Se Meloni scivola sul "porto sicuro"
di Carmelo Lopapa , di Carmelo LopapaNelle stesse ore in cui il capo dello Stato prega davanti alle bare, portando il cordoglio di un intero Paese nella latitanza del governo, Meloni parla dall'altro capo del mondo. Lo fa nella sua visita di Stato a New Delhi, evitando accuratamente qualsiasi cenno alla tragedia dei migranti nel mare di Cutro. Non ha evitato con altrettanta destrezza invece la più imprudente e sgrammaticata delle metafore, nel descrivere al cospetto di Modi la missione dei capi di governo in questa fase piuttosto critica.
"Stiamo affrontando una tempesta terribile che rende difficile la navigazione delle nostre navi con il timore dei marinai, anche più esperti, che devono prendere decisioni rapide con la responsabilità dell'equipaggio …
Nelle stesse ore in cui il capo dello Stato prega davanti alle bare, portando il cordoglio di un intero Paese nella latitanza del governo, Meloni parla dall'altro capo del mondo. Lo fa nella sua visita di Stato a New Delhi, evitando accuratamente qualsiasi cenno alla tragedia dei migranti nel mare di Cutro. Non ha evitato con altrettanta destrezza invece la più imprudente e sgrammaticata delle metafore, nel descrivere al cospetto di Modi la missione dei capi di governo in questa fase piuttosto critica.
"Stiamo affrontando una tempesta terribile che rende difficile la navigazione delle nostre navi con il timore dei marinai, anche più esperti, che devono prendere decisioni rapide con la responsabilità dell'equipaggio e della nave. Loro possono fare la differenza ed è questa la scelta che noi leader abbiamo dinanzi: affrontare le turbolenze per guidare le navi in un porto sicuro".
Pronuncia proprio queste parole la presidente del Consiglio, senza pensarci due volte. Senza nemmeno rileggere un istante prima e correggere il testo che - si spera, a questo punto - un ghost writer impazzito e beffardo le avrà preparato: "Guidare le navi in un porto sicuro". Esattamente quel che le motovedette italiane avrebbero dovuto fare nel mare in tempesta davanti alle coste calabresi, nella notte più buia. Se solo la catena di comando avesse risposto al buon senso e non ai dogmi ottusi dei porti chiusi e dell'ordine a discapito della vita.
Ci ha pensato dunque il presidente della Repubblica a offrire le scuse silenziose di quella che l'assente Giorgia Meloni ama chiamare Nazione. Certo, si dirà, era andato lì il suo ministro dell'Interno Piantedosi, all'indomani della tragedia. Ma giusto per scaricare le responsabilità sulle vittime e sulla loro incoscienza. La premier invece ha lasciato trascorrere tre lunghi giorni, quelli che hanno preceduto la sua partenza per l'India, prima di decidere se andare o non andare. Alla fine non ha avvertito l'opportunità, la necessità, ma nemmeno la pietas cristiana a lei tanto cara per convincersi a raggiungere la spiaggia sulla quale si è arenato un pezzo della dignità di questo Paese.