ROMA - Sulla riforma della giustizia sta per nascere una nuova maggioranza in Parlamento. E sta nascendo sulla riforma simbolo del berlusconismo, che raccoglie tutti i temi cari al fondatore di Fininvest e Forza Italia in trent’anni di battaglia personale con i magistrati: nel senso di continue mini leggi portate avanti dai suoi governi e dedicate molto ai suoi processi e poco al miglioramento della macchina della giustizia.
Adesso il disegno di legge scritto dal ministro Carlo Nordio insieme all’avvocato di Berlusconi nel processo Escort, Francesco Paolo Sisto, e all’avvocata della Lega e storica difensore di Giulio Andreotti, Giulia Buongiorno, contiene molti temi in materia che nemmeno il leader forzista era riuscito a fare passare negli anni d’oro delle potenti maggioranze azzurre: intercettazioni, misure cautelari, abuso d’ufficio e inappellabilità delle sentenze di assoluzione. E proprio sulla giustizia la maggioranza di centrodestra si…
ROMA - Sulla riforma della giustizia sta per nascere una nuova maggioranza in Parlamento. E sta nascendo sulla riforma simbolo del berlusconismo, che raccoglie tutti i temi cari al fondatore di Fininvest e Forza Italia in trent’anni di battaglia personale con i magistrati: nel senso di continue mini leggi portate avanti dai suoi governi e dedicate molto ai suoi processi e poco al miglioramento della macchina della giustizia.
Adesso il disegno di legge scritto dal ministro Carlo Nordio insieme all’avvocato di Berlusconi nel processo Escort, Francesco Paolo Sisto, e all’avvocata della Lega e storica difensore di Giulio Andreotti, Giulia Buongiorno, contiene molti temi in materia che nemmeno il leader forzista era riuscito a fare passare negli anni d’oro delle potenti maggioranze azzurre: intercettazioni, misure cautelari, abuso d’ufficio e inappellabilità delle sentenze di assoluzione. E proprio sulla giustizia la maggioranza di centrodestra si allagherà a Italia Viva con Matteo Renzi, direttore del Riformista, giornale che quotidianamente scrive contro presunti casi di malagiustizia, che da giorni lancia messaggi in chiave berlusconiana contro "i magistrati che lo hanno perseguitato": che sia il primo passo verso la nuova Forza Italia e la costruzione di un centro moderato alleato di Meloni e con Renzi leader?
Certo è che la maggioranza “Berlusconi” si annuncia ampia in Parlamento sul voto della riforma Nordio: un disegno di legge che contiene tutti cavalli di battaglia del creatore di Forza Italia, a partire dallo stop alle intercettazioni.
Nel 2011, quando uscirono alcune intercettazioni sul caso escort, Berlusconi arrivò a dire che la magistratura è "una mafia più pericolosa della mafia siciliana". Da qui la sua proposta: «Introdurremo una normativa sulle intercettazioni telefoniche che ponga fine agli abusi e alle violazioni della nostra privacy». Dodici anni dopo il suo sogno diventa realtà.
E che dire dell’altra battaglia di Berlusconi sull’inappellabilità delle sentenze: aveva in passato presentato un ddl firmato Gaetano Pecorella, altro suo avvocato, e anche nell’ultima campagna elettorale ne aveva parlato assicurando che "quando governeremo le sentenze di assoluzione di primo e di secondo grado non saranno assolutamente appellabili". Ecco qui la riforma Nordio. E, ancora, nel 2014 Berlusconi ribadiva che "all’interno della riforma giustizia la prima cosa da fare è cambiare le attuali norme sulla custodia cautelare": la legge Nordio esaudisce anche questo ennesimo suo desiderio.
Ma quello che fa davvero la riforma approvata ieri in Consiglio dei ministri è allargare la maggioranza attuale verso il Terzo Polo è soprattutto verso Italia Viva di Renzi: per molti il senatore è l’erede di Berlusconi. E intanto, guarda caso, Iv vota la riforma simbolo del berlusconismo: "Il ministro Nordio conferma la sua serietà: aveva detto che avrebbe fatto la riforma della giustizia e così è stato — dice la coordinatrice nazionale di Iv Raffaella Paita — noi lo sosterremo dando il nostro contributo. Il garantismo non è un’opzione, è sancito dalla Costituzione".
Ma anche Carlo Calenda annuncia il sostegno alla riforma soprattutto perché comprende la parte sull’eliminazione del reato di abuso d’ufficio, cavallo di battaglia dei calendiani. "Io non voto un ddl perché è un tributo a Berlusconi", dice Calenda, e il suo braccio destro sui temi della giustizia, Enrico Costa, avverte i magistrati: "Interviste a raffica sui giornali, minacce di astensione. Spero che nella maggioranza nessuno si lasci influenzare". Con Iv e Azione Meloni sul ddl Nordio potrà aumentare la sua maggioranza di 10 senatori e 21 deputati, arrivando a 125 voti al Senato (su 200) e 259 alla Camera (su 400). Sembrano gli anni Novanta di Berlusconi che attacca la magistratura, invece sulla carta inizia l’era del dopo Berlusconi. E forse è anche peggio.