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Macron-Meloni, prove di disgelo. Il presidente francese: "Non si può lasciare sola l'Italia sui migranti"

Giorgia Meloni (afp)

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Al Consiglio d'Europa di Reykjavik il presidente francese tenta un riavvicinamento dopo gli attacchi alla premier per la gestione del dossier immigrazione. La presidente del Consiglio: "Sono solo questioni di politica interna che non mi interessano"
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REYKJAVIK -Una stretta di mano, un sorriso, in un clima che fonti di Chigi definiscono di "grande cordialità". Nell’avveniristica concert hall con vista sull’Oceano che ospita il summit dei 46 leader del Consiglio d’Europa, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron riallacciano i rapporti che negli ultimi mesi sono stati minati a più riprese dagli attacchi francesi alle politiche migratorie di Palazzo Chigi. Non passerà alla storia come l’incontro fra Reagan e Gorbaciov, che nell’ottobre del 1986 proprio nella capitale islandese posero le basi per la fine della guerra fredda, ma di certo il vertice di Reykjavik, che ha al centro il conflitto ucraino, porta con sé anche una schiarita nelle relazioni fra due dei principali partner dell’Unione europea.

Sono le parole del presidente francese, anzitutto, a lasciarlo intendere. Macron raggiunge la sede del vertice e si sofferma a parlare anche con i giornalisti italiani. E r…

REYKJAVIK -Una stretta di mano, un sorriso, in un clima che fonti di Chigi definiscono di "grande cordialità". Nell’avveniristica concert hall con vista sull’Oceano che ospita il summit dei 46 leader del Consiglio d’Europa, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron riallacciano i rapporti che negli ultimi mesi sono stati minati a più riprese dagli attacchi francesi alle politiche migratorie di Palazzo Chigi. Non passerà alla storia come l’incontro fra Reagan e Gorbaciov, che nell’ottobre del 1986 proprio nella capitale islandese posero le basi per la fine della guerra fredda, ma di certo il vertice di Reykjavik, che ha al centro il conflitto ucraino, porta con sé anche una schiarita nelle relazioni fra due dei principali partner dell’Unione europea.

Sono le parole del presidente francese, anzitutto, a lasciarlo intendere. Macron raggiunge la sede del vertice e si sofferma a parlare anche con i giornalisti italiani. E risponde a una domanda del Tg3: "Meloni? Sì, la vedrò. Spero di poter cooperare con il suo governo perché non sottostimo il fatto che l’Italia, come Paese di primo arrivo dei migranti, si trova a fronteggiare una fortissima pressione: non può essere lasciata sola. Servono strategie comuni - rimarca ancora Macron - Bisogna accogliere chi fugge dalle guerre ma combattere anche il traffico illegale di uomini e donne che arrivano dall’Africa in condizione di miseria".

Il presidente francese auspica "una solidarietà europea" e parla "di frontiere comuni". Ribadisce che "bisogna lavorare con l’Italia". Toni decisamente diversi da quelli finora contenuti nelle dichiarazioni attribuite all’Eliseo, o usati da esponenti del governo francese e “fedelissimi” di Macron. In particolare quello del ministro degli Interni Gérald Darmanin che aveva definito Meloni "incapace di risolvere i problemi migratori". Un’affermazione che aveva portato il vicepremier italiano Antonio Tajani ad annullare una visita a Parigi. La presidente del Consiglio aveva liquidato le critiche giunte da Oltralpe come "un regolamento di conti interno", limitandosi a sottolineare un errore di galateo.

Nel frattempo è cominciato il lavoro delle diplomazie, in vista dei summit internazionali di Reykjavik e soprattutto di Hiroshima, il G7 alle porte nel corso del quale potrebbe tenersi un bilaterale. Prima ancora delle parole di Macron, Meloni ieri ha minimizzato la portata delle tensioni con la Francia, dando priorità alle "questioni che in questa fase la comunità internazionale deve avere la forza di affrontare senza tentennare".


A partire, appunto, dalla guerra in Ucraina: nella storica riunione di tutti i leader continentali (solo la quarta a questo livello in quasi 75 anni di storia del Consiglio d’Europa) Meloni e Macron sono stati tra i primi a firmare il registro dei danni causati dall’invasione russa. Un’iniziativa che, assieme a una dichiarazione d’intenti sulla volontà di individuare i colpevoli dei crimini di guerra, mira ad aumentare il pressing dell’Europa su Putin. A inchiodarlo alle sue responsabilità. Zelensky ha aperto i lavori in videocollegamento: "La nostra formula è l’unico piano di pace realistico". Meloni benedice un futuro nell’Ue per l’Ucraina, anche attraverso le riforme che la Commissione di Venezia (un organismo del Consiglio d’Europa) sta esaminando: altro argomento sul tavolo del summit islandese.


Ma di immigrazione la premier torna a parlare, quando in Italia è già sera inoltrata, con il primo ministro inglese Rishi Sunak, fautore della linea dura contro gli sbarchi. Poi via verso il Giappone con rotta da Ovest e tappa in Alaska. E al ritorno ci sarà pure una sosta ad Astana, capitale del Kazakistan. Un giro del mondo completo, per Meloni e il suo seguito, nel breve volgere di una settimana.