"Parlateci di Bibbiano". "Pd Partito di Bibbiano". "Gli ultimi ad andarcene da Bibbiano". "Mai più casi Bibbiano". Semplicemente "#Bibbiano".
Il caso dei presunti finti affidi del paesino della Val d'Enza, reggiano, esploso nell'estate del 2019, non si è chiuso ieri con l'assoluzione dello psicoterapeuta Foti dalle accuse di manipolazione delle testimonianze dei bambini. Un processo per chi non ha scelto il rito abbreviato è ancora in corso. Tra le 17 persone alla sbarra, c'è anche il sindaco Andrea Carletti che cadute tutte le altre accuse deve rispondere di abuso d'ufficio. Carletti è l'esponente dem che divenne il simbolo di una strumentalizzazione politica con pochi precedenti.
Fuori dal Coro, l'innesco
Vale la pena tornarci a quel luglio di quattro anni fa. Epoca del governo Conte I, detto gialloverde, con alleati i 5 stelle di Luigi Di Maio e la Lega di Matteo Salvini. Due dei principali partiti insieme a Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, responsabili di un massiccio attacco contro il Partito democratico. Vale la pena fermarsi su un fotogramma di Fuori dal Coro, la trasmissione di Mario Giordano andata in onda su Rete4 l'11 luglio 2019. Su un cambio di cartello. "Soldi dalla Russia? Lega sotto accusa", recita il primo. "Ladri di bambini, l'inferno di Bibbiano", il secondo, pochi secondi dopo.
Al netto dell'interrogativo, è lo stesso Giordano con assoluta trasparenza a spiegare che nonostante il caso Metropol sia sulla bocca di tutti, nonostante la diffusione degli audio BuzzFeed dell'incontro solo 24 ore prima, nonostante l'apertura a Milano di un fascicolo per corruzione internazionale con al centro l'uomo di fiducia di Salvini, si parlerà di altro. "Bla bla bla. - declama Giordano -. Tutti che parlano di questa inchiesta che non è niente. Invece nessuno che parla di un'altra inchiesta. Perché forse imbarazza qualcuno. Eppure è una storia terribile. Bibbiano... ". Seguirà un accorato monologo vis-a-vis con la telecamera, che culminerà con il conduttore accasciato a terra e il grido: "Vogliono distruggere la famiglia!".
#ParlateciDiBibbiano
Passano alcuni giorni, si arriva al 17 luglio. Dall'estrema destra romana, da CasaPound e Forza Nuova, arriva l'hashtag #ParlateciDiBibbiano che diventerà lo slogan principale della campagna contro il Nazareno. Le stesse parole erano state usate sugli striscioni dei movimenti neofascisti. Ancora solo sbuffi d'onda che nelle ore successive divennero tempesta - come Repubblica ricostruì allora - grazie al lavorìo della Bestia, agli influencer sovranisti e al rilancio social - ovviamente senza secondi fini - di celebrità come Nek, Laura Pausini, Ornella Vanoni.
Chi invece di fini politici ne aveva parecchi, per ragioni diverse, erano proprio i big della destra e del Movimento. Salvini sotto pressione come detto, Di Maio contro un possibile avvicinamento dei suoi ai dem di Zingaretti, Meloni arrembante nei sondaggi. L'estrema destra ha fatto da apripista e ora si tratta di finire il lavoro. Così ognuno a modo suo pianta la bandierina in quel di Bibbiano.
Meloni, la prima ad arrivare
Come rivendicato più volte, l'attuale presidente del Consiglio fu la prima ad arrivare a Bibbiano. Il 5 luglio 2019. Ribadendo l'ottimo fiuto, Giorgia Meloni cavalca da subito una vicenda che promette un ottimo ritorno in termini politici. Manifesta davanti al municipio assieme a un gruppo di militanti, famiglie e cittadini. Il giorno dopo rilascia un'intervista a La Verità in cui accusa il Pd di insabbiamento: "Mi aspettavo che, ancora prima di me, qui arrivasse Zingaretti". Parla di "emersione dell'ideologia gender" e non risparmia critiche all'allora presidente della Camera, il 5 stelle Roberto Fico, ritenuto responsabile del rallentamento in Parlamento della norma che consente di indagare sulle case famiglia.
Meloni tornerà diverse volte a Bibbiano. Un suo post con il cartello "Siamo stati i primi ad arrivare. Saremo gli ultimi ad andarcene!", è rilanciato in queste ore da allora esponenti dem come Carlo Calenda e Matteo Renzi che parlano di "violenza degli attacchi" e "sciacallaggio". Appena nominata presidente del Consiglio citerà l'inchiesta lo scorso 25 ottobre alla Camera, nel suo discorso per la fiducia. "Mai più casi Bibbiano" - la promessa -. "Abbiamo assunto l'impegno di limitare l'eccesso di discrezionalità nella giustizia minorile con procedure di affidamento e di adozione garantite e oggettive".
"Mai col partito di Bibbiano"
Uno dei più lesti a cavalcare l'ondata di sdegno popolare sollevata dall'inchiesta "Angeli e Demoni" è Matteo Salvini. "Chi tace su Bibbiano è complice", scrive sui suoi social il leader della Lega rilanciando e "onorando" i post di Nek e Pausini. "Non avrò pace finché l'ultimo bambino non sarà a casa", urla davanti al municipio in un blitz "da papà e da ministro" alla vigilia dell'intervento del presidente Conte alla Camera sul Russiagate.
Il Pd accusa il ministro dell'Interno di "passerella". "Sciacalli disperati. Lega e 5 stelle usano i bambini per colpirci", tuona l'allora vice segretaria dem Paola De Micheli. "Verrà creata una banca dati e nascerà una squadra speciale per la protezione dei minori", annuncia il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che apre un'inchiesta sugli affidi e attacca il Pd. Nulla di paragonabile all'attivismo del vicepremier Luigi Di Maio che lascia il segno dichiarando di "non voler aver nulla a che fare con il partito di Bibbiano".
Una bambina a Pontida
Sono i giorni della crisi politica del governo, che culminerà con i "pieni poteri" del Papeete e con l'alleanza giallorossa a inizio settembre. Qualche settimana dopo, al raduno di Pontida, Matteo Salvini chiude sul palco con in braccio Greta, una bimba presunta vittima di Bibbiano. Nel gennaio successivo, il leader del Carroccio si troverà a contendersi la piazza simbolo del caso con il nascente leader delle Sardine Mattia Santori che l'aveva prenotata per primo. La spunterà il leghista chiudendo la campagna elettorale della candidata alla Regione, Lucia Borgonzoni, che qualche tempo prima si era esibita al Senato con la t-shirt: "Parliamo di Bibbiano". In Emilia Romagna però vinceranno i dem Bonaccini e Schlein.