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Udine, Meloni e il governo con gli alpini: "Patria seconda mamma, al Paese serve la mini naja"

Giorgia Meloni al radun degli alpini a Udine (ansa)
Accuse di molestie, Ciriani contro le femministe: "Solo fango per colpire le istituzioni"
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UDINE - Rilancio della mini naja, la patria quale seconda mamma comune, gli alpini come simbolo nazionale di resistenza, solidarietà e ricostruzione, le denunce femministe anti-molestie equiparate a "tentativi vigliacchi di infangare l'associazione d'arma più amata del Paese per colpire le istituzioni".

Governo, presidenza del Senato e maggioranza di destra si schierano compatti a difesa di penne nere e forze armate e da Udine anticipano la scelta di ricostruire "una riserva di giovani addestrati a interventi di logistica militare, emergenze e catastrofi". Il Friuli, dalla prima guerra mondiale al dopo-terremoto del 1976, è la culla storica degli alpini e della protezione civile. La 94° adunata del corpo di montagna più antico del mondo, a un anno da accuse di molestie e polemiche che nel 2022 hanno travolto l'Ana a Rimini, diventa così l'occasione per riposizionare l'immagine dei 320 mila soci e dei milit…

UDINE - Rilancio della mini naja, la patria quale seconda mamma comune, gli alpini come simbolo nazionale di resistenza, solidarietà e ricostruzione, le denunce femministe anti-molestie equiparate a "tentativi vigliacchi di infangare l'associazione d'arma più amata del Paese per colpire le istituzioni".

Governo, presidenza del Senato e maggioranza di destra si schierano compatti a difesa di penne nere e forze armate e da Udine anticipano la scelta di ricostruire "una riserva di giovani addestrati a interventi di logistica militare, emergenze e catastrofi". Il Friuli, dalla prima guerra mondiale al dopo-terremoto del 1976, è la culla storica degli alpini e della protezione civile. La 94° adunata del corpo di montagna più antico del mondo, a un anno da accuse di molestie e polemiche che nel 2022 hanno travolto l'Ana a Rimini, diventa così l'occasione per riposizionare l'immagine dei 320 mila soci e dei militari in armi al vertice "della difesa e della generosità che rappresentano l'identità dell'Italia".

Massiccio, per riuscirci, l'impegno del premier Giorgia Meloni. Per l'occasione calza il cappello verde donatogli dall'Ana, indossa un giubbotto di pelle nera e di prima mattina inaugura a piedi e sotto la pioggia il corteo degli 80 mila alpini che sfilano tra le 400-500 mila persone riunite per i quattro giorni della festa annuale. "Oggi è la festa della mamma - dice riprendendo l'offensiva a favore di natalità e famiglia tradizionale - ma noi abbiamo sempre un'altra mamma, che è la patria. Senza questi legami, non c'è niente che possiamo fare e l'amore per la patria deve essere la leva per risollevare il Paese".

Lo slogan dell'adunata quest'anno è "Alpini, la più bella famiglia". Meloni legge lo striscione che apre la sfilata e aggiunge: "Se la patria è la seconda mamma, gli alpini sono la nostra seconda famiglia. Il ritorno di una forma di leva è un tema che si può affrontare come ipotesi volontaria, in alternativa al servizio civile". Più espliciti, sulla mini naja, sia il ministro della Difesa che il presidente del Senato. Guido Crosetto, alpino di terza generazione, sceglie di sfilare in giubbotto e penna nera al fianco del presidente Ana, Sebastiano Favero e del gonfalone con le 212 medaglie d'oro al valor militare. "Giornata straordinaria e di ricarica personale - dice - assieme a persone che hanno in comune la volontà di donarsi agli altri e di servire il Paese. Da sempre sono a favore di una riserva di giovani su base volontaria, preparati per scegliere poi la vita civile, o il servizio sotto le armi. Presto ne discuterà il parlamento".

Mini naja rilanciata anche da Ignazio La Russa, arrivato a Udine a fine mattinata. "Un addestramento militare in tre settimane - dice dal palco di piazza Primo Maggio - non è possibile. Ma se lo allunghiamo a 40 giorni, come un tempo durava il car, allora può consentire a chi vuole di partecipare alla vita delle forze armate. Un nuovo disegno di legge è già in preparazione: il mio cuore batte con quello degli uomini e delle donne con le stellette e gli alpini sono una pagina di storia italiana poco raccontata, su cui si fonda l'identità nazionale".

A spiegare ragioni e obbiettivi della mini naja, il presidente Favero. "L'età media dei soci Ana - dice - è ormai over 50. Senza leva le associazioni invecchiano e rischiano di esaurirsi: c'è bisogno di giovani volontari in grado di intervenire, al fianco degli effettivi, come protezione civile in caso di emergenze e calamità. Possiamo partire dai campi scuola alpini, con un migliaio di ragazzi all'anno, per arrivare fino a 10 mila". Dietro l'orgoglio alpino e la decisione del governo di "ricostruire una base giovane a sostegno dell'esercito in una fase storica che vede la pace dell'Europa minacciata", il nervo scoperto dell'adunata è rimasto però, dopo Rimini, il rapporto complicato tra le penne nere e le donne oggetto di molestie un anno fa, con oltre 150 denunce.

Per la cronaca nessun caso segnalato a Udine, appelli pressanti a "comportarsi in modo civile e a denunciare le mele marce", decaloghi anti-molestie sottoscritti da Ana e Commissione regionale Pari opportunità, manifesti che invitavano alla "tolleranza zero", discendenti delle portatrici carniche e donne alpine in sfilata con lo striscione "Per il rispetto e contro la violenza sulle donne". "Ma quelle femministe - l'attacco di Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento - sono state accuse indegne rivelatesi senza fondamento, tese a gettare fango sugli alpini in quanto patrimonio di pace più amato del Paese, nel tentativo di minare le istituzioni seminando vecchio anti-militarismo. Questa terra, ricostruita dopo il 1976, sa quello che le penne nere fanno ogni giorno per tutti". Concorde il governatore regionale. Massimiliano Fedriga: "Chi sporca il nome degli alpini - dice - sporca quello dell'Italia". Donna anche la figura più applaudita dell'adunata: Paola Dal Din, 100 anni in agosto, partigiana, medaglia d'oro al valor militare, citata da Giorgia Meloni lo scorso 25 aprile. "A me però - dice - la politica in sé non interessa. Mi importa che si faccia il bene dell'Italia".