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Gelo Italia-Ue: il governo rischia su 5 fronti aperti

La premier Giorgia Meloni a Bruxelles 

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Dal Pnrr al Mes ai migranti: le frizioni sono all'ordine del giorno. Fitto: "Non tutto potrà essere realizzato entro il 2026". Salvini: "Ereditato ritardi da Draghi"
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Finora non c'è stato grande feeling fra Giorgia Meloni e un'Unione europea che la premier aveva messo nel mirino in campagna elettorale. Non sono serviti la linea atlantista e i buoni rapporti costruiti con i leader della Commissione e degli altri Paesi membri del consiglio europeo: la marcia del primo governo di destra si è spesso interrotta sui no di Bruxelles. E restano almeno cinque fronti di scontro. Migranti, carburante, balneari, Mes: tutte partite ancora aperte. Oltre a quella del Pnrr, ovviamente, che è poi il tema su cui si gioca la credibilità il governo. Ieri Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei, ha incontrato a Bruxelles alcuni commissari europei, fra cui Paolo Gentiloni che gli ha promesso collaborazione sul Pnrr: "Non riproponiamo a Bruxelles le divisioni interne che ci sono in Italia".

Il tentativo è quello di ottenere maggiore flessibilità nella spesa. Fitto ha dovuto ammettere che una parte de…

Finora non c'è stato grande feeling fra Giorgia Meloni e un'Unione europea che la premier aveva messo nel mirino in campagna elettorale. Non sono serviti la linea atlantista e i buoni rapporti costruiti con i leader della Commissione e degli altri Paesi membri del consiglio europeo: la marcia del primo governo di destra si è spesso interrotta sui no di Bruxelles. E restano almeno cinque fronti di scontro. Migranti, carburante, balneari, Mes: tutte partite ancora aperte. Oltre a quella del Pnrr, ovviamente, che è poi il tema su cui si gioca la credibilità il governo. Ieri Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei, ha incontrato a Bruxelles alcuni commissari europei, fra cui Paolo Gentiloni che gli ha promesso collaborazione sul Pnrr: "Non riproponiamo a Bruxelles le divisioni interne che ci sono in Italia".

Il tentativo è quello di ottenere maggiore flessibilità nella spesa. Fitto ha dovuto ammettere che una parte dei progetti del Pnrr non potrà essere realizzata entro la scadenza del 2026. Il motivo non lo nascondono né lui né i colleghi di governo: l'attuale esecutivo, è la tesi, ha ereditato scelte sbagliate fatte da Draghi. Non solo quelle contenute nella terza tranche del programma sub judice, scaduta a fine 2022. Il vicepremier Matteo Salvini aggiunge il terribile sospetto: "Se la Commissione non aveva dubbi fino a sei mesi fa con il governo Draghi, non vogliamo pensare che i dubbi nascano ora con il cambio di guida a Palazzo Chigi: sarebbe preoccupante". La soluzione proposta da Fitto è quello di trasferire sul piano di coesione, che scade più tardi, i progetti del Pnrr di difficile fattibilità. Rimpiazzandoli con quelli di Repower Eu, che riguardano l'efficientamento energetico. Ma l'Italia resta appesa alla decisioni di Bruxelles.

Pnrr: un mese in più. In gioco la nostra credibilità

È la madre di tutte le battaglie. E l'Italia in queste ore mostra il fianco. La spesa del grande piano europeo approvato per fare fronte al Covid si è fermata: i rilievi della commissione europea riguardano una tranche, quella relativa al secondo semestre dell'anno scorso, che sembrava già chiusa. E ci sono 19 miliardi in bilico: Bruxelles e Roma hanno concordato una seconda proroga di un mese (ora è a fine aprile) per far sì che il governo Meloni metta a posto le carte.

Il problema riguarda, ovviamente, anche la prospettiva: anche il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, ha ammesso che "alcuni interventi da qui al 30 giugno 2026 non possono essere realizzati".

Rispettare i tempi sulle riforme era sicuramente più semplice: con i cantieri da avviare la strada si complica. E i primi problemi stanno emergendo. Per la credibilità dell'Italia è fondamentale raggiungere tutti gli obiettivi nei tempi prefissati, anche per non bruciare la possibilità che in futuro uno strumento del genere possa essere nuovamente adottato dall'Ue. E se l'Italia non dovesse riuscire a raggiungere gli obiettivi, avrebbe poi difficoltà a chiedere altre risorse.

