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Alle Comunali la destra vince ovunque, la sinistra solo a Vicenza

La coalizione di governo si aggiudica cinque capoluoghi su sette ai ballottaggi: Ancona, Brindisi, Massa, Siena e Pisa. E poi Catania e Ragusa al primo turno in Sicilia. Terni a un candidato centrista. Meloni: "Non esistono più roccaforti"
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ROMA - Perde, nettamente, il centrosinistra: incapace di costruire alleanze omogenee sui territori. Trionfa il centrodestra, quasi ovunque unito, che inverte il trend alle amministrative spesso sfavorevole e strappa alcuni fortini storici agli avversari. Un risultato che per Giorgia Meloni conferma "il consenso, il radicamento e la forza" della coalizione di governo. "Non esistono più le roccaforti", esulta a sera la premier. Convinta che da questo voto arrivi "un'ulteriore spinta a seguire il programma di riforme economiche, sociali e istituzionali con il quale abbiamo ottenuto la fiducia degli italiani".

In effetti, su sette comuni capoluogo chiamati al ballottaggio, il Pd prevale solo a Vicenza con Giacomo Possamai. Il giovane lettiano è riuscito a sfilare ai sovranisti la città palladiana stringendo subito un accordo con il Terzo polo, poi allargato pure al M5S, forte di una precisa strategia: tenere lontani i dirigenti nazionali del suo partito (segretaria inclusa). Ad Ancona, unico capoluogo di regione al voto, vince per la prima volta dopo trent'anni di ininterrotto predominio "rosso" il candidato di Forza Italia Daniele Silvetti. Stesso film a Brindisi, nonostante il beau geste dem di cedere l'aspirante sindaco ai grillini, che tuttavia non ha convinto Giuseppe Conte a condividere il palco elettorale con Elly Schlein. Mai apparsi fianco a fianco, i due capi dell'opposizione, neppure per il comizio di chiusura, al contrario dei leader di maggioranza schierati a testuggine in quel di Catania. Conquistata forse non per caso al primo turno con oltre 40 punti di distacco.

A bruciare è anche la pesante sconfitta in Toscana, dove il Pd sperava di rimontare: Pisa, Siena e Massa restano saldamente in mani nero-verdi. Scatenando il tripudio dei leghisti: "Abbiamo fatto cappotto". E gli sfottò di Matteo Salvini: "Non c'è che dire, un ottimo effetto Schlein". Cui Fabio Rampelli di FdI augura "lunga vita". È lei, "la segretaria che sta portando il Pd su posizioni estremiste e marginali" il bersaglio prediletto dei sovranisti. Che hanno buon gioco ad affondare il colpo: a giugno dell'anno scorso il partito guidato da Enrico Letta si era imposto in quasi tutte le città, bissando il successo registrato nei mesi precedenti e lasciando agli sfidanti solo briciole.

Da allora a oggi i rapporti di forza si sono capovolti. Colpa del "vento a favore delle destre" che, dopo le politiche, soffia "ancora forte nel Paese", si giustifica l'inquilina del Nazareno. "Serve tempo per ricostruire un campo alternativo", insiste, "è evidente che da soli non si vince". Ma neppure, obietta Carlo Calenda, "opponendo al sovranismo di destra il populismo di sinistra e 5Stelle". Più severa la capogruppo di Iv in Senato, Raffaella Paita, che non ha dubbi su chi sia l'artefice della sconfitta: "Il Pd di Schlein non funziona. Non lo vedono arrivare nemmeno gli elettori", taglia corto. "Peccato per quelle città in cui per arroganza non si sono voluti fare accordi, come a Siena".

A riprova di un clima che rende complicato rimettere insieme i cocci. Come invece ha saputo fare il centrodestra, che sembra aver imparato la lezione. A segnalarlo è Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Cattaneo di Bologna, secondo cui a far pendere la bilancia verso la coalizione di governo non è solo la coesione, che ha consentito di "mantenere e consolidare il rapporto con il suo elettorato", ma anche "la crescente perizia nella selezione delle candidature. In passato sono stati fatti errori, come a Roma nel 2021, ma in questa tornata hanno scelto tutte persone valide".

Lo si è visto anche in Sicilia, dove si è votato per il primo turno. Catania confermata subito a valanga, così come Ragusa; Trapani in bilico (ma il centrosinistra è avanti), Siracusa al ballottaggio. E vorrà dire qualcosa se pure là dove il centrodestra classico perde, la spunta comunque un candidato d'area: vedi il civico Stefano Bandecchi a Terni. Alla fine, tenendo conto dei risultati di quindici giorni fa, la partita si chiude con 9 capoluoghi a 3. Per il centrosinistra, un'autentica Caporetto.

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