I manifestanti di Cutro: "I peluche contro il governo? Uno schiaffo morale a chi neanche si è inginocchiato davanti alle bare"
dalla nostra inviata Chiara Spagnolo , dalla nostra inviata Chiara SpagnoloCUTRO - "I peluche rappresentavano l’innocenza dei bambini che stavano arrivando in Italia sul barcone naufragato il 26 febbraio, ai quali il mare ha portato via il diritto di continuare a giocare. Lanciarli contro i ministri arrivati a Cutro era il nostro modo per dire che da loro ci si aspettava un gesto di pietà e invece hanno fatto solo un’inutile passerella". Pino Greco è un veterano di mille battaglie, dai consigli di fabbrica della Pertusola (la più grande industria della Calabria, chiusa dal 1999) alle manifestazioni contro la ‘ndrangheta, che in questo pezzo di Calabria è asfissiante più dei veleni delle fabbriche dismesse. Il 9 marzo era a Cutro a protestare contro il governo, lanciando appunto dei peluche contro le auto blu a bordo delle quali passavano la premier Giorgia Meloni e i suoi ministri.
A chi è venuta questa idea e perché?
"All’Usb e a 'Fabbrikando l’av…
CUTRO - "I peluche rappresentavano l’innocenza dei bambini che stavano arrivando in Italia sul barcone naufragato il 26 febbraio, ai quali il mare ha portato via il diritto di continuare a giocare. Lanciarli contro i ministri arrivati a Cutro era il nostro modo per dire che da loro ci si aspettava un gesto di pietà e invece hanno fatto solo un’inutile passerella". Pino Greco è un veterano di mille battaglie, dai consigli di fabbrica della Pertusola (la più grande industria della Calabria, chiusa dal 1999) alle manifestazioni contro la ‘ndrangheta, che in questo pezzo di Calabria è asfissiante più dei veleni delle fabbriche dismesse. Il 9 marzo era a Cutro a protestare contro il governo, lanciando appunto dei peluche contro le auto blu a bordo delle quali passavano la premier Giorgia Meloni e i suoi ministri.
A chi è venuta questa idea e perché?
"All’Usb e a 'Fabbrikando l’avvenire', l’associazione di cui faccio parte. Tutto è iniziato la sera dell’8 marzo, quando lo Stato stava per commettere un’ulteriore violenza contro i parenti delle vittime, preparando il trasferimento delle salme prima del Consiglio dei ministri. Mamme, fratelli, figli si sono seduti per terra davanti al palazzetto di Crotone, bloccando la strada, e noi ci siamo seduti insieme a loro. Quella sera stessa si è saputo che l’indomani sarebbero arrivati i ministri a Cutro e abbiamo deciso di indire una manifestazione di protesta per fare sentire la voce di una Calabria che non vuole fare le passerelle".
Perché portare proprio i peluche?
"Perché prima li abbiamo visti sulla spiaggia, nelle ore terribili dopo il naufragio, insieme ad altri giocattoli, ai biberon, a tanti oggetti che testimoniavano la presenza dei bambini a bordo. E poi li abbiamo rivisti qui al Palamilone, su questa inferriata trasformata in altare dei ricordi, dove tanti calabresi hanno portato fiori e testimonianze di solidarietà. I rappresentanti del governo, invece, da qui non ci sono proprio passati nonostante siano atterrati all’aeroporto di Crotone che dista pochi chilometri. Tirargli i peluche contro è stato un modo per dare uno schiaffo morale a chi non ha avuto la dignità di venire a inginocchiarsi davanti a queste bare".
I peluche ci saranno anche alla manifestazione dell'11 marzo?
"Ci saranno i nostri striscioni, le nostre voci. Abbiamo aderito in tanti ma non vorrei che fosse solo l’apice di uno sfogatoio e il giorno dopo finisse tutto. Il mio rammarico è che bisognava essere più presenti il 9 marzo a Cutro e gridare la nostra rabbia contro i ministri. Perché l'11 marzo ci sarà in piazza un’Italia giusta, civile, che viene qui sul luogo della tragedia, ma non ci sarà il governo da cui farci sentire".