Renzi direttore 'non responsabile' del Riformista: "Non ritiro le mie querele. Chiederò un'intervista a Meloni e Schlein"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoChiederà un’intervista a Giorgia Meloni. E ad Elly Schlein. Chi? Matteo Renzi. Neo-direttore del Riformista. “Perché no? – risponde a Repubblica l’ex rottamatore, nel giorno dell’investitura – Con Meloni verrebbe bene. Una chiacchierata tra un ex premier e una premier in carica. Potremmo parlare di come ti cambia la vita a Palazzo Chigi”. Meloni, racconta, “è stata la prima che ho avvisato. Ma resterò un fiero oppositore”. E Schlein? “Come Meloni, non sarà il target, diciamo così, del giornale che ho in mente. Ma la intervisterei”. Sempre che la nuova inqulina del Nazareno accetti. Ai nuovi quasi-colleghi della carta stampata Renzi però non farà sconti. Anzi. "Non ritirerò le querele - annuncia - semmai ora ne rischierò qualcuna". Senza grandi angosce, in realtà: le querele arriveranno al direttore responsabile, che non…
Chiederà un’intervista a Giorgia Meloni. E ad Elly Schlein. Chi? Matteo Renzi. Neo-direttore del Riformista. “Perché no? – risponde a Repubblica l’ex rottamatore, nel giorno dell’investitura – Con Meloni verrebbe bene. Una chiacchierata tra un ex premier e una premier in carica. Potremmo parlare di come ti cambia la vita a Palazzo Chigi”. Meloni, racconta, “è stata la prima che ho avvisato. Ma resterò un fiero oppositore”. E Schlein? “Come Meloni, non sarà il target, diciamo così, del giornale che ho in mente. Ma la intervisterei”. Sempre che la nuova inqulina del Nazareno accetti. Ai nuovi quasi-colleghi della carta stampata Renzi però non farà sconti. Anzi. "Non ritirerò le querele - annuncia - semmai ora ne rischierò qualcuna". Senza grandi angosce, in realtà: le querele arriveranno al direttore responsabile, che non sarà lui, dato che farà il direttore editoriale. Questione di incompatibilità: Renzi non è iscritto all'albo dei giornalisti e, soprattutto, è parlamentare, dunque non può avere la responsabilità di un giornale, per legge. E sempre perché conserverà lo scranno in Senato, anche le querele contro gli articoli che firmerà in prima persona saranno scudate dall'immunità parlamentare: le indagini dovranno essere vagliate dalla giunta per le autorizzazioni di Palazzo Madama.
Renzi direttore, dunque, ma senza il fardello degli strascichi legali. L’idea, ha raccontato in conferenza stampa ieri, nella sede della Stampa Estera, gliel’ha data Gianni Cuperlo. “L’ha detto lui a Piero Sansonetti”, direttore uscente del Riformista, che a maggio lascerà per dirigere la nuova Unità. Detto per inciso, Cuperlo prende subito le distanze: “La mia era una battuta! – risponde via Whatsapp - Mi prendono sul serio solo quando faccio lo spiritoso. Al confronto mio, Woody Allen è un dilettante”. Comunque non è una battuta, è tutto vero: Renzi dirigerà il giornale ex Angelucci ora di proprietà di Alfredo Romeo (che è stato imputato con Renzi padre nel caso Consip, “tutte invenzioni”, dice il senatore), lo stesso imprenditore che ora vorrebbe rilanciare il giornale fondato da Gramsci.
Per Renzi sarà un regno, editorialmente parlando, piccolino: le copie del Riformista non sono censite; si sa invece che ha 5 redattori, ma quasi tutti trasmigreranno con Sansonetti a l’Unità, che ne avrà 7 e infatti il vecchio comitato di redazione già protesta. Dunque Renzi potrà assumerne 4-5, di giornalisti, tra cui il direttore responsabile, da spedire in tv, e un caporedattore-macchina. La nuova avventura cartacea comunque lo stimola. “Anche Mattarella è stato direttore del Popolo”, ricorda. E anche Veltroni e D’Alema, proprio con l’Unità. “Sono felice, è una fase in cui c’è un disperato bisogno di verità e di libertà”. E a proposito di libertà d’informazione, gli chiedono in conferenza stampa, ne parlerà anche in Arabia Saudita? “Sul tema – replica lui - ho sempre fatto sentire la mia voce come membro del governo e del parlamento. Il caso Kashoggi? L’ho condannato”.
Sia chiaro: non è un addio alla politica. “Non lascio, ma raddoppio”. L'avventura giornalistica sarà comunque a tempo. Il contratto, che ancora deve firmare e sul cui compenso non vuole sbilanciarsi, durerà un anno. Guarda caso, poco prima del voto per le Europee, su cui il Terzo Polo punta forte. Calenda per ora è il più entusiasta, forse perché spera di avere finalmente campo libero nel gestire il partito: “Complimenti per il prestigioso incarico”, gli ha twittato ieri. Ma appunto, Renzi in realtà non lascia. Nel cartello centrista-macroniano continua a credere, assicura, nonostante il risultato striminzito alle regionali friulane. “Ma anche Schlein non l’hanno vista arrivare, nelle urne si è visto solo Fedriga”. In ogni caso, assicura, la leadership di Calenda non è in discussione. Il suo Riformista però proverà a calamitare lettori oltre il bacino terzopolista, strizzando l’occhio a forzisti e piddini delusi. “Spero sia un giornale in cui Prodi e Berlusconi si sentano a casa”, azzarda. Recluterà collaboratori anche fra gli eletti dem, che un po’ si offrono, come ieri in Senato faceva, scherzando, la ministra Daniela Santanché: "Fammi scrivere di turismo". Risposta: “Ma no, semmai Briatore, che vi ha criticato”. “Figurarsi, non gli ho parlato per due giorni”.