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Forza Italia ha paura del Big Bang: “Ma a maggio torna Berlusconi”

Silvio Berlusconi 
Il coordinatore Tajani al lavoro sulla kermesse di Milano. Intanto fa il pieno di uomini a lui vicini ai vertici delle società pubbliche. I sondaggisti: “Il consenso al partito è legato indissolubilmente al suo fondatore. Difficile trovare un altro leader”
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ROMA - Tirano per la giacca il fondatore alle prese con un brutto ricovero. Arrivano a far trapelare che lui, Silvio Berlusconi, ancora in terapia intensiva al San Raffaele, il cinque maggio sarà alla convention del partito cui lavorano il ministro Antonio Tajani e dal capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Perché senza il gran capo l’appuntamento rischia di trasformarsi in un rodeo fra le diverse anime del partito. Ma non solo. E mentre Tajani e company tirano per la giacca il leader, che secondo tutti i sondaggisti è l’unica attrattiva elettorale azzurra, sul fronte delle nomine si stanno prendendo tutto lasciando il nulla all’ala di Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè.


In ogni caso in Forza Italia c’è bisogno di Berlusconi per evitare il caos e la deflagrazione. E mentre il suo medico Alberto Zangrillo invita tutti alla prudenza, nel partito si continua a organizzare una kermesse per il 5 maggio e, anzi,…

ROMA - Tirano per la giacca il fondatore alle prese con un brutto ricovero. Arrivano a far trapelare che lui, Silvio Berlusconi, ancora in terapia intensiva al San Raffaele, il cinque maggio sarà alla convention del partito cui lavorano il ministro Antonio Tajani e dal capogruppo alla Camera Paolo Barelli. Perché senza il gran capo l’appuntamento rischia di trasformarsi in un rodeo fra le diverse anime del partito. Ma non solo. E mentre Tajani e company tirano per la giacca il leader, che secondo tutti i sondaggisti è l’unica attrattiva elettorale azzurra, sul fronte delle nomine si stanno prendendo tutto lasciando il nulla all’ala di Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè.


In ogni caso in Forza Italia c’è bisogno di Berlusconi per evitare il caos e la deflagrazione. E mentre il suo medico Alberto Zangrillo invita tutti alla prudenza, nel partito si continua a organizzare una kermesse per il 5 maggio e, anzi, si annuncia la presenza del leader: "Stiamo lavorando a un grande evento a Milano che potrebbe segnare il suo ritorno in pubblico", dice Tajani, il più vicino a Giorgia Meloni tra gli azzurri, tornato a prendere le redini del partito per volere dei figli del fondatore, Marina e Pier Silvio, e della compagna Marta Fascina.


Tajani ha così scalzato Alessandro Cattaneo da capogruppo alla Camera per mettere un suo fedelissimo, Barelli. E al tavolo del governo sulle nomine, dove in rappresentanza del partito siede insieme a Gianni Letta, sta facendo il pieno: ha piazzato all’Enav l’ex comandante della Guardia di Finanza Giorgio Toschi, già suo consulente al ministero. Un’altra sua consulente, Emily Rini, è stata nominata alla presidenza della Società italiana traforo del Monte Bianco. E, ancora, sempre in quota Tajani è entrato nel consiglio di amministrazione di Raiway Romano Ciccone, candidato alle regionali in Campania nella corrente di un fedelissimo del ministro, Fulvio Martusciello.


Ma il tema vero è che Forza Italia esiste fin quando in campo c’è Berlusconi e Tajani lo sa bene.
I sondaggisti non hanno dubbi in merito e per questo fin quando si può deve trapelare all’esterno che il leader è lucido e ancora ben presente. Dice il sondaggista Antonio Noto: "Ormai da molti anni Forza Italia si è trasformata in Forza Berlusconi. Se guardiamo ai risultati delle elezioni nel corso degli ultimi anni il consenso a Forza Italia è praticamente stabile. Perché sostanzialmente è andata via quella parte di elettorato non legata a Berlusconi, che si è orientata verso la Lega e FdI e un po’ anche Calenda. Invece è rimasto ancorato a Forza Italia quell’elettorato che è fortemente motivato dalla presenza del capo. Se lo stesso Berlusconi dovesse lasciare la politica perché stanco, questo elettorato vivrebbe nel suo ricordo".


"Il tema di un futuro di Forza Italia e del suo elettorato è molto legato alla figura di Berlusconi — aggiunge Salvatore Vassallo dell’Istituto Cattaneo — lui stesso non ha mai consentito ad alcuna altra figura di emergere. Non a caso ha bloccato anni fa le primarie dentro il Pdl che potevano sancire il passaggio di consegne come leadership ad Angelino Alfano. Quindi è evidente che l’elettorato forzista ha come unico riferimento solo lui fin dalla sua fondazione. Cosa può succedere in futuro? Difficile che possa emergere dentro il partito una leadership altrettanto forte. In ogni caso lo zoccolo duro dei sostenitori del partito non andrà oltre il centrodestra e non ci sono segnali che alcune figure, come quella di Carlo Calenda, possano diventare attrattive in tal senso".


Secondo Pietro Vento, direttore Istituto Demopolis "nella percezione dell’opinione pubblica Forza Italia e Berlusconi non sono concetti scindibili": "Il consenso elettorale di Forza Italia è indissolubilmente legato, da quasi trent’anni, al suo fondatore. Secondo le analisi di Demopolis negli ultimi anni per quasi due elettori su tre di Forza Italia, la ragione prevalente della scelta di voto nell’urna è stato proprio il leader".
Berlusconi deve restare in campo il più possibile, solo così esiste Forza Italia e i suoi dirigenti potranno ancora avere un ruolo nel governo Meloni.