Meloni alle Camere sfida l’Europa su tassi d’interesse e Mes: “Pensare all’interesse dell’Italia”. Stoccata a Gentiloni e Draghi
di Emanuele LauriaAlla fine, ma proprio alla fine dei suoi tre interventi fra Camera e Senato, Giorgia Meloni comprende forse di avere esagerato nei toni. Ma non si pente: “Non mi vedrete mai paludata”. E mette il sigillo a una giornata di comunicazioni in aula che si è trasformata presto in un’arringa appassionata, a tratti sopra le righe, di certo ruvida nei confronti dell’Europa: c’è la critica alla Bce, la conferma solenne della richiesta di rinviare il Mes, e sul Pnrr una stoccata al governo Draghi e anche - questa è una primizia - al commissario Ue Paolo Gentiloni: “Se avesse vigilato di più oggi andremmo più velocemente”.
Il tutto, si badi, alla vigilia della riunione del consiglio europeo, con un’agitazione che qualcuno collega a una campagna elettorale iniziata con un anno d’anticipo e altri al nervosismo per il caso-Santanché, su cui gli alleati - il Carroccio in primis - continuano a non fare sconti.
Meloni tiene alta la tensione sin dal primo mattino, quando legge le sue dichiarazioni. L’an…
Alla fine, ma proprio alla fine dei suoi tre interventi fra Camera e Senato, Giorgia Meloni comprende forse di avere esagerato nei toni. Ma non si pente: “Non mi vedrete mai paludata”. E mette il sigillo a una giornata di comunicazioni in aula che si è trasformata presto in un’arringa appassionata, a tratti sopra le righe, di certo ruvida nei confronti dell’Europa: c’è la critica alla Bce, la conferma solenne della richiesta di rinviare il Mes, e sul Pnrr una stoccata al governo Draghi e anche - questa è una primizia - al commissario Ue Paolo Gentiloni: “Se avesse vigilato di più oggi andremmo più velocemente”.
Il tutto, si badi, alla vigilia della riunione del consiglio europeo, con un’agitazione che qualcuno collega a una campagna elettorale iniziata con un anno d’anticipo e altri al nervosismo per il caso-Santanché, su cui gli alleati - il Carroccio in primis - continuano a non fare sconti.
Meloni tiene alta la tensione sin dal primo mattino, quando legge le sue dichiarazioni. L’annuncio dell’aumento dei tassi da parte della Bce? “Ricetta semplicistica”, afferma la prima ministra: “La cura rischia di essere più dannosa della malattia. L’inflazione è tornata a colpire l’economia, è un’odiosa tassa occulta a carico soprattutto dei meno abbienti. L’aumento dei prezzi – spiega Meloni - non è figlio di un’economia che cresce troppo velocemente ma di fattori endogeni, primo tra tutti la crisi energetica”. Secondo Meloni sarebbe meglio concentrarsi sulle cause specifiche che scatenano l’inflazione, “proseguendo su misure di contenimento dei prezzi di energia e materie prime”.
Poi il Mes. La premier conferma l’esigenza di un rinvio: “Non reputo utile – dice la premier - alimentare in questa fase una polemica interna. L’interesse dell’Italia oggi è affrontare il negoziato sulla nuova governance europea con un approccio a pacchetto, nel quale le nuove regole del Patto di stabilità, il completamento dell’Unione bancaria e i meccanismi di salvaguardia finanziaria si discutono nel loro complesso, nel rispetto del nostro interesse nazionale”. E pazienza se l’Italia è l’unico Paese a non aver ratificato il trattato: “Mi assumo le mie responsabilità”, afferma prima che l’aula bocci una risoluzione di Azione-Iv su una rapida approvazione del Mes. Il rinvio sarà chiesto in aula da un esponente della maggioranza a partire da domani. Ma intanto l’atteggiamento dilatorio di Meloni, oltre che l’opposizione, irrita i deputati della Lega, che restano immobili quando la responsabile del governo affronta l’argomento. “Meloni - commenterà poi il vicesegretario Andrea Crippa - diceva le stesse cose di Salvini contro il Mes, ci faccia sapere cosa dobbiamo fare...”.
Prima delle 13 il secondo round: è l’ora delle repliche. Meloni si rivolge con fare accusatorio ai singoli deputati dell’opposizione che hanno appena finito i loro interventi. Li cita tutti, anche il pd Giuseppe Provenzano che è andato via. Esplode contro Laura Boldrini, che sull’immigrazione aveva accusato il governo di fare accordi con il presidente tunisino Saied, considerato un autocrate. “Per carità di patria! Non accetto lezioni da chi - esclama la premier - andava a braccetto con la Cuba di Fidel Castro e con tutte le altre dittature comuniste. Io sarei così brava da convincere anche la Commissione europea a trattare con i dittatori? In Tunisia cerchiamo solo di impedire che una nazione che è nostra dirimpettaia vada in default”.
Giusto il tempo di annunciare che il piano Mattei (oggetto: la cooperazione con i Paesi africani per promuovere lo sviluppo) e i toni sono di nuovo da comizio sull’Ucraina: “De Masi, che è il filosofo di riferimento di M5S, ha detto in tv che è meglio vivere sotto una dittatura che morire: così si fa strage di secoli di storia in cui libertà e democrazia sono stati costruiti con il sacrificio di persone come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone”.
Salvini, per l’intera giornata, non si vede sui banchi del governo. Daniela Santanchè sì: arriva a Palazzo Madama e fa alzare il ministro Ciriani. Al Senato Meloni affronta i ritardi nell’attuazione del Pnrr: le contestazioni, ricorda, sono imputabili al governo precedente, quello guidato da Mario Draghi. “Stiamo producendo molte carte cercando di dare continuità ad un piano di cui non avevamo la responsabilità. Non siamo stati noi, ad esempio, a inserire fra i progetti lo stadio di Firenze. Mi fa specie che i partiti che di fatto hanno steso il Piano siano anche quelli che se la prendono con l’attuale governo. Mi fa specie – aggiunge – che lo faccia il commissario Gentiloni, che immagino il Piano lo avesse letto prima e che oggi ci chiama in causa dicendo che bisogna correre. Se si fosse vigilato un po’ di più in passato oggi si farebbe più velocemente”.