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Rai, lo schiaffo della presidente ai nuovi vertici: “Nomine tutte al maschile, grave strappo sulla parità di genere”

La presidente della Rai, Marinella Soldi 
La presidente della azienda in audizione in commissione di Vigilanza: "Abbiamo ottenuto una significativa riduzione del gender gap. Uno sforzo ora non fatto". L'ad Sergio: "La tv pubblica è di tutti. Non può essere appannaggio di alcuni"
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Le recenti nomine "tutte al maschile" nei Tg Rai costituiscono un "strappo grave" alla policy aziendale sulla parità di genere. Il debutto dei vertici sovranisti in Commissione di Vigilanza inizia con uno schiaffo. Quello assestato dalla presidente Marinella Soldi, indicata a suo tempo dal governo Draghi, al neo-amministratore delegato Roberto Sergio e al dg Giampaolo Rossi imposti da Giorgia Meloni. Segno di una tensione ai piani alti di Viale Mazzini che non accenna a placarsi: dopo aver spinto alle dimissioni Carlo Fuortes, ora la destra punta a disfarsi anche dell'ex manager di Discovery. Una manovra tuttavia rispedita al mittente dalla diretta interessata, che non ha esitato a denunciare al Parlamento i primi errori della nuova gestione.

Le nomine

Dopo aver trasmesso alla bicamerale di controllo "un senso di urgenza" per l'enorme indebitamento della Rai, "pari a 580 milioni di euro nel 2022", che impone "l'approvaz…

Le recenti nomine "tutte al maschile" nei Tg Rai costituiscono un "strappo grave" alla policy aziendale sulla parità di genere. Il debutto dei vertici sovranisti in Commissione di Vigilanza inizia con uno schiaffo. Quello assestato dalla presidente Marinella Soldi, indicata a suo tempo dal governo Draghi, al neo-amministratore delegato Roberto Sergio e al dg Giampaolo Rossi imposti da Giorgia Meloni. Segno di una tensione ai piani alti di Viale Mazzini che non accenna a placarsi: dopo aver spinto alle dimissioni Carlo Fuortes, ora la destra punta a disfarsi anche dell'ex manager di Discovery. Una manovra tuttavia rispedita al mittente dalla diretta interessata, che non ha esitato a denunciare al Parlamento i primi errori della nuova gestione.

Le nomine

Dopo aver trasmesso alla bicamerale di controllo "un senso di urgenza" per l'enorme indebitamento della Rai, "pari a 580 milioni di euro nel 2022", che impone "l'approvazione di un piano industriale serio e credibile a stretto giro, tassativamente non oltre il 2023", Soldi è entrata a gamba tesa sull'overbooking di uomini nelle posizioni di testa: "Rispetto alla parità di genere" che è "uno dei pilastri su cui si fonda una società democratica e sostenibile, un traguardo non ancora raggiunto nel nostro Paese" la Televisione di Stato ha ottenuto negli ultimi due anni "una significativa riduzione del gender gap, sia in termini di carriere sia di retribuzioni tra il 2021 e il 2022". Poi però è arrivata la destra e il processo si è invertito: "Uno sforzo - accusa la presidente - che purtroppo non è stato fatto nell'occasione delle ultime nomine, in particolare per le direzioni delle testate giornalistiche, tutte al maschile: uno strappo grave alle policy di genere aziendali, ratificate proprio dal Cda un anno fa". E non è il primo richiamo sulla parità di genere lanciato dalla presidente (draghiana) Soldi: "Mi auguro che nelle nomine che si faranno la policy per la parità di genere venga applicata sia nell'azienda sia sullo schermo", aveva detto dal Salone del Libro di Torino. Per poi votare contro il pacchetto sulle testate in consiglio di amministrazione Rai.

La difesa di Sergio

Ora la nuova stoccata. Con l'ad Sergio che però non ci sta. Quello della parità di genere, si difende, "è un tema particolarmente sensibile per la Rai, come azienda ma ancor più come servizio pubblico di interesse generale; lo è per la presidente Soldi e lo è per me - rimarca nel corso della sua audizione davanti alla Commissione di Vigilanza - Delle attività portate avanti in questa direzione, innanzitutto le policy on e off screen approvate per la prima volta da questo Consiglio di amministrazione, è stata data ampia eco, da ultimo nel Bilancio di sostenibilità 2022. Ciò che conta è la tendenza e il passo per ridurre il gap - sottolinea Sergio - su entrambi i fronti sono stati fatti significativi progressi e posso già dare rassicurazione che ulteriori avanzamenti verranno operati nelle nomine che a breve completeranno la squadra di vertice, sia nelle direzioni editoriali che in quelle di staff".