Concorrenza e balneari: sulle concessioni è braccio di ferro con Bruxelles

L'ultimo intoppo è sul disegno di legge sulla concorrenza. Doveva essere varato dal consiglio dei ministri martedì, ma si è deciso di far slittare l'approvazione. Anche in questa riforma, che è uno degli obiettivi del Pnrr, l'Italia deve fare i conti con il rischio di rilievi da parte di Bruxelles. In particolare, si è deciso un approfondimento sulla norma che riguarda le concessioni agli ambulanti, da mettere a gara. Proprio per verificare il gradimento di Bruxelles. Mentre è stata tolta dal testo la disposizione sulla liberalizzazione dei saldi, per testare il consenso degli enti locali. Nei fatti, un altro importante tassello del Pnrr è fermo. Anche se i tempi, in questo caso, sono più lunghi: la scadenza è a fine 2023.

Il problema è che il negoziato con Bruxelles passa anche da una soluzione della vicenda dei balneari: la legge approvata dal Parlamento è stata firmata con una serie di raccomandazioni da parte del Capo dello Stato. La proroga delle concessioni fino al termine del 2024 è nel mirino. Fra le ipotesi di riforma la messa a bando solo delle concessioni assegnate dopo il 2010, quando l'Italia ha recepito la Bolkestein.

Mes e aiuti di Stato: ratifica in attesa ma l'Italia chiede un nuovo Patto

Nel corso dell'ultimo Consiglio europeo è aumentato il pressing di Bruxelles per la ratifica della riforma del Mes. L'Italia è rimasto l'unico Paese a non aver ratificato il Meccanismo europeo di stabilità e senza il suo sigillo il "backstop" per contenere i rischi di contagio derivanti dalle crisi bancarie resta bloccato. Meloni prova a prendere tempo: non esiste ancora un atto governativo da sottoporre al Parlamento. La premier assicura che l'Italia non attiverà mai il Mes ma anche solo approvare la riforma potrebbe creare contraccolpi nella maggioranza. Alla fine è probabile che Meloni ceda a Bruxelles, per non essere esposta ad altre proteste e al rischio isolamento in Ue. Ma nel frattempo cerca di ottenere una modifica del patto di stabilità. Finora le porte sono rimaste chiuse, come è accaduto sul tema degli aiuti di Stato. Di fronte al piano Biden sulla competitività industriale, l'Ue ha optato solo per una facilitazione degli aiuti di Stato, misura ritenuta però favorevole solamente a Germania e Germania. L'Italia vuole invece un fondo sovrano. Che per ora sembra però lontanissimo.

Migranti: in lite con le Ong. La premier tenta la carta Macron

È una delle partite più importanti e difficili, per il governo Meloni. Che aveva cominciato con il pugno duro, autorizzando solo lo "sbarco selettivo" dei migranti della Ocean Viking a Catania, decisione che ha costretto la nave a far rotta sulla Francia: vicenda che ha incrinato i rapporti con l'Eliseo. Poi la stretta sulle Ong. Ma l'esecutivo è stato travolto dalle polemiche per il naufragio di Cutro e dall'esodo in massa che è in corso dalla Tunisia. La premier Meloni è soddisfatta per aver posto il tema della difesa dei confini europei a Bruxelles ma attende che la commissione formalizzi delle proposte mirate a superare l'emergenza. Nell'ultima riunione del consiglio europeo il tema immigrazione è finito in secondo piano. La ripresa dei rapporti con Macron dovrebbe favorire azioni comuni per affrontare la crisi economica tunisina. Entro fine aprile il ministro degli Interni Piantedosi, con l'omologo francese Darmanin e con la commissaria agli Affari Interni Johanson andranno a Tunisi con l'obiettivo di favorire iniziative per la stabilizzazione dell'area.

Case green e auto: doppio schiaffo su efficienza e biocarburanti

La campagna dell'Italia contro lo stop alle auto con motori a benzina e diesel, previsto nel 2035. è stata fallimentare. L'Italia è rimasta quasi completamente isolata a opporsi: e a poco è servito, considerando il via libera arrivato negli scorsi giorni dai ministri dell'energia europei, con l'astensione di Roma. Le deroghe sono state concesse solo per gli e-fuels, come chiesto dalla Germania. Disco rosso invece per i biocarburanti, richiesta di Roma. L'astensione è una strada decisa dal governo italiano per poter rientrare nella partita, sperando che anche i biocarburanti possano rientrare tra le deroghe allo stop. Ma al momento anche su questo fronte la partita sembra decisamente in salita.

Un altro schiaffo, l'Italia l'ha preso sulle case green. Il parlamento europeo ha votato la direttiva per l'efficienza energetica degli edifici in tutta Europa. Inutile, ai fini del risultato, è stato il no dei Conservatori, il partito europeo della cui famiglia fa parte FdI e la cui leader è Giorgia Meloni, e degli altri eurodeputati espressione della maggioranza in Italia.