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Caso Cospito, Donzelli ritratta e il Giurì d’onore lo assolve: “Nessuna offesa al Pd”

Giovanni Donzelli 

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Alla Camera il presidente Sergio Costa (M5S) ha letto le conclusioni della relazione che discolpano l'esponente di FdI che aveva accusato quattro deputati dem di stare dalla parte dei terroristi per essere andati a trovare l'anarchico nel carcere di Sassari il 12 gennaio. Entusiasmo dei colleghi in aula
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ROMA — Ricordate? Il 31 gennaio alla Camera l’Aula s’infiammò perché il capogruppo meloniano Giovanni Donzelli si era scagliato con violenza contro il Pd, “reo” di aver visitato in carcere a Sassari il 12 gennaio Alfredo Cospito per verificare il suo stato di salute, e ne mise in discussione l’onore con una pesante accusa. Che tra gli applausi del suo gruppo suonava così: "Cospito incontrava anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando, che andavano a incoraggiarlo nella battaglia! Allora voglio sapere presidente se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia! Lo vogliamo sapere in quest’Aula oggi!".


Si scatenò inevitabilmente il putiferio e il Pd, a difesa del suo “onore politico”, chiese al presidente della Camera Lorenzo Fontana un “giurì d’onore”. Che ieri ha pronunciato il suo verdetto. Inequivocabile. Donzelli &egrav…

ROMA — Ricordate? Il 31 gennaio alla Camera l’Aula s’infiammò perché il capogruppo meloniano Giovanni Donzelli si era scagliato con violenza contro il Pd, “reo” di aver visitato in carcere a Sassari il 12 gennaio Alfredo Cospito per verificare il suo stato di salute, e ne mise in discussione l’onore con una pesante accusa. Che tra gli applausi del suo gruppo suonava così: "Cospito incontrava anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando, che andavano a incoraggiarlo nella battaglia! Allora voglio sapere presidente se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia! Lo vogliamo sapere in quest’Aula oggi!".


Si scatenò inevitabilmente il putiferio e il Pd, a difesa del suo “onore politico”, chiese al presidente della Camera Lorenzo Fontana un “giurì d’onore”. Che ieri ha pronunciato il suo verdetto. Inequivocabile. Donzelli è stato assolto perché, ascoltato dal giurì presieduto da Sergio Costa di M5S, ha fortemente depotenziato le sue parole in aula. Nei fatti "una marcia indietro", come dice la capogruppo dei Dem Debora Serracchiani. E l’ex Guardasigilli Andrea Orlando aggiunge che "se le scuse e la ritrattazione di Donzelli fossero arrivate in aula, tutta questa vicenda si sarebbe potuta evitare".


Il verdetto è chiaro, ma i meloniani vogliono giocarselo come una vittoria, tra “ola” di entusiasmo in aula, abbracci a Donzelli, un profluvio di dichiarazioni. Donzelli stesso sembra crederci, anche se le sue parole di fronte al giurì parlano da sole. Costa le riporta fedelmente: "Donzelli ha rilevato come la battaglia a cui si riferiva fosse quella del Cospito rispetto all’applicazione del 41bis, ritenendo tuttavia che dal punto di vista politico, se avesse avuto esito positivo e fosse stato tolto per motivi di salute, questo avrebbe potuto avere come conseguenza indiretta un possibile affievolimento delle posizioni a favore del suo mantenimento per tutti i condannati".


Dunque una considerazione generica, che scolora del tutto, in questa versione fuori dall’Aula, qualsiasi accusa all’onore del Pd. Per citare ancora Serracchiani "Donzelli si è dovuto rimangiare da cima a fondo quello che aveva detto". Walter Verini, che andò a Bancali con Serracchiani, Orlando e Sergio Lai, è più caustico: "Donzelli s’è arrampicato sugli specchi e si è rimangiato le frasi diffamatorie dette in Aula".


Certo è che il presidente del giurì Costa e i quattro componenti, tutti del centrodestra, Alessandro Colucci di Noi Moderati, Annarita Patriarca di Forza Italia e Fabrizio Cecchetti della Lega, tranne Roberto Giachetti di Iv, hanno scelto di valutare solo una parte delle accuse di Donzelli, quando dice di voler sapere sei i quattro parlamentari Dem "andavano a incoraggiare Cospito nella battaglia". Via tutto il resto, perché è "«un vero e proprio diritto-dovere di un parlamentare visitare un detenuto". Il che "non vuol dire condividerne le ragioni o sostenerlo in qualsiasi forma".

E certo i Dem non hanno messo in discussione il 41bis, ma la visita a Sassari, dopo l’appello di tanti giuristi, riguardava solo lo sciopero della fame di Cospito. Com’è chiaro che il giurì non si è addentrato nella valutazione delle citazioni di Donzelli, tratte dai rapporti di Gom e Nic, passategli dal sottosegretario Andrea Delmastro su cui tuttora, ipotizzando il reato di rivelazioni di segreto d’ufficio, sta indagando la procura di Roma.