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Ora Bruxelles teme lo scivolone sul Pnrr. "Se Roma fallisce l’Europa va in crisi"

Il ministro per gli Affari Europei, Raffaele Fitto (ansa)

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Il Next Generation Ue è stato costruito per le esigenze italiane: una débâcle sarebbe una bandiera per i "frugali" critici con gli Stati del Sud
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BRUXELLES - "Se l'Italia fallisce, il progetto europeo si fermerà per un bel po' di tempo. Nessuno autorizzerà altro debito comune. Faremo un passo indietro di venti anni. La vera colpa di Roma è questa". Non si tratta solo di obiettivi raggiunti o non conseguiti. La partita del Pnrr italiano nelle Cancellerie e nella Commissione sta diventando qualcosa di più. Il rischio che il percorso di maggiore integrazione, di un passo avanti verso un'Europa più federale si blocchi per colpa del governo Meloni.

Perché il NextGenerationEu è stato costruito sulle esigenze italiane. E una risposta negativa diventerebbe una bandiera per i "frugali" del nord che non vogliono più mettere soldi per gli "spendaccioni" del sud. Ma anche per i sovranisti che vedono nell'eventuale debacle del nostroPaese una loro vittoria.

E infatti le attenzioni delle tre Istituzioni europee - Commissione, Consiglio e P…

BRUXELLES - "Se l'Italia fallisce, il progetto europeo si fermerà per un bel po' di tempo. Nessuno autorizzerà altro debito comune. Faremo un passo indietro di venti anni. La vera colpa di Roma è questa". Non si tratta solo di obiettivi raggiunti o non conseguiti. La partita del Pnrr italiano nelle Cancellerie e nella Commissione sta diventando qualcosa di più. Il rischio che il percorso di maggiore integrazione, di un passo avanti verso un'Europa più federale si blocchi per colpa del governo Meloni.

Perché il NextGenerationEu è stato costruito sulle esigenze italiane. E una risposta negativa diventerebbe una bandiera per i "frugali" del nord che non vogliono più mettere soldi per gli "spendaccioni" del sud. Ma anche per i sovranisti che vedono nell'eventuale debacle del nostroPaese una loro vittoria.

E infatti le attenzioni delle tre Istituzioni europee - Commissione, Consiglio e Parlamento - si concentrano sulla coalizione che sostiene l'esecutivo italiano. In particolare sulla Lega. Il sospetto è che Salvini stia boicottando il Pnrr per assestare un colpo a Meloni ed uno all'Ue. Non è un caso che i tecnici del "Desk-Italia" oltre a leggere con attenzione i risultati dello scorso semestre abbiano iniziato a spulciare anche quelli del prossimo. E con allarme hanno già notato che molti dei progetti sotto il controllo del Ministero delle Infrastrutture - quello diretto da Salvini - siano già in considerevole ritardo.

Una situazione che sta creando un vero trambusto tra i corridoi e gli uffici dell'Unione. E che si sta riflettendo su altri dossier delicati. Ce n'è uno in particolare che sta subendo gli effetti del "caso-Italia": la riforma del patto di Stabilità. L'Esecutivo europeo si è già visto respingere la prima proposta proprio dai falchi del nord Europa. L'accusa: troppo accondiscendenza nei confronti dei mediterranei e soprattutto dell'Italia. Le inefficienze del governo Meloni, allora, stanno spingendo gli stessi "falchi" ad essere ancora più severi. E a chiedere una revisione del Patto che metta le briglia al gigantesco debito pubblico del nostro Paese. Il concetto è tanto elementare quanto brutale: se l'Italia non è in grado nemmeno di spendere efficientemente i soldi che le diamo, per lo meno evitiamo che le sue casse vuote finiscano per affossare anche noi. Ossia: facciamo in modo che le procedure di rientro dal debito eccessivo siano davvero stringenti. Una prospettiva che potrebbe cambiare radicalmente il percorso economico del nostro Paese a partire dal 2024. Perché la richiesta, alla fine, è quella di commissariarci. E di commissariare una governo che non rispetta gli accordi. Già disattesi con la mancata ratifica del Mes e con la negata revisione delle concessioni per i balneari su cui Palazzo Berlaymont da tempo ha fatto sapere di essere pronto a comminare la procedura d'infrazione.

Insomma una situazione critica. Non è un caso che ieri il ministro per i Rapporti con l'Ue, Raffaele Fitto, sia corso a Bruxelles per provare a mettere qualche toppa ad un piano che sempre più appare pieno di buchi. "Noi - ha detto incontrando alcuni europarlamentari di Fratelli d'Italia - rispetteremo le scadenza del 2026 previste dal Pnrr. Ma dobbiamo cambiare alcuni progetti. Su alcuni già sappiamo che non ce la faremo". L'indice, in realtà, è rivolto contro la squadra di Draghi: "Quegli errori - ha spiegato ai suoi ex colleghi - li hanno fattii loro. Io penso che bisogna dirlo adesso. Adesso dobbiamo chiedere di rivedere il Piano con scadenze e obiettivi. Altrimenti quando arriveremo alla fine e non ci riusciremo, la colpa verrà attribuita solo a noi".

Il nodo di questo ragionamento è che nessuno a Bruxelles riversa sull'ex premier questa responsabilità. Il percorso, poi, che porta alla riformulazione del Pnrr è piuttostto complicato: deve essere approvato dalla Commissione e anche dal Consiglio europeo con una maggioranza qualificata. Un test per niente facile per il centrodestra che non ha grandi amici nell'Ue e non ha fino ad ora tessuto le alleanze giuste.

Fitto, quindi, confermerà di voler utilizzare tutti i fondi a disposizione (compresa la quota di prestiti) e di modularli con tutti gli altri stanziamenti. Ma la strada più semplice sarà quella di eliminare alcuni progetti. Nel caso specifico, infatti, la difficoltà italiana si concentra proprio su un deficit organizzativo e burocratico. La via d'uscita è ridurre gli impegni.