✕

Il ritorno degli assenti. Stavolta il Def passa, ma l’Aula è un ring. L’Aventino del Pd

Ascolta l'audio

Via libera dopo il pasticcio di due giorni fa. Scintille nella maggioranza. Ciriani: “Sono andati a spasso”. Bagarre alla Camera, malore per Bonelli  
3 minuti di lettura

ROMA - Urla in diretta tv, risse sudamericane, deputati che svengono. Un giorno alla Camera dei deputati. "L’avete fatto pure voi il ponte, ieri", urla Tommaso Foti, il capogruppo di Fratelli d’Italia ai banchi dell’opposizione. "Incolpi noi per le vostre assenze? Sei ridicolo! Vergognati". "Sì, sì", insiste Foti: "Non esiste il ponte per la maggioranza e per l’opposizione". È piccato. Qualche secondo prima, nel chiedere scusa per la figuraccia di giovedì — il grande autogol della destra sullo scostamento di bilancio — dai banchi del centrosinistra lo avevano applaudito. Allora, per dispetto, attacca Debora Serracchiani che aveva chiesto le dimissioni di Andrea Delmastro, per la sua assenza in aula; "qua l’unica che si è dimessa è lei", provoca Foti.

A quel punto Nico Stumpo, sanguigno compagno calabrese, non ci vede più. Raggiunge i banchi del …

ROMA - Urla in diretta tv, risse sudamericane, deputati che svengono. Un giorno alla Camera dei deputati. "L’avete fatto pure voi il ponte, ieri", urla Tommaso Foti, il capogruppo di Fratelli d’Italia ai banchi dell’opposizione. "Incolpi noi per le vostre assenze? Sei ridicolo! Vergognati". "Sì, sì", insiste Foti: "Non esiste il ponte per la maggioranza e per l’opposizione". È piccato. Qualche secondo prima, nel chiedere scusa per la figuraccia di giovedì — il grande autogol della destra sullo scostamento di bilancio — dai banchi del centrosinistra lo avevano applaudito. Allora, per dispetto, attacca Debora Serracchiani che aveva chiesto le dimissioni di Andrea Delmastro, per la sua assenza in aula; "qua l’unica che si è dimessa è lei", provoca Foti.

A quel punto Nico Stumpo, sanguigno compagno calabrese, non ci vede più. Raggiunge i banchi del governo, subito cinturato dai commessi, al che quelli della maggioranza iniziano a urlare "Fuori!", "Fuori!". "Sono sceso giù anch’io, per tirare fuori da quella situazione il mio amico Nico, e perché non si grida 'fuori' all’opposizione", racconta Arturo Scotto la sua discesa nel ring. Pugilato a Montecitorio, mentre il Pd sceglieva l’Aventino sull’elezione dei giudici delle magistrature speciali, dove la maggioranza ha voluto fare di testa sua. In quel preciso momento il verde Angelo Bonelli è al pronto soccorso del Gemelli: era svenuto sul proprio banco dopo avere mostrato un cartellone contro la campagna per il turismo della ministra Santanché. Per fortuna alle 15 era già a casa.

Def, malore per Bonelli. Nel suo intervento il cartello beffardo: "Simbolo della vostra incompetenza"


Ieri c’erano tutti, in Parlamento. E la maggioranza ha approvato, in entrambi i rami, con un giorno di ritardo, il Def e lo scostamento di bilancio, dopo aver cambiato cinque righe al testo. Ora il governo, il primo maggio, ha le coperture per il decreto del lavoro a cui tanto tiene Giorgia Meloni. Il ministro Giorgetti è arrivato in ritardo all’Ecofin di Stoccolma, ma paterno ha assolto i suoi ragazzi: "Spero che imparino dagli errori".

Uno dei grandi imputati di questa storia, insieme ai capigruppo della maggioranza, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, il meloniano Luca Ciriani, alle due e mezza lo si può incontrare alla buvette del Senato. Quelli di Forza Italia (scintille tra il capogruppo Barelli e il suo predecessore Cattaneo) lo hanno appena processato. Lui se la prende con gli assenti: "Sono andati a spasso invece di lavorare. C’è stata una diffusa irresponsabilità". Scusi, ma lei non ha vigilato? "Abbiamo allertato tutti, con i messaggi, ma qualcuno, sapendo che lo scarto alla Camera, se ne è andato. Purtroppo non c’entra niente la politica, magari c’entrasse". È solo sciatteria.

L’hanno fatto per il ponte, e ora rieccoli qua, inchiodati al dovere del Def: appena tre assenti a destra. Al Senato grondano orgoglio per avere fatto il loro dovere già giovedì. Pacche sulle spalle, petto in fuori, eleganza sartoriale, il senatore medio oggi vibra d’intima soddisfazione; perfino La Russa li ha elogiati. Nessuno di loro era già partito per il ponte, quando è successo il fattaccio alla Camera stavano ancora in aula. "Io, durante la campagna per il referendum di Renzi, dicevo sempre che bisognava chiudere la Camera", commenta sarcastico Roberto Calderoli, il cui partito però detiene il record di assenti: ben quindici. "Avevo già le valigie in auto, ma poi sono rimasta", racconta Maria Stella Gelmini. L’M5S Stefano Patuanelli dice che è "tutto imbarazzante, open to meraviglia", riecheggiando la campagna dela ministra Santanché. Ti spiega che lui arriva a Roma la domenica sera e riparte il venerdì con l’ultimo treno. "Io insomma sono sempre qui".

Poi il clima si surriscalda. Michaela Biancofiore imita Foti, e accusa l’opposizione di non avere votato, "ehi che dici", le dicono, "c’è nervosismo", commenta La Russa, ma bonario, a Cottarelli annuncia "ci vediamo domenica allo stadio", poi rimprovera la pd Simona Malpezzi che aveva contestato un senatore della destra che aveva accusato "la sinistra dei gufi", "ma prenditela col tuo capogruppo», risponde la democratica. "Senatrice Malpezzi!", qui un po’ come a scuola. E il Senato della Repubblica è lo specchio dell’Italia profonda.

In questa eterna commedia La Russa dà la notizia che è morto a 62 anni, dopo lunga malattia, il senatore Andrea Augello, storico esponente della destra, un uomo colto, ironico. E nel minuto di silenzio l’aula ritrova almeno una sua triste compostezza.

Quando il pomeriggio finisce quindici monitor trasmettono in contemporanea una vecchia intervista a Giovanni Spadolini di Giovanni Minoli. Un mondo di cui aver nostalgia. In corridoio La Russa ciondola soddisfatto con Daniela Santanché, "e ora mercoledì col Milan speriamo di vincere 1-0, con autogol di Maignan al novantesimo".