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Cervelli in fuga, la proposta di legge di FdI: "Aiuti per chi decide di rientrare e ha tre figli minorenni"

Giorgia Melonni
Giorgia Melonni 
Il provvedimento, presentato a marzo alla Camera, è in attesa di essere assegnato alla commissione competente. Foti: "Così incentiveremo anche la natalità"
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Alla vigilia del Primo maggio e del Consiglio dei ministri che varerà il decreto lavoro, Fratelli d'Italia punta al rientro dei cervelli in fuga, circa due milioni di lavoratori qualificati che, secondo il partito di Giorgia Meloni, lavorando all'estero farebbero perdere alle casse dello Stato italiano circa 14 miliardi di euro annui di investimenti. Presentata a marzo, la proposta di legge di FdI giace al momento in un cassetto e per questo ora il principale partito di maggioranza è in pressing affinché venga assegnata quanto prima a una commissione competente che la esamini e inizi la discussione prima dell'arrivo in Aula per la votazione.

L'idea di fondo del provvedimento, a prima firma del capogruppo di FdI Tommaso Foti, propone di prevedere ulteriori aiuti ai "cervelli in fuga" che decidono di tornare a casa ed hanno almeno tre figli minori a carico (anche in affido preadottivo). "Nonostante gli incentivi previsti dall'attuale disciplina, dal 2015 ad oggi sono circa cinquantamila i lavoratori qualificati che ogni anno emigrano dall'Italia - scrive Foti nell'introduzione della proposta di legge - contribuendo all'arricchimento delle economie dei Paesi esteri e causando una perdita per lo Stato italiano di 14 miliardi di euro annui di investimenti. La nostra Nazione, infatti, perde più cervelli di quanti ne attrae: dagli ultimi dati del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale emergono che attualmente gli italiani residenti all'estero sono circa sei milioni, dei quali un terzo, ossia circa due milioni, sono lavoratori qualificati e, pertanto, risorse umane di alto valore intellettuale". Nasce da qui, quindi, la "necessità di prevedere ulteriori agevolazioni".

Per Fratelli d'Italia il governo deve dunque adottare "alcune misure a sostegno della natalità e di prolungamento degli incentivi per le famiglie numerose", ma anche incentivi fiscali "per i lavoratori altamente qualificati, docenti o ricercatori che scelgono o hanno scelto di trasferire la residenza in Italia dall'estero".  L'opzione per prolungare l'accesso alle disposizioni agevolative "potrà essere esercitata con il versamento una tantum di un importo pari al 3 per cento dei redditi oggetto dell'agevolazione, relativi al periodo d'imposta precedente a quello di esercizio dell'opzione".

 

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