Cosa succede in Rai dopo l'addio di Fuortes? I tempi e i nomi del nuovo risiko nella tv pubblica
di Giovanna VitaleEra la mossa che il governo attendeva e per la quale ha lavorato alacremente dal suo insediamento, lo scorso ottobre. Con le dimissioni di Carlo Fuortes da amministratore delegato della Rai, può partire la stagione del centrodestra che punta a cambiare vertici e linea editoriale della tv pubblica. Ma, prima di dare il via libera al "risiko" di nomine c'è una procedura piuttosto complessa da seguire.
La successione a Fuortes
Dopo la lettera con la quale l'ad rimette il suo mandato denunciando che sono venute meno "le condizioni per proseguire", dovrà essere la presidente Rai Mariella Soldi a scrivere al Ministero dell'Economia per chiedere il ripristino del Cda a ranghi completi. A questo punto il Tesoro indicherà il nuovo amministratore delegato, Roberto Sergio, attuale direttore di Rai Radio, la cui nomina dovrà poi essere ratificata in Consiglio dei ministri (prima seduta utile giovedì prossimo). Poi, entro …
Era la mossa che il governo attendeva e per la quale ha lavorato alacremente dal suo insediamento, lo scorso ottobre. Con le dimissioni di Carlo Fuortes da amministratore delegato della Rai, può partire la stagione del centrodestra che punta a cambiare vertici e linea editoriale della tv pubblica. Ma, prima di dare il via libera al "risiko" di nomine c'è una procedura piuttosto complessa da seguire.
La successione a Fuortes
Dopo la lettera con la quale l'ad rimette il suo mandato denunciando che sono venute meno "le condizioni per proseguire", dovrà essere la presidente Rai Mariella Soldi a scrivere al Ministero dell'Economia per chiedere il ripristino del Cda a ranghi completi. A questo punto il Tesoro indicherà il nuovo amministratore delegato, Roberto Sergio, attuale direttore di Rai Radio, la cui nomina dovrà poi essere ratificata in Consiglio dei ministri (prima seduta utile giovedì prossimo). Poi, entro la prossima settimana, sarà l’assemblea degli azionisti Rai a insediare Sergio al Settimo piano di Viale Mazzini. Il suo primo atto sarà la nomina a direttore generale di Giampaolo Rossi, l'intellettuale organico a Fratelli d'Italia che da sempre cura i rapporti fra Giorgia Meloni e il mondo dell'informazione. Sarà lui, insieme all'ad, a dare il via al valzer delle poltrone nei Tg e nelle direzioni di genere e di corporate.
Il risiko delle nomine
La delicata partita interna all'azienda punta a ridisegnare gli assetti e i rapporti di potere in Rai. Grazie alla sponda interessata di Giuseppe Conte, al Tg1 è pronto ad approdare il direttore dell'Adnkronos Gian Marco Chiocci, da tempo vicino alla leader di FdI ma in rapporti cordiali anche con il capo del M5S, con cui qualche settimana fa è stato avvistato a pranzo. In funzione di riequilibrio, il Tg2 dovrebbe quindi andare a Forza Italia che vuole Antonio Preziosi. Il quale lascerebbe RaiParlamento a Giuseppe Carboni, l'ex direttore del Tg1 in quota grillina cacciato al tempo del governo Draghi e da allora senza poltrona. A questo punto si pone però il problema di Nicola Rao, che dal Tg2 - dove si era appena sistemato - dovrà trasmigrare o al Gr Radio di Andrea Vianello, oppure alla guida degli Approfondimenti, dove il direttore Antonio Di Bella è stato prorogato per due mesi, nonostante sia in età di pensione. Casella, questa, per la quale concorre anche il vice Paolo Corsini, altro dirigente molto stimato a destra.
Al Tg3 non dovrebbero invece esserci problemi per Mario Orfeo, nonostante a quel posto ambisce anche la vicedirettrice del Tg1 Costanza Crescimbeni, che raccoglie la stima del Nazareno di Elly Schlein. L'attuale direttrice del Tg1, Monica Maggioni, invece, dovrebbe prendere la direzione del Coordinamento editoriale in sostituzione della pensionanda Giuseppina Paterniti e Vianello potrebbe essere dirottato a RaiSport (vacante dopo l'addio di Alessandra Di Stefano) o a Rai San Marino. Angelo Mellone, invece, altro intelletuale vicino alla destra, da vicedirettore al Day Time, potrebbe essere promosso al posto di Simona Sala.