Calenda vuole Renew, Conte i Verdi, Salvini chiude al Ppe: i partiti cercano "casa" in vista delle Europee
di Giovanna CasadioCarlo Calenda, il leader di Azione, ha detto di volersi contare alle Europee. Ma accasato in Renew Europe (oggi con il “suo” europarlamentare Giosi Ferrandino), sa bene che la “raccomandazione” dei macroniani da Strasburgo è quella di una lista Renew Europe Italia. Perché restare uniti significa fare la differenza politica. Nonostante il divorzio italiano, meglio insomma correre insieme con Italia Viva di Matteo Renzi, +Europa che dovrebbe starci con alcuni “distinguo”, e i liberali della Fondazione Einaudi di Giuseppe Benedetto.
La tentazione di corsa solitaria di Calenda dovrà fare i conti con la realtà. Sandro Gozi, segretario del Partito democratico europeo, europarlamentare eletto in Francia, renziano, ha organizzato per il 17 giugno a Bologna con Oscar Giannino, Alessandro De Nicola e Giuseppe Benedetto una convention che ha come slogan: facciamo Renew Italia.
Manca un anno (si voterà tra il 6 e 9 giugno de…
Carlo Calenda, il leader di Azione, ha detto di volersi contare alle Europee. Ma accasato in Renew Europe (oggi con il “suo” europarlamentare Giosi Ferrandino), sa bene che la “raccomandazione” dei macroniani da Strasburgo è quella di una lista Renew Europe Italia. Perché restare uniti significa fare la differenza politica. Nonostante il divorzio italiano, meglio insomma correre insieme con Italia Viva di Matteo Renzi, +Europa che dovrebbe starci con alcuni “distinguo”, e i liberali della Fondazione Einaudi di Giuseppe Benedetto.
La tentazione di corsa solitaria di Calenda dovrà fare i conti con la realtà. Sandro Gozi, segretario del Partito democratico europeo, europarlamentare eletto in Francia, renziano, ha organizzato per il 17 giugno a Bologna con Oscar Giannino, Alessandro De Nicola e Giuseppe Benedetto una convention che ha come slogan: facciamo Renew Italia.
Manca un anno (si voterà tra il 6 e 9 giugno del 2024) per eleggere i 705 eurodeputati, 76 dei quali in Italia, ma le grandi manovre hanno inizio. Se è vero che le Europee sono elezioni proporzionali, quindi ciascun partito fa per sé, è altrettanto vero che prepararsi a correre “accasati”, è meglio. Giuseppe Conte lo va dicendo da un anno, ma per i 5Stelle non si è ancora sciolto il nodo. Il gruppo dei Verdi europei, a cui i grillini puntano, non ha deciso se accoglierli. La cosa si trascina. Da Bruxelles fanno sapere che il dialogo è in corso: i mediatori sono al lavoro e il documento politico e tematico su cui il gruppo verde dovrà sciogliere le riserve è a buon punto. Però si va avanti al rallentatore.
Difficilmente il Movimento di Conte saprà prima di settembre, se la casa ambientalista e progressista in Europa sarà pronta per il 2024. Per i pentastellati è stata una legislatura europea complicata: di 14 europarlamentari, solo 6 sono rimasti fedeli al M5Stelle, gli altri si sono staccati approdando in altri gruppi e partiti.
D’altra parte, non solo i governi, ma tutte le forze politiche sanno che gli euroalleati fanno, e sempre più faranno, la differenza. Non a caso è scoppiato lo scontro nel centrodestra italiano. Silvio Berlusconi ha spezzato la lancia, con un’intervista al Giornale, scommettendo su una maggioranza di centrodestra in Europa, ovvero per l’alleanza tra Ppe e Ecr, i conservatori con leadership Giorgia Meloni, che raccolgono i post franchisti di Vox. Forza Italia punta a archiviare future nuove maggioranze Ursula, cioè Popolari, liberali, socialisti e progressisti.
Ma Matteo Salvini ha già declinato l’invito ad accomodarsi: noi con il Ppe, no grazie. Il leader leghista, che in Europa sta con Marine Le Pen nel gruppo Identità e democrazia, esclude di aderire al Ppe né oggi, né mai: “Non è all’ordine del giorno”. Lo ha spiegato in una intervista a Il T, quotidiano trentino. I leghisti come Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e Attilio Fontana, che si sono sempre mostrati possibilisti a un avvicinamento ai Popolari, se ne facciano una ragione. E l’ha anche presa da lontano per motivare la sua contrarietà: “Come la pensano i Popolari sull’utero in affitto, che per me è un abominio? E sulle restrizioni al settore automotive?”. Sulla questione delle euroallenze , attacca: “Negli ultimi anni abbiamo assistito all’asse tra Ppe e socialisti, non credo che piaccia agli elettori moderati di centrodestra”.
Commenta Gozi: “C’è un lavoro di Manfred Weber e Antonio Tajani per l’alleanza Ppe e Ecr, che significherebbe snaturare i Popolari, partito di De Gaspari e Schuman per farli alleare con i nazionalisti di Fratelli d’Italia e i post franchisti di Vox. E’ una prospettiva a cui noi di Renew Europe siamo radicalmente alternativi. Perciò il nostro ruolo, anche come Renew Italia, può essere decisivo”. “La domanda non è più chi è europeista e chi no, bensì a quale Europa si pensa? Quella delle destre è l’Europa dei nazionalismi”, chiosa l’europarlamentare dem, Massimiliano Smeriglio.
Per il Pd in Europa c’è stata un’ultima fibrillazione a proposito del nome Socialisti&Democratici, da cambiare in Socialisti e basta. Ma Brando Benifei il capogruppo dem, ritiene la questione archiviata: resta così come è. Formalmente il sondaggio sul nome, voluto dalla presidente del gruppo, la socialista Iratxe Garcìa Perez, non si è ancora concluso.