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Renzi e Calenda a teatro insieme per Renew Europe. Ma non si salutano. Dalla platea mugugni contro il leader di Azione

(ansa)
Primo appuntamento pubblico dopo la tregua siglata nel nome del Terzo Polo. Ma la convention organizzata a Roma non ha mostrato un riavvicinameto tra i due esponenti
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Renzi-Calenda. Era il primo incontro pubblico dopo la fragilissima tregua siglata nel nome del Terzo Polo (che non c'è più) tre giorni fa. Risultato: nemmeno si sono salutati. Ma punzecchiati a distanza sì, eccome. E dire che a convocarli, e ad ascoltarli, c'era il plenipotenziario di Emmanuel Macron a Bruxelles, cioè Stéphane Séjourné, presidente del cartello centrista del presidente francese, Renew Europe. La convention al Teatro Eliseo, nella sala piccola senza aria condizionata, anziché mostrare un riavvicinamento tra i leader di Azione e Italia Viva, dopo che per un mese se le sono suonate di santa ragione, ha portato invece sul palco i dissapori e quell'incomprimibile senso di antipatia reciproca.

Dettagli non marginali: Matteo Renzi e Carlo Calenda da programma avrebbero dovuto salire sul palco insieme, col leader di +Europa, Riccardo Magi, e il fondatore dei Libdem europei, Giuseppe Benedetto. Infatti sul pal…

Renzi-Calenda. Era il primo incontro pubblico dopo la fragilissima tregua siglata nel nome del Terzo Polo (che non c'è più) tre giorni fa. Risultato: nemmeno si sono salutati. Ma punzecchiati a distanza sì, eccome. E dire che a convocarli, e ad ascoltarli, c'era il plenipotenziario di Emmanuel Macron a Bruxelles, cioè Stéphane Séjourné, presidente del cartello centrista del presidente francese, Renew Europe. La convention al Teatro Eliseo, nella sala piccola senza aria condizionata, anziché mostrare un riavvicinamento tra i leader di Azione e Italia Viva, dopo che per un mese se le sono suonate di santa ragione, ha portato invece sul palco i dissapori e quell'incomprimibile senso di antipatia reciproca.

Dettagli non marginali: Matteo Renzi e Carlo Calenda da programma avrebbero dovuto salire sul palco insieme, col leader di +Europa, Riccardo Magi, e il fondatore dei Libdem europei, Giuseppe Benedetto. Infatti sul palco dell'Eliseo erano state sistemate quattro sedie, occupate in due panel precedenti. Ma al momento di quello finale, il panel dei leader, due poltroncine vengono fatte sparire sul retro. Ne restano solo due, per l'intervistatrice e un leader solo. Uno alla volta.

Il primo a parlare è Renzi, che arriva in sala prima di Calenda, che si siede in prima fila a quattro poltrone da lui, ben distanziato. Nemmeno un ciao. Renzi gli passa davanti, senza salutare, parla 5 minuti, volando alto: Cina, America, Nigeria, Sud Est asiatico. Unica stoccata: "Per allargare il nostro schieramento dobbiamo accettare l'idea che non si possa essere d'accordo su tutto, se quello che sta seduto accanto a me non è d'accordo su una cosa, non dice: me ne vado". Applausi scroscianti dei suoi, mentre Calenda rimane a braccia conserte. Poi l'ex premier finisce, per andare a vedere la Fiorentina in Coppa Italia, e per non ripassare dalla scaletta che è proprio davanti a Calenda, zompa giù dal lato opposto del palco. E se ne va.

Tocca a Calenda. Che va subito dritto al punto: la lista unica per le Europee "non è facile, non dobbiamo fare troppe promesse adesso". Perché pesa, ammette, "il trauma" del divorzio sul partito unico. Dunque calma e gesso. E soprattutto "time out per gli attacchi personali tra noi". Lo dice tre volte e alla terza i renziani in platea iniziano a rumoreggiare, urletti ("Basta!"), partono un paio di fischi. A quel punto l'ex ministro dello Sviluppo se la cava con una battuta alla Maurizio Costanzo quando il parterre del Parioli era particolarmente bizzoso: "Boooni, state boni". I renziani però non si placano, quindi Calenda insiste: "Amici di Italia Viva, se volete continuiamo così, ma non è serio!".

Insomma, nonostante lo stesso Séjourné si auguri nelle conclusioni che i macroniani d'Italia ritrovino "l'unità", come rimarca anche l'europarlamentare Sandro Gozi, quelli al momento non riescono nemmeno a sfoggiare un sorriso stirato insieme, il tempo di una photo opp. Altro che lista unica alle Europee. Anche i radicali potrebbero non farne parte, perché, spiega Riccardo Magi, "noi non vogliamo essere equidistanti da socialisti e conservatori". Infatti Calenda gli risponde sottolineando: "Su questo non sono d'accordo". Difficoltà politiche e caratteriali. "È un lavoraccio. Io e Renzi non siamo personalità facili. - chiosa il leader di Azione - neanche Emma Bonino lo è". Infatti all'Eliseo, invitata, non si è fatta vedere.