Zingaretti 

Enrico Letta (14 marzo 2021 - in carica)

È il leader del campo largo, poi naufragato. Tutto il mandato impegnato a cementare un'alleanza che tenesse insieme il M5S fino a Calenda. Blinda il partito nella linea atlantista pro-Ucraina. Vince le elezioni amministrative del giugno 2022. Il giocattolo si rompe con le dimissioni del governo Draghi: esclude l'alleanza con il M5S co-responsabile dello strappo. Abbraccia Calenda, che poi si ritrae. Della corsa alle Politiche rimarranno i manifesti in rosso e nero, con la scritta "Scegli". Ma per il Pd il tonfo elettorale è pesantissimo. Il partito arranca al 19%, lontanissimo da FdI. Dimissioni inevitabili, ma dilazionate fino alle primarie per eleggere il leader del "Nuovo Pd". Sperando che duri di più.

Enrico Letta (ansa)