La tela dell’opposizione per parlare ai lavoratori. È sfida Schlein-Conte
di Giovanna VitaleROMA - Agganciare il treno della mobilitazione sindacale per riconnettersi sentimentalmente con le fasce più deboli, le famiglie in difficoltà, i precari che magari hanno votato a destra e sono stati traditi dal governo. Non perdere terreno sulle battaglie identitarie — proprio adesso che Cgil, Cisl e Uil sono a fatica tornate insieme, dopo anni di dissidi — nel confronto tra ex alleati divenuti ormai avversari nella gara per la leadership del campo progressista.
C’è anche questo elemento, la competition fra Pd e M5Stelle, nella decisione di Elly Schlein e Giuseppe Conte, identica ma non concordata, di partecipare alla campagna promossa dalla Triplice contro l’esecutivo Meloni e i suoi provvedimenti di politica economica. Che, a sentire Landini, Sbarra e Bombardieri non offre nessuna risposta alle tre macro-questioni poste nella loro piattaforma unitaria: fisco, pensioni, lavoro. E laddove ci prova, le dà comunque sbagliate. Una va…
ROMA - Agganciare il treno della mobilitazione sindacale per riconnettersi sentimentalmente con le fasce più deboli, le famiglie in difficoltà, i precari che magari hanno votato a destra e sono stati traditi dal governo. Non perdere terreno sulle battaglie identitarie — proprio adesso che Cgil, Cisl e Uil sono a fatica tornate insieme, dopo anni di dissidi — nel confronto tra ex alleati divenuti ormai avversari nella gara per la leadership del campo progressista.
C’è anche questo elemento, la competition fra Pd e M5Stelle, nella decisione di Elly Schlein e Giuseppe Conte, identica ma non concordata, di partecipare alla campagna promossa dalla Triplice contro l’esecutivo Meloni e i suoi provvedimenti di politica economica. Che, a sentire Landini, Sbarra e Bombardieri non offre nessuna risposta alle tre macro-questioni poste nella loro piattaforma unitaria: fisco, pensioni, lavoro. E laddove ci prova, le dà comunque sbagliate. Una valutazione condivisa da (quasi) tutte le forze di minoranza. Già pronte alle barricate in Parlamento per correggere il decreto lavoro. E a scendere in piazza accanto ai sindacati per alzare la pressione su Palazzo Chigi e tentare di invertirne la rotta su salari e occupazione.
È un gioco a rincorrersi sui temi cari alla sinistra, quello dei due principali leader d’opposizione. Entrambi tuttavia consapevoli che la corsa su binari paralleli dovrà prima o poi confluire su un terreno di lotta comune. Ciascuno con le proprie parole d’ordine, che però mai come adesso finiscono per suonare molto simili. È la ragione per la quale, in fondo a mesi trascorsi a organizzare incontri separati con i capi del sindacato — ha cominciato Conte con Landini a dicembre, in vista della legge di Bilancio; ha proseguito Schlein a metà aprile, convocando al Nazareno tutti e tre i segretari confederali per confrontarsi su Pnrr, Def, salario minimo — sia l’uno che l’altra hanno dato ora mandato ai rispettivi partiti di mobilitarsi al loro fianco. Impossibile sottrarsi, pena regalare un vantaggio che può rivelarsi cruciale nel rapporto con gli elettori e con il Paese.
"Certo che saremo presenti, noi vogliamo presidiare tutte le battaglie in cui si difende il Reddito, si combatte il precariato e lo smantellamento delle misure contro la povertà", è la linea del presidente M5S. Al tempo stesso determinato ad andare oltre, a scavalcare la rivale interna e a diventare l’alfiere dell’opposizione al governo. Perciò sta pianificando, per il mese di giugno, anche una sua manifestazione aperta alle forze politiche e sociali che vorranno aderire, ben sapendo che difficilmente il Pd potrà accodarsi, mentre di sicuro non ci saranno i sindacati, già decisi a negare la ribalta ai leader di partito nelle tre piazze di Bologna, Milano e Napoli. Con il placet convinto dei Democratici, che attraverso i responsabili Lavoro ed Economia, Cecilia Guerra e Antonio Misiani, hanno stabilito un canale diretto con i confederali, nel rispetto della reciproca autonomia.
Una strategia necessaria all’ex premier giallorosso per marcare il territorio, provare a stabilire il primato su alcuni temi che la nuova inquilina del Nazareno gli sta scippando. Vista tuttavia non proprio di buon’occhio dai suoi. Quando Conte ha alzato il tiro contro il Pd, definito "partito di potere", e ha stretto accordi con la destra sulle nomine nei consigli di presidenza della giustizia amministrativa (dove è stato eletto l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede) nelle chat del Movimento sono spuntate critiche feroci. Preoccupati, in tanti, che il dialogo coltivato nelle ultime settimane dai capigruppo di Camera e Senato — Boccia e Braga per i Dem, Patuanelli e Silvestri per i 5Stelle — potesse infine interrompersi.
È questo il filo della tela che i due partiti stanno provando faticosamente a tessere per far fronte comune contro l’esecutivo. A dispetto dell’antagonismo fra leader. Dei proclami spesso bellicosi. Ai quali Schlein s’è preparata a rispondere coi fatti. Perciò stamattina interverrà al convegno fiorentino della Filcams Cgil su “Contratti, appalti, umanità del lavoro” e nel pomeriggio sarà all’Eco-Futuro Festival in programma alla Città dell’Altra Economia, a Roma. È il suo modo di replicare: essere laddove si combatte per i diritti sociali. In carne e ossa, non solo a parole.