Def, tagli al cuneo fiscale per tre miliardi. Meloni raschia il barile
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Il governo Meloni approva il suo primo Def, il Documento di economia e finanza. E decide subito di usare i 3 miliardi di maggior deficit spuntati nei conti di quest’anno per tagliare il cuneo fiscale ai lavoratori dipendenti con "redditi medio-bassi". Un’operazione che consente di spingere il Pil del 2023 all’1%, ben oltre le stime degli analisti e dello stesso esecutivo a novembre (+0,6%). Nello stesso tempo il Def apre uno spazio di altri 4 miliardi di deficit sul 2024, "a riduzione della pressione fiscale".
Il Consiglio dei ministri di ieri ha varato anche un disegno di legge a sostegno della competitività dei capitali finanziari e che semplifica l’accesso delle imprese in Borsa. Passa inoltre un disegno di legge contro gli eco-attivisti che imbrattano i monumenti: previste mega-multe da 10 mila a 60 mila euro per riparare i danni.
Il taglio del cuneo è senz’altro la sorpresa di questo Def. Un taglio non anc…
ROMA - Il governo Meloni approva il suo primo Def, il Documento di economia e finanza. E decide subito di usare i 3 miliardi di maggior deficit spuntati nei conti di quest’anno per tagliare il cuneo fiscale ai lavoratori dipendenti con "redditi medio-bassi". Un’operazione che consente di spingere il Pil del 2023 all’1%, ben oltre le stime degli analisti e dello stesso esecutivo a novembre (+0,6%). Nello stesso tempo il Def apre uno spazio di altri 4 miliardi di deficit sul 2024, "a riduzione della pressione fiscale".
Il Consiglio dei ministri di ieri ha varato anche un disegno di legge a sostegno della competitività dei capitali finanziari e che semplifica l’accesso delle imprese in Borsa. Passa inoltre un disegno di legge contro gli eco-attivisti che imbrattano i monumenti: previste mega-multe da 10 mila a 60 mila euro per riparare i danni.
Il taglio del cuneo è senz’altro la sorpresa di questo Def. Un taglio non ancora dettagliato che si aggiunge a quello rinnovato e potenziato nella legge di bilancio di dicembre: tre punti in meno di contributi previdenziali per i redditi fino a 25 mila euro lordi e due punti in meno per quelli fino a 35 mila euro. La misura valeva 4,2 miliardi e beneficiava 13,8 milioni di lavoratori. Ora si sale a oltre 7 miliardi: ma la decontribuzione termina il 31 dicembre e dovrà essere rifinanziata nella manovra d’autunno.
"Il governo oggi ha tracciato la politica economica per i prossimi anni, una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita", si rallegra la premier Giorgia Meloni. "Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa". Le carte dicono in effetti che deficit e debito sono sul sentiero discendente già tracciato dal governo Draghi e poi nei fatti confermato dall’esecutivo Meloni.
Il deficit programmatico - quello che riflette l’azione del governo - è identico a quello inserito nella Nadef di novembre: si scende dal 4,5% di quest’anno al 3% nel 2025 e poi al 2,5% nel 2026. Il debito si riduce di 0,7 punti tra 2023 e 2024 e poi di mezzo punto dopo, fino al 140,4% del 2026. Troppo poco, se solo si guarda alle pretese della Germania che spinge la Commissione Ue per imporre, nel nuovo Patto di stabilità, il taglio di un punto di debito all’anno per i Paesi ad alto debito, come l’Italia. Il prossimo anno, quando il Patto entrerà in vigore, l’Italia si presenterà con un deficit al 3,7% e un debito al 141,4% del Pil, seppur in discesa. Non proprio carte in regola.
"La prudenza di questo documento è ambizione responsabile", dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. "Abbiamo davanti a noi grandi sfide e notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo". Il ministro cita i cambiamenti climatici e il declino demografico, tasto su cui batte anche Meloni in Cdm ("misure contro il calo nascite"). E le riforme avviate che "intendono riaccendere fiducia, tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi".
Il testo del Def non è stato ancora diffuso. Dovrà però essere inviato presto a Bruxelles e trasmesso al Parlamento. Nella nota del ministero dell’Economia si cita il Pnrr, ma senza specificare il contributo alla crescita che il Piano da 191,5 miliardi darà quest’anno e i prossimi. Contributo che sarà rivisto - al ribasso nel 2023, dallo 0,6% a quasi zero - dopo "la revisione e rimodulazione di alcuni interventi" operata dal ministro Raffaele Fitto e poi sottoposta al vaglio di Bruxelles. Il Pil del 2024 perde mezzo punto nelle stime: solo +1,5% anziché l’1,9% preventivato a novembre. Per poi planare poco sopra l’1% nel 2025 e 2026. La pressione fiscale scende, seppur di poco: dal 43,3% del 2023 al 42,7% del 2026.
Per il ministero dell’Economia conta l’approccio "prudente e realistico» del Def, per "mostrare serietà e affidabilità sia ai mercati, sia all’Unione europea". In un contesto ancora "incerto e rischioso" per la guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche, il rialzo dei tassi di interesse e "l’affiorare di localizzate crisi nel sistema bancario". Si promettono, oltre alla "sostenibilità dei conti pubblici", anche "nuovi interventi in favore di famiglie e imprese". A partire dal fisco a misura di nuclei numerosi e incentivi per rilanciare investimenti e produttività.