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Hanno tutti ragione | La remunerazione dell'idiozia

Il lavoro degli youtuber e l'incidente mortale di Roma Questo è il numero di venerdì 16 giugno 2023 della newsletter 'Hanno tutti ragione', firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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Le indagini accerteranno le responsabilità nell'incidente automobilistico che a Roma ha causato la morte di un bimbo di 5 anni e il grave ferimento della mamma e della sorellina. Al momento sappiamo ancora troppo poco e dunque è giusto tacere. Sappiamo molto, invece, delle motivazioni che hanno spinto la comitiva di Youtuber a salire sulla Lamborghini coinvolta nello schianto e scorrazzare per le vie di Casal Palocco, alla periferia sud della capitale: la sfida consisteva nel restare 50 ore a bordo del veicolo, senza scendere mai, filmando i passaggi essenziali dell'avventura così da poterli poi condividere on line con i follower, i seguaci. Il perché è ormai noto ai più: i canali Youtube professionali, quelli cioè in grado di generare grande traffico, sono remunerati. Incassano dalle visualizzazioni, dalle iscrizioni e dalle inserzioni pubblicitarie. Il principio vale anche per altri social ed è comunque sempre basato su…

Le indagini accerteranno le responsabilità nell'incidente automobilistico che a Roma ha causato la morte di un bimbo di 5 anni e il grave ferimento della mamma e della sorellina. Al momento sappiamo ancora troppo poco e dunque è giusto tacere. Sappiamo molto, invece, delle motivazioni che hanno spinto la comitiva di Youtuber a salire sulla Lamborghini coinvolta nello schianto e scorrazzare per le vie di Casal Palocco, alla periferia sud della capitale: la sfida consisteva nel restare 50 ore a bordo del veicolo, senza scendere mai, filmando i passaggi essenziali dell'avventura così da poterli poi condividere on line con i follower, i seguaci. Il perché è ormai noto ai più: i canali Youtube professionali, quelli cioè in grado di generare grande traffico, sono remunerati. Incassano dalle visualizzazioni, dalle iscrizioni e dalle inserzioni pubblicitarie. Il principio vale anche per altri social ed è comunque sempre basato sul numero di follower e sui clic che riescono a generare.

I TheBorderline, questo il nome del gruppo di ventenni, riusciva a mettere insieme, grazie a questa attività sul web, qualcosa come duecentomila euro anno, più di 15 mila al mese, mal contati. Lo stipendio annuale di un cameriere, più della metà di quello di un poliziotto o un insegnante. Il loro canale è specializzato in challenge, le sfide, ed è ispirato a uno youtuber statunitense. Si chiama MrBeast e ha più follower degli abitanti di Italia e Francia messe insieme. Trent'anni fa si andava negli Usa per saccheggiare le idee e i format della tv americana. Ora lo stesso, ma le idee vincenti, quelle per fare il grano grosso, si prendono da Internet e non serve neanche prendere l'aereo. Una delle sfide precedenti dei TheBordeline consisteva nel restare in macchina sempre 50 ore, in questo caso non era un bolide, andare da Roma a Milano e salutare di persona altri youtuber entro il tempo limite consentito. Nel video i ragazzi fanno battute, creano piccole gag, incitano a mettere i like ("Ne servono 50 mila", dice a un certo punto uno del gruppo, detto il Ciaffa, che non è il titolare del brand, il titolare è al volante dell'auto ed è detto Dp, come la sigla di quel vecchio partito di ultrasinistra). Anche i like fanno parte del meccanismo di monetizzazione.

Quello dei Theborderline è dunque un lavoro a tutti gli effetti, dietro c'è una srl. Sono in centinaia a fare il medesimo mestiere, non tutti a questo livello di introiti ovviamente, ma molti guadagnano anche di più. Sono, soprattutto,  decine di migliaia di ragazze e ragazzi, forse centinaia, che sperano di fare altrettanto. Se Silvio Berlusconi, vent'anni fa, suggeriva di sfuggire al precariato sposando un miliardario, oggi la speranza è di svoltare guadagnando su Internet. Ci riescono in pochi, rispetto alla mole di aspiranti.  Il modello di business è la remunerazione dell'idiozia - un inedito assoluto, in queste forme, un tempo non ti pagavano per suonare i citofoni di notte e scappare - quella più o meno autentica di chi produce i contenuti e quella di chi se li beve sul cellulare, consegnando una mole spaventosa di tempo alla propria decerebrazione. È il mercato, naturalmente. Nessuno ruba nulla. Del resto, non è nemmeno comodissimo fare a questi ventenni una morale che suonerebbe più o meno: non puntare a diventare milionario facendo il coglione su Internet, vai a fare la gavetta a 500 euro al mese di rimborso spese, ammesso che ci sia, il rimborso spese. Preferiscono fare i coglioni. Alcuni hanno un talento naturale. Prima di guardare tutto dall'alto al basso, bisognerebbe chiedersi quanto ciascuno di noi è coinvolto, quanto tutti i meccanismi di ricerca del consenso - anche quelli apparentemente più sofisticati e "alti" - siano in fondo basati sui medesimi ingranaggi: magari non remunerati in denaro, bensì in visibilità o magari voti.

Non sappiamo nulla di chi e come ha provocato l'incidente. Ma sappiamo, eccome, in che mondo siamo dentro tutti, i ventenni che sperano di commercializzare la loro idiozia, materia prima meno rara del litio, e noialtri che fingiamo di essere in un altro posto, in un altro mondo.