ROMA - Governo in stallo e tensioni altissime nella maggioranza. Su tutti i dossier principali sul tavolo di Palazzo Chigi non c'è accordo. Oggi saltano in Consiglio dei ministri sia la nomina dei vertici della Guardia di finanza sia la ratifica della scelta di Roberto Sergio a nuovo amministratore delegato della Rai. E sull'altro tavolo aperto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quello delle riforme, Lega e Forza Italia sono sulle barricate al di là delle frasi di rito dette in questi giorni. Il risultato è un governo paralizzato dalla mancanza di accordo su tutto tra i leader dei partiti che lo sostengono.
Uno dei temi più delicati è quello del nuovo comandante della Guardia di finanza: non era mai accaduto che nella cerimonia di avvicendamento fosse chiaramente presente l'uscente, Giuseppe Zafarana, ma non l'incaricato formale come successore. Al momento prende le redini il vice, Andrea De Gennaro, che Meloni vorrebbe c…
ROMA - Governo in stallo e tensioni altissime nella maggioranza. Su tutti i dossier principali sul tavolo di Palazzo Chigi non c'è accordo. Oggi saltano in Consiglio dei ministri sia la nomina dei vertici della Guardia di finanza sia la ratifica della scelta di Roberto Sergio a nuovo amministratore delegato della Rai. E sull'altro tavolo aperto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quello delle riforme, Lega e Forza Italia sono sulle barricate al di là delle frasi di rito dette in questi giorni. Il risultato è un governo paralizzato dalla mancanza di accordo su tutto tra i leader dei partiti che lo sostengono.
Uno dei temi più delicati è quello del nuovo comandante della Guardia di finanza: non era mai accaduto che nella cerimonia di avvicendamento fosse chiaramente presente l'uscente, Giuseppe Zafarana, ma non l'incaricato formale come successore. Al momento prende le redini il vice, Andrea De Gennaro, che Meloni vorrebbe confermare al vertice delle Fiamme gialle. Ma il ministro all'Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto "cautela e una ulteriore riflessione". E visto che oggi non sarà presente in Consiglio dei ministri perché impegnato nel G20 economico in Giappone, ha chiesto di non trattare l'argomento nella seduta di oggi. Quindi nomina rinviata.
Stesso discorso sul fronte Rai: sembrava soltanto una ratifica formale la scelta già fatta da Meloni di indicare come amministratore delegato della Rai Roberto Sergio. Ma anche qui l'assenza di Giorgetti della Lega, pressato da Salvini per chiedere chiarezza sulle nomine alla guida dei Tg e direzioni di genere, ha un peso. Nomina quindi rinviata, facendo slittare tutto l'iter per l'insediamento dell'ad a viale Mazzini.
Ma che qualcosa non stia andando bene nei rapporti interni tra i partiti di maggioranza lo dimostra non solo lo scontro palese ieri sul caro affitti tra i ministri Giuseppe Valditara e Annamaria Bernini, ma anche l'accoglienza del piano Meloni sulle riforme. Su questo fronte il clima in casa degli alleati della premier è gelido. Forse ancor di più che in casa dell'opposizione. Dalle parti della Lega, a esempio, che ci sia una certa freddezza sul tavolo voluto dalla presidente del Consiglio perché "i cittadini mi hanno votato per questo e vado avanti" lo si percepisce chiaramente dalle parole del deputato Stefano Candiani, uno dei pochi delegati dal leader Salvini a parlare sull'argomento: "Occorre sempre un equilibrio in queste cose, scelte tranchant, per la serie questo è il menù ed è un piatto unico, le escluderei a priori". Come dire, le riforme vanno fatte ma non è proprio questo il metodo da seguire.
In verità Salvini non ha per nulla gradito l'accelerazione voluta da Meloni e l'avvio degli incontri con l'opposizione prima ancora di un confronto chiarificatore con la maggioranza. Dice un deputato della Lega a lui molto vicino: "Ma come si fa ad aprire un tavolo di riforme dove si parla di presidenzialismo e in alternativa di premierato e, perché no, di sindaco d'Italia, come se una cosa valesse l'altra? Un tavolo dove sull'unica riforma avviata, quella dell'autonomia differenziata, non si dice nulla. Anzi, si incassa a priori il no dell'opposizione senza nemmeno insistere. Cosi non va".
Freddezza che rischia di diventare opposizione interna, non solo per la Lega ma anche per Forza Italia. In un primo momento il più meloniano tra gli azzurri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, aveva detto baldanzoso: "Sarebbe un errore se l'opposizione si mettesse sull'Aventino nel dialogo sulle riforme istituzionali. Noi andiamo avanti lo stesso". Ma sia la ministra delle riforme Elisabetta Casellati, mai coinvolta dalla Meloni, sia l'ala più vicina al presidente degli azzurri Silvio Berlusconi, guidata da Marta Fascina, hanno subito chiesto a Tajani di abbassare i toni perché Forza Italia non può firmare cambiali in bianco su un tema , quello delle riforme istituzionali, che lo stesso Berlusconi cerca di portare avanti senza risultati da trent'anni. Cosi 24 ore dopo Tajani corregge il tiro: "Per quanto riguarda le riforme vogliamo ascoltare le proposte delle opposizioni, le riforme si devono scrivere insieme". Implicitamente uno stop al tavolo, visto il no delle opposizioni.