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L’Europa boccia il governo Meloni: “Emergenza migranti? Se ne parla nel 2024”

Giorgia Meloni 
Nella riunione degli ambasciatori Ue discussione rinviata: “Negoziato da terminare entro fine legislatura”
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BRUXELLES - "Un negoziato che si punta a concludere nel 2024". Se qualcuno avesse voluto avere davvero l’ultima prova che la questione migranti non avrà una risposta concreta in tempi brevi, allora l’ha trovata mercoledì scorso. Nel corso della riunione del Coreper (il comitato che riunisce i Rappresentanti permanenti di tutta l’Unione europea) la questione è stata trattata a lungo e l’esito è stato drammaticamente crudo per l’Italia: per una soluzione formale se ne riparla nella prossima primavera.


È qualcosa di più di uno schiaffo al governo Meloni. Si tratta di una constatazione di inefficacia. Perché l’esito che i 27 ambasciatori hanno accettato è nella sostanza una bocciatura dell’esecutivo italiano. Il ministro francese Darmanin ha esplicitato l’altro ieri quel che nelle riunioni riservate ormai tutti sottolineano nei confronti del nostro governo: sono fermi. Del r…

BRUXELLES - "Un negoziato che si punta a concludere nel 2024". Se qualcuno avesse voluto avere davvero l’ultima prova che la questione migranti non avrà una risposta concreta in tempi brevi, allora l’ha trovata mercoledì scorso. Nel corso della riunione del Coreper (il comitato che riunisce i Rappresentanti permanenti di tutta l’Unione europea) la questione è stata trattata a lungo e l’esito è stato drammaticamente crudo per l’Italia: per una soluzione formale se ne riparla nella prossima primavera.


È qualcosa di più di uno schiaffo al governo Meloni. Si tratta di una constatazione di inefficacia. Perché l’esito che i 27 ambasciatori hanno accettato è nella sostanza una bocciatura dell’esecutivo italiano. Il ministro francese Darmanin ha esplicitato l’altro ieri quel che nelle riunioni riservate ormai tutti sottolineano nei confronti del nostro governo: sono fermi. Del resto, anche in occasione degli ultimi Consigli dei ministri Ue degli Interni, era stata avanzata ripetutamente la richiesta a Roma di formulare una proposta. Una base di trattativa su cui convergere. Ma l’attesa è stata vana. E il risultato non poteva che essere ratificato dal Coreper: "Il negoziato — spiega una fonte diplomatica — va inquadrato nell’orizzonte temporale di questa legislatura". Che, come è noto, si conclude nel maggio del 2024. Senza contare che il prossimo anno si imporrà un dato politico ineliminabile: chi — soprattutto tra gli Stati del nord e quelli a guida destrorsa — si assumerà il rischio di siglare un accordo sui migranti alla vigilia delle elezioni europee?


Insomma, altro che emergenza. Altro che vittoria di Palazzo Chigi pronto a esaltare il riconoscimento che la questione migratoria ha una dimensione europea e non nazionale. Non è un caso che ieri il portavoce di Ursula von Der Leyen sia stato tanto laconico quanto eloquente: "La Commissione invita tutti gli Stati membri a dialogare in maniera costruttiva sulle questioni delle migrazioni che sono questioni che riguardano tutti". Nessun cenno a possibili svolte pratiche.


Il punto centrale è che Parigi e Berlino avevano recapitato nei mesi scorsi un messaggio chiaro a Roma: presentate un’iniziativa che tenga conto anche dei cosiddetti “movimenti secondari” — i migranti che entrano in Italia o in un altro Paese di primo approdo e poi si spostano altrove — e noi vi appoggeremo. Ma non è arrivato niente. Alimentando così il sospetto che l’inerzia italiana sia connessa alla volontà di continuare ad accogliere extracomunitari per poi dirottarli verso nord (sospetto suffragato dai dati: il numero di stranieri regolari e irregolari presente in Italia da dieci anni è invariato). E rappresenta un tema scottante in particolare per la Francia. In effetti, il nostro Paese ha insistito sull’esigenza di rivedere le regole di Dublino focalizzando l’attenzione sui "flussi primari e non solo su queli secondari". Esattamente il nodo che si stringe intorno all’impossibilità di raggiungere un’intesa complessiva.


In questo quadro, l’idea che non si intervenga in tempi brevissimi — nemmeno al Consiglio europeo di fine giugno — significa che la probabile ondata di sbarchi estivi non potrà essere comunque fronteggiata con altri dispositivi. Sarà comunque tardi.


Certo, tutto avviene con i toni felpati e diplomatici tipici dei rituali brussellesi. Durante l’incontro dei 27 ambasciatori si è fatto il punto sullo stato di avanzamento del Patto sui migranti e l’Asilo e sulla riforma dell’accordo di Dublino. Si è sottolineata la necessità di trovare un "equilibrio tra responsabilità e solidarietà". Ma la conclusione assunta dalla presidenza di turno, ossia dalla Svezia dove da qualche mese si è insediato un governo di centrodestra, ha rinviato tutto al prossimo anno marcando un "generale consenso sul fatto che il compromesso finale dovrà garantire un effettivo equilibrio tra responsabilità e solidarietà". Quando però questo potrà avvenire, dal gabinetto di Stoccolma non è arrivata nemmeno una parola.


Ma una parola non è arrivata nemmeno dal governo italiano che sembra preferire conservare lo status quo e usare la polemica sui migranti come un arma di propaganda ed elettorale, piuttosto che individuare una via d’uscita credibile e accettabile da tutti.