La battaglia sull'identità, sulla differenza tra uomo e donna, maschio e femmina, arriva in Parlamento. Questa volta il partito di Meloni prende di mira il vocabolario e punta ad eliminare dalla proposta di legge per il contrasto al bullismo (in discussione nelle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera) la parola "genere". Obiettivo dell'emendamento di Fratelli d'Italia è cancellare il termine dal provvedimento e sostituirlo con la parola "sesso". Un modo, insomma, per rivendicare l'ostilità di FdI, così come degli altri partiti di destra, verso tutto ciò che riguarda l'identità di genere e le tematiche dei diritti Lgbtq+. Non è un caso, dunque, che l'emendamento venga presentato proprio nei giorni in cui il presidente del Lazio, Francesco Rocca, ha deciso di revocare il patrocinio della Regione al Roma Pride e in Parlamento si discute del reato di maternità surrogata.
La proposta di legge
In totale, sono 46 gli emendamenti presentati da maggioranza e opposizioni sul provvedimento contro il bullismo. Nessuna delle proposte di modifica presentate dai gruppi stravolge l'impostazione del testo, che punta molto sulla fase preventiva e rieducativa degli eventuali "bulli", dando un ruolo alle istituzioni scolastiche e alla famiglia. Alcuni emendamenti inseriscono il tema della lotta alla dispersione scolastica, e al disagio giovanile, con l'Istituzione di Osservatori presso i diversi ministeri. Gli altri intervengono per integrare i contenuti della proposta di legge sui singoli punti ma rispettandone l'impianto.
L'emendamento di FdI
Tra gli emendamenti da votare nelle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera c'è, come detto, quello di FdI che punta a sostituire il termine "genere", presente nella proposta di legge, con la parola "sesso". Il primo articolo della proposta di legge definisce il bullismo con il quale "si intendono l'aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, in danno di un minore o di un gruppo di minori, idonee a provocare sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all'autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni".
Il testo indica poi gli spunti di questi atti vessatori: "Per ragioni di lingua, etnia, religione, orientamento sessuale, genere, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima". E qui entra in ballo la richiesta di Fratelli d'Italia, secondo cui la parola "genere" deve essere sostituita da "sesso". Una richiesta analoga a quella degli emendamenti presentati nella scorsa legislatura dal partito di Meloni alla legge Zan sul contrasto all'omofobia, provvedimenti in cui si chiedeva di mantenere il concetto di "orientamento sessuale" ma non quelli di "genere" e di "identità di genere".