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Pd sconfitto, parte il processo. Schlein: "Datemi tempo"

La segretaria del Pd, Elly Schlein 
Dopo il flop delle Comunali, la segretaria si sfoga: "Non mettetemi alle strette". Ma intanto annulla la trasferta a Bruxelles e punta sulle Europee 2024 : "Possiamo arrivare primi". Ma nel partito è già aria di resa dei conti: "Bisogna cambiare rotta"
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ROMA - "Non buttiamoci giù. Alle Europee possiamo arrivare primi". È la linea Schlein dopo la débâcle alle amministrative. La segretaria del Pd lo dice due volte davanti agli europarlamentari dem. Un po' carica gli altri, ma soprattutto sé stessa. La "botta", dice in privato, è stata dura. Forse inaspettata nelle proporzioni, anche se "non era facile". Eppure guai a darsi per vinti adesso, ragiona la leader dei democratici. Convinta che il match con la premier sia solo alle battute iniziali, sempre che i compagni di partito non inizino a rosolarla a fuoco lento come con i suoi predecessori. Ecco spiegato un altro sfogo privato: "Datemi un po' di tempo, sono appena arrivata, non mettetemi alle strette". Dunque, dice Schlein, sguardo avanti. Alle prossime elezioni. Quelle sì un banco di prova cruciale. Sa, la segretaria del Pd, che con questo precedente elettorale probabilmente non le baster&…

ROMA - "Non buttiamoci giù. Alle Europee possiamo arrivare primi". È la linea Schlein dopo la débâcle alle amministrative. La segretaria del Pd lo dice due volte davanti agli europarlamentari dem. Un po' carica gli altri, ma soprattutto sé stessa. La "botta", dice in privato, è stata dura. Forse inaspettata nelle proporzioni, anche se "non era facile". Eppure guai a darsi per vinti adesso, ragiona la leader dei democratici. Convinta che il match con la premier sia solo alle battute iniziali, sempre che i compagni di partito non inizino a rosolarla a fuoco lento come con i suoi predecessori. Ecco spiegato un altro sfogo privato: "Datemi un po' di tempo, sono appena arrivata, non mettetemi alle strette". Dunque, dice Schlein, sguardo avanti. Alle prossime elezioni. Quelle sì un banco di prova cruciale. Sa, la segretaria del Pd, che con questo precedente elettorale probabilmente non le basterà "tenere", nel voto per Strasburgo, cioè attestarsi intorno al 20%. Per superare il giro di boa e navigare fino alle Politiche dovrà fare meglio. Ne sembra perfettamente consapevole quando ai 16 membri Pd dell'Eurocamera fissa l'asticella più in alto: "Alle prossime Europee possiamo battere FdI ed essere il primo partito". Sarebbe la sua clausola di sopravvivenza.

Agli europarlamentari Schlein parla da remoto. E questa è la prima notizia del day after elettorale. La leader avrebbe dovuto imbarcarsi ieri mattina per Bruxelles, dove, per inciso, era in programma pure un incontro a margine con l'ex grillino Dino Giarrusso, che sembrava a un passo dall'ingresso nel Pd, con Bonaccini, salvo poi congelare tutto e ora infatti dialoga con gli schleiniani. Ma i risultati delle urne l'hanno convinta a restare a Roma. Il partito già ribolle. Va tenuto sott'occhio, altro che trasferte brussellesi. "Ma le correnti sono il passato", metteva a verbale, non a caso, la coordinatrice e fedelissima Marta Bonafoni, uscendo ieri sera dal Nazareno. Eppure la debolezza della leader dopo questa tornata fa rialzare la testa ai vecchi gruppi organizzati, che l'avevano inquadrata dall'inizio come un'aliena.

In attesa del dibattito in direzione nazionale, la prossima settimana, dove qualche mal di pancia spunterà fuori. Alcuni malumori sono già in chiaro, i più ruvidi: "Il Pd dice no a tutto e le nostre proposte non si capiscono", attacca l'europarlamentare bonacciniana Elisabetta Gualmini. "Il Pd cambi rotta", punzecchia l'ex deputata Alessia Morani. "Schlein guardi i risultati spagnoli": ecco Pierluigi Castagnetti, che ieri ha riunito i suoi Popolari (c'era pure Alessandro Alfieri, responsabile Pnrr in segreteria). Diversi esponenti, come il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e Goffredo Bettini hanno firmato una petizione contro la maternità surrogata, tema che agita la componente cattolica, a partire da Graziano Delrio. Il grosso del partito per ora tace, ma in privato qualche considerazione circola eccome. Quasi tutti chiedono "più collegialità". Insomma, che non faccia tutto da sola. "Si è visto che non basta una riverniciatina al Pd - è la tesi di Lorenzo Guerini, capo di Base riformista - Sarà una traversata, dunque nessuno ora faccia lo sciacallo, ma non regaliamo il centro alla destra".

Ai lettiani invece non sono piaciute le parole del capogruppo al Senato, Francesco Boccia, che ha addossato la sconfitta elettorale "al gruppo dirigente precedente che ha fatto le alleanze" (anche se poi, onestamente, ha ammesso: "C'ero anch'io"). "Lo scaricabarile, vi prego no. Enrico Letta le amministrative le ha stravinte", è la reazione-tweet della portavoce dell'ex leader, Monica Nardi. Queste sono le voci dal Pd. Fuori c'è l'ex campo largo, già deflagrato prima del suo arrivo, va detto, con cui però Schlein deve confrontarsi. I problemi con Giuseppe Conte sono noti. Carlo Calenda ieri ribadiva: "Niente accozzaglie con il M5S". E raccontano che persino Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli siano infastiditi da un fatto: quando la chiamano, Schlein non risponde nemmeno al telefono.