"I criteri guida per la selezione di queste figure apicali sono stati (e saranno, per le nomine che seguiranno): competenza e capacità manageriale, bilanciando continuità e innovazione. Sono stati scelti quindi professionisti validi, prestando molta attenzione a salvaguardare, laddove rilevante per la posizione, il pluralismo - ha continuato l'amministratore delegato in Vigilanza - La Rai deve essere di tutti, pena l'incompatibilità con i dettami costituzionali e il venir meno della sua universalità. Ne consegue che, per un verso, non può escludere alcuno e, per altro verso, non può essere appannaggio solo di alcuni". Assicurando che "pluralismo è una parola chiave. Il tema è alla nostra attenzione e faremo in modo che sia garantito a tutte le aree culturali del Paese e a tutte le forze politiche di riferimento", ha precisato Sergio che si è definito un "orgoglioso dipendente della Rai". Mentre la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia ha chiesto e ottenuto dai vertici dell'azienda "la disponibilità ad essere auditi in commissione di Vigilanza almeno con cadenza trimestrale" riferendo per mercoledì 21 giugno, alle ore 20, l'audizione di Paolo Petrecca, direttore di Rainews. E ha parlato di pluralismo anche Giampaolo Rossi, direttore generale della Rai, che "non si ottiene per sottrazione ma per somma. Con l'aumento possibile e totale del racconto delle diverse culture del nostro Paese: questa è la sfida che raccoglieremo. Vi assicuro che la Rai che stiamo costruendo sarà molto, molto più plurale rispetto al passato".

La risposta dell'azienda Rai

Anche una nota dell'azienda precisa che "superare il gender gap e garantire una presenza femminile paritaria è un obiettivo che vede già i primi risultati nelle scelte della nuova governance Rai per quel rilancio dell'azienda che è la priorità dei nuovi vertici. Un'attenzione - si legge - che si è concretizzata con la presenza di quattro direttrici donne nelle Direzioni per l'Offerta Informativa, Radio 2, Infrastrutture immobiliari e Safaty and Security, alle quali si aggiungono le conferme per ruoli chiavi come quelli delle Direzioni Fiction e Cultura. E altrettanto significativa - e costituisce una novità assoluta - la nomina al femminile della responsabile dello Staff dell'Amministratore delegato. Consistente, inoltre, la presenza delle donne nei Cda di Rai Com, con una presidenza femminile, e Rai Cinema. Per Rai, queste nomine sono un primo passo verso un'equa distribuzione delle responsabilità e delle cariche, sempre legate a professionalità e qualità", riporta la nota dell'azienda.

I programmi e gli addii

Sono stati confermati "quei programmi che alcuni temevano potessero subire un qualche ostracismo, a dimostrazione che l'approccio che ci muove è tutto fuorché ideologico", continua l'ad della Rai. Il riferimento è all'annuncio di "una professionista del calibro di Lucia Annunziata che spiace abbia voluto privare i cittadini utenti, che sono i nostri azionisti di ultima istanza, del suo punto di vista. Fosse stato necessario, ma non lo è stato, avremmo difeso il suo spazio". E sull'addio di Fabio Fazio? "Aveva deciso prima che mi insediassi di cimentarsi altrove", precisa Sergio. Report, invece? "Sui palinsesti stiamo lavorando e nessuna trasmissione di inchiesta sarà soppressa".

Il canone

Nomine, addii e canone che "resta un tema centrale". Ripete l'ad Roberto Sergio, in Vigilanza: "È il più basso tra i principali Paesi europei. Qualora - pur in assenza di cogenti e ineludibili disposizioni comunitarie - si intendesse procedere ad una revisione del sistema di riscossione, sarà indispensabile valutare l'efficacia della soluzione alternativa e i correlati rischi, individuando le misure di mitigazione. Il Paese - ha proseguito - non può rischiare di regredire ricorrendo a modalità che possano caratterizzarsi, come la precedente, per un'evasione del tributo del 30%, con tutte le conseguenze sulla continuità aziendale. Immaginiamo che nel 2024 il canone sarà riscosso come ora", ha concludo Sergio annunciando che su questo tema "domani chiederemo appuntamento a Giorgetti". "Io non sono stato indicato per accettare che l'idea che il canone non ci sia più", ha puntualizzato l'amministratore delegato della Rai.