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Forza Italia, tregua fragile ai piedi della bara di Berlusconi: “Ora non fuggiamo”

Condoglianze e colloqui: Tajani tesse la sua trama e punta a raccogliere il testimone. A poca distanza, l'"antigovernativa" Ronzulli parla per 15 minuti con Urbano Cairo
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MILANO - È finita con Antonio Tajani in piedi, sul tappeto dove fino a un minuto prima era appoggiata la bara di Silvio Berlusconi, a ricevere le condoglianze di ministri e leader internazionali: il coordinatore è visibilmente commosso mentre saluta, fra gli altri, il presidente dell'Iraq Abdul Latif e il primo ministro albanese Edi Rama. È il segnale del tentativo di dare una continuità umana e politica alla storia di Silvio Berlusconi, un'impresa che Tajani si intesta davanti ai volti vecchi e nuovi di un partito smarrito e litigioso. Che cerca una tregua e allo stesso tempo di sopravvivere magari per un anno, almeno fino alle Europee, mentre l'ingresso in Duomo di Marina Berlusconi e Marta Fascina che si tengono per mano sembra la benedizione a un assetto che negli ultimi mesi ha visto l'ascesa della consorte del Patriarca. Il, futuro resta un'incognita, mentre una lunga chiacchierata fra la capogruppo al Senato Licia Ronzulli e Urban…

MILANO - È finita con Antonio Tajani in piedi, sul tappeto dove fino a un minuto prima era appoggiata la bara di Silvio Berlusconi, a ricevere le condoglianze di ministri e leader internazionali: il coordinatore è visibilmente commosso mentre saluta, fra gli altri, il presidente dell'Iraq Abdul Latif e il primo ministro albanese Edi Rama. È il segnale del tentativo di dare una continuità umana e politica alla storia di Silvio Berlusconi, un'impresa che Tajani si intesta davanti ai volti vecchi e nuovi di un partito smarrito e litigioso. Che cerca una tregua e allo stesso tempo di sopravvivere magari per un anno, almeno fino alle Europee, mentre l'ingresso in Duomo di Marina Berlusconi e Marta Fascina che si tengono per mano sembra la benedizione a un assetto che negli ultimi mesi ha visto l'ascesa della consorte del Patriarca. Il, futuro resta un'incognita, mentre una lunga chiacchierata fra la capogruppo al Senato Licia Ronzulli e Urbano Cairo, alla fine della cerimonia funebre, rende più densi i sospetti di un interesse dell'editore e presidente di Rcs a raccogliere l'eredità del Cavaliere.

Le esequie di Berlusconi sono la fotografia dello stato di agitazione di Forza Italia. Testimoniato plasticamente dalla corsa ad accaparrarsi i posti migliori, sotto la navata della cattedrale, da parte di vecchi e nuovi protagonisti: Paolo Barelli lascia lo spazio assegnato ai capigruppo pur di star vicino ad Adriano Galliani e non distante dalla famiglia, facendosi riprendere da un addetto al cerimoniale. L'ex deputata Annagrazia Calabria si mette quasi tra le braccia della sottosegretaria Maria Tripodi, Simone Baldelli si prende una sedia e si accomoda accanto all'ex ministra Elisabetta Casellati. Salta il rigido protocollo del funerale di Stato, c'è chi fa sparire i bigliettini con i nomi sulle panche e alcuni parlamentari restano in piedi. Ronzulli, la grande esclusa dal cerchio magico ad opera di Marta, rimane indietro, nella postazione a lei assegnata e non chiede neppure di avanzare nelle prime file, almeno confortata da un'ultima telefonata che Berlusconi le ha fatto sabato mattina dall'ospedale.

Il cerimoniale vuole che finiscano uno accanto all'altro, in seconda fila, Tajani e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, ormai agli antipodi nel partito. Stanno in silenzio tutto il tempo: "Ci siamo scambiati un segno di pace quando l'ha chiesto il vescovo", taglia corto Mulé. È una tregua fragilissima, quella che Forza Italia siglia davanti alle spoglie del fondatore. E sotto le pressioni esterne: fonti azzurre dicono che Matteo Renzi abbia chiamato almeno tre parlamentari, alla vigilia del funerale, per dire loro che è meglio ricostruire il Centro che finire soffocati nell'abbraccio della destra di Meloni. "Fesserie", fa sapere lui.

L'allarme risuona forte. "Ora il pericolo è il fuggi fuggi", dice Claudio Scajola, che di Fi fu coordinatore prima di scandali avvenuti a sua insaputa. "Io non credo che questo partito possa avere un futuro senza Berlusconi", ripete un altro pioniere come Gianfranco Micciché. "Ed escluderei - prosegue - una discesa in campo di Marina o Luigi". Il progetto a cui si lavora, in realtà, è una soluzione-ponte fino alle Europee, una sorta di ultima prova elettorale di Forza Italia con il nome del Cavaliere defunto ancora nel simbolo. Per poi confluire in FdI, in forme ancora da decidere. Soluzione che non dispiacerebbe alla famiglia, interessata a tutelare le aziende, e che Tajani intende portare avanti anche per non precludere l'obiettivo dell'alleanza fra i conservatori e i popolari, senza togliere a questi ultimi il peso elettorale di Forza Italia. Le presenze del leader del Ppe Manfred Weber e del presidente ungherese Viktor Orban a Milano sono spie palesi di questo progetto: "Meloni? Salvini? Sono fratelli", dice Orban. Ma serve che Forza Italia mantenga un consenso che le consenta di rimanere almeno sopra la soglia di sbarramento del 4 per cento, che la Real casa finanzi ancora la campagna elettorale e che la tregua interna, appunto regga. "Nessuno potrà più imporre decisioni dicendo: così vuole Berlusconi", è il refrain che accompagna idealmente il Silenzio eseguito da un trombettiere dell'Aeronautica. È l'unica verità consegnata ai suoi fedelissimi dall'inventore del partito personale. Ciò che, in fondo, rende tutto più difficile.