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Belloni e Silvestri, quel confine sottile tra privacy e gossip che turba la politica

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Gli sfoghi paralleli della compagna di Schlein e della deputata FdI tra denunce di intrusioni e smentite di pettegolezzi
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La privacy è una cosa troppo seria e importante per essere lasciata alle interpretazioni del momento o, peggio, alle strumentalizzazioni. Lo sfogo pubblico di due donne, una parlamentare del centrodestra e la compagna di una leader di partito, è utile per riflettere sui confini non sempre netti tra politica e privato, diritto alla riservatezza e diritto di cronaca.

La prima donna è Rachele Silvestri, 36 anni, deputata di Fratelli d’Italia, ex M5S, che ha scritto un’indignata lettera al Corriere della sera lamentando l’esistenza di un grave e falso pettegolezzo sul suo conto, e cioè aver partorito tre mesi fa un figlio concepito insieme a un importante politico del suo stesso partito, sposato, e aver beneficiato di questo legame per farsi rieleggere in Parlamento nelle liste di Fratelli d’Italia.
Sostiene Silvestri che la diffusione di articoli su alcuni mezzi di informazione, anche se non risultano articoli che facciano esplicito ri…

La privacy è una cosa troppo seria e importante per essere lasciata alle interpretazioni del momento o, peggio, alle strumentalizzazioni. Lo sfogo pubblico di due donne, una parlamentare del centrodestra e la compagna di una leader di partito, è utile per riflettere sui confini non sempre netti tra politica e privato, diritto alla riservatezza e diritto di cronaca.

La prima donna è Rachele Silvestri, 36 anni, deputata di Fratelli d’Italia, ex M5S, che ha scritto un’indignata lettera al Corriere della sera lamentando l’esistenza di un grave e falso pettegolezzo sul suo conto, e cioè aver partorito tre mesi fa un figlio concepito insieme a un importante politico del suo stesso partito, sposato, e aver beneficiato di questo legame per farsi rieleggere in Parlamento nelle liste di Fratelli d’Italia.
Sostiene Silvestri che la diffusione di articoli su alcuni mezzi di informazione, anche se non risultano articoli che facciano esplicito riferimento alla vicenda, l’ha convinta a fare il test del Dna e scrivere a un quotidiano per fugare le voci diffamanti.

Rachele Silvestri, deputata FdI (ansa)

La seconda donna è Paola Belloni, 28 anni, da qualche anno compagna e convivente della neosegretaria del Partito democratico Elly Schlein, fotografata per la prima volta un paio di settimane fa sul settimanale Diva e donna. Gli scatti hanno fatto il giro di giornali e siti. Con un post su Instagram, Belloni ha spiegato di aver vissuto la cosa come un sopruso. Tecnicamente si chiama outing: il disvelamento pubblico di un orientamento sessuale contro la volontà della persona. «Ne sono stata stravolta», ha scritto.

Si tratta di due vicende diverse, nella forma e nella sostanza. In entrambi i casi è comprensibile che le interessate abbiano voluto esprimere pubblicamente la loro sofferenza, che va rispettata senza rinunciare a porsi alcune domande. La vicenda di Belloni interroga sui confini della privacy, in senso stretto: fino a che punto il/la compagno/a di una figura politica di primo piano può invocare il diritto a non comparire? La vicenda di Silvestri interroga invece sulla degenerazione dei mezzi di lotta politica, oltre che sulla inclinazione umana al pettegolezzo, ma con la privacy c’entra poco. Nessuno aveva dato notizia del gossip, che effettivamente circolava nei palazzi della politica ma era ignoto agli italiani.

Silvestri ha ritenuto di dover ricorrere a una sorta di autogossip per smentire le malignità. Una pratica che ha qualche illustre precedente, il più clamoroso dei quali fu forse quando Silvio Berlusconi svelò in conferenza stampa, seduto accanto all’allora premier danese Anders Fogh Rasmussen, la vulgata che accreditava l’esistenza di una relazione clandestina tra Veronica Lario e Massimo Cacciari. Ma la privacy c’entra poco anche perché, qualora la storia avesse avuto un fondamento, nel caso specifico non ci sarebbero stati molti dubbi: con un figlio avuto da un dirigente del suo partito, oltre che coniugato, per Silvestri sarebbe stato difficile invocare riservatezza, tanto più militando entrambi in una forza politica che fa della difesa della famiglia tradizionale un baluardo etico e politico.

Il privato è politico, dicevano le femministe (non solo loro) negli anni Settanta, sottolineando che anche le più banali azioni quotidiane, a cominciare dai rapporti familiari, sottintendono scelte sui valori e producono effetti sociali. Il privato di un politico è politico al quadrato: esistono sì ambiti della vita di un politico in cui è giusto che nessuno metta il naso o l’obiettivo, purché sia chiaro che i paletti invalicabili sono comunque diversi da quelli di un comune cittadino. Dunque Silvestri sa che, ora che ha autosvelato il gossip, può accadere che si facciano domande e verifiche sulla storia. Del resto, è ciò che lei stessa ha voluto per mettere definitivamente a tacere le maldicenze.

Allo stesso modo Belloni ha tutto il diritto di chiedere discrezione ma – usando un mezzo paradosso – deve accettare il fatto che il suo diritto non si trasforma sempre e automaticamente in un dovere altrui. I/le compagni/e di un/una leader sono oggetto di attenzione mediatica, a prescindere dal genere e dagli orientamenti sessuali. Questo non significa un via libera alle intrusioni, anzi. Della desueta e ammirevole voglia di Belloni di non apparire bisogna tenere conto, sapendo che è impossibile restare del tutto invisibili se si vive accanto a una leader di primo piano e virtuale futura candidata alla presidenza del Consiglio.