Meloni avverte le opposizioni: "Voglio riforme condivise, ma ho il mandato per farle". Il Pd: "No all'elezione diretta di premier e capo dello Stato". Conte andrà all'incontro
a cura della redazione PoliticaSì al dialogo, ma alla fine decide il governo. È questo, in sostanza, l'avvertimento che Giorgia Meloni lancia alle opposizioni in vista dell'incontro di domani a Palazzo Chigi sulle riforme costituzionali. "Basta con le legislature ostaggio di chi cambia casacca, ne parleremo. Voglio fare una riforma ampiamente condivisa, ma la farò perchè ho avuto il mandato dagli italiani e tengo fede a quel mandato", dice senza troppi giri di parole la premier intervenendo ad Ancona al comizio del candidato sindaco del centrodestra Daniele Silvetti. Ma non basta. Meloni ribadisce l'intenzione di puntare sul presidenzialismo: "Le opposizioni dicono che le riforme costituzionali non sono una priorità. Ma io penso che sia una priorità dire basta ai governi costruiti in laboratorio dentro palazzo che passano sulla pelle dei cittadini e legare chi governa al consenso popolare e dare a questa nazione stabilità, governi che durano cinque anni".
Poi, parlando delle dimissioni dell'ad della Rai Fuortes, la premier ha dichiarato: "E' stata una sua scelta, da parte del governo non c'è stata nessuna pressione".
Il no del Pd al presidenzialismo
Il Pd, però, si prepara a dare battaglia, come deciso durante la segretaria del partito di oggi. La delegazione dem guidata da Elly Schlein andrà all'incontro con una sua proposta che parte da alcuni punti fermi: no all'elezione diretta del presidente del Consiglio e, men che meno, del Presidente della Repubblica. Apertura, invece, all'ipotesi di cancellierato, con un pacchetto di norme che comprende anche la sfiducia costruttiva (modello tedesco). Predisposizione al confronto, dunque, sempre che dal governo ci sia una disponibilità non solo di facciata a lavorare assieme. Premessa necessaria, per il Pd, alla luce delle parole del ministro Antonio Tajani: "Se le opposizioni scegliessero l'Aventino commetterebbero un grave errore" e, comunque, "noi andremo avanti, poi ci saranno i referendum e decideranno i cittadini".
Renzi: "Sulle riforme sono dalla parte di Meloni"
A schierarsi con la premier è Italia viva. "Sulle riforme faccio il tifo per Meloni" dice Matteo Renzi a Stasera Italia su Rete4. Però precisa: "In questa fase però non sono d'accorso sl presidenzialismo, suull'elezione diretta dell'inquilino del Quirinale. Supporto Meloni sul sindaco d'Italia, se va in quel senso". Il leader di Iv ha poi sottolineato:" Il presidente del Consiglio deve essere scelto dai cittadini. La cosa fondamentale è che ci sia un modello come quello dei sindaci".
Retromarcia di Tajani: "Le riforme si fanno insieme"
"Per quanto riguarda le riforme vogliamo ascoltare le proposte delle opposizioni, le riforme si devono scrivere insieme": lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della presentazione dello studio del Parlamento europeo sui costi della non Europa che si tiene a Roma.
"Siamo pronti a lavorare in Parlamento per garantire più stabilità in Italia perché questo significa essere più credibili. Vogliamo governi stabili, i governi instabili non fanno il bene dei cittadini", ha aggiunto Tajani.
I sospetti dei dem
Dunque, per il Pd le riforme proposte da Giorgia Meloni non siano un diversivo. Sono altre le priorità che interessano al Paese e, tra queste, non ci sono né il presidenzialismo né il premierato. "La convocazione della presidente del Consiglio - sono alcune tra le riflessioni che emergono dagli interventi tenuti in segreteria - non sia un modo per distrarre l'attenzione sui temi che interessano le persone e le necessità del Paese: lavoro, sanità, Pnrr".
Schlein e la sua squadra, insomma, non si fidano della mano tesa che arriva dal governo sul tema delle riforme istituzionali specie dopo l'intenzione, annunciata dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, di procedere ugualmente anche senza le opposizioni. Il centrodestra, infatti, punterebbe a proporre il premierato come soluzione che rafforzi il ruolo del presidente del Consiglio. "È gradita alla maggioranza dei partiti", è la convinzione di Tajani che strizza l'occhio al Terzo polo, favorevole a discutere del cosiddetto "sindaco d'Italia". L'ipotesi, però, non convince i dem.
Non solo, Il sospetto dei dem è che al fondo della convocazione delle opposizioni ci sia la volontà dell'esecutivo di alzare una cortina di fumo sui dossier più impellenti e delicati per la maggioranza, dal Pnrr alla sanità, passando per il lavoro. Insomma, quello che i dem temono è che quello delle riforme sia solo una operazione di distrazione di massa da parte della maggioranza per nascondere le proprie difficoltà.
Il nodo dell'Autonomia
Tra i nodi nel campo della maggioranza, spiega una fonte dem alla Camera, c'è anche quello dell'Autonomia differenziata. Nello stato maggiore dem è opinione diffusa che il dossier sarà portato avanti parallelamente a quello del presidenzialismo, per evitare 'strappi' fra le forze politiche che sostengono il governo, ma anche per rassicurare i territori al Sud, dove l'ipotesi di Autonomia differenziata continua ad alimentare qualche malumore.
Assieme a Schlein, domani nella delegazione Pd ci saranno i capigruppo di Camera e Senato, Francesco Boccia e Chiara Braga, e il responsabile Riforme e Pnrr della segreteria dem, Alessandro Alfieri. "La segretaria andrà all'incontro e ascolterà le proposte, perchè la maggioranza non ha messo a fuoco una proposta precisa, noi presenteremo le nostre", conferma il responsabile Enti Locali del Pd, Davide Baruffi, dopo la riunione della segreteria di questa mattina. E sempre Baruffi sottolinea l'importanza di coinvolgere gli iscritti in questo processo: "Un grande Pd deve rivolgersi alla sua base per costruire un punto di vista all'altezza dei problemi del Paese".
M5s anticipati alle 12.30, Conte può andare
È stato aggiornato il calendario degli incontri del Presidente del Consiglio con le delegazioni delle forze politiche di opposizione in merito al tema delle riforme costituzionali.
ore 12:30-14:00 Gruppo Movimento 5 Stelle;
ore 14:00-14:45 Gruppo per le Autonomie e Componente Minoranze Linguistiche;
ore 15:15-16:15 Gruppo Azione - Italia Viva – Renew Europe
ore 16:15-16:45 Componente +Europa;
ore 17:30-18:30 Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra;
ore 18:30-19:45 Gruppo Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista.
Ora il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte, impegnato nel pomeriggio a Brescia per l'inchiesta sulla gestione del Covid, è in condizioni di andare all'incontro. L'ex premier è stato convocato dal Tribunale dei ministri, insieme all'ex ministro della salute Roberto Speranza.