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Il patto sul salario minimo sbarca su Change.org. “No al lavoro povero”. Schlein: “Meloni tace”

La segretaria del Pd Elly Schlein con il segretario della Cgil Maurizio Landini

 (fotogramma)
Da Conte a Calenda, una raccolta firme per incalzare il governo. La leader del Pd: “Tassiamo le rendite”
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ROMA — Una raccolta firme sul salario minimo. Formato campo largo (ma guai a chiamarlo così, a sentire Giuseppe Conte e Carlo Calenda). Però la mossa è unitaria: Pd, M5S, Azione, l’alleanza Verdi e Sinistra, +Europa. Tutti insieme per incalzare la premier Giorgia Meloni, che per ora sulla proposta di legge delle opposizioni – firmata da tutti, tranne Matteo Renzi – traccheggia e resta in silenzio. La petizione, secondo gli scambi di queste ore fra i vari leader di partito ed Elly Schlein, dovrebbe viaggiare sul binario classico, per queste operazioni: la piattaforma Change.org. Per chiedere che venga approvata la paga minima da 9 euro l’ora.

A promuovere la sottoscrizione, novità per questa legislatura finora segnata da smarcamenti e sgambetti fra le minoranze, dovrebbero essere appunto tutte le forze di opposizione, da Calenda a Conte. Il segretario di Azione una settimana fa, subito dopo l’accordo con dem e 5 Stelle, ha scritto direttamente alla premier, chiedendole di ricevere le o…

ROMA — Una raccolta firme sul salario minimo. Formato campo largo (ma guai a chiamarlo così, a sentire Giuseppe Conte e Carlo Calenda). Però la mossa è unitaria: Pd, M5S, Azione, l’alleanza Verdi e Sinistra, +Europa. Tutti insieme per incalzare la premier Giorgia Meloni, che per ora sulla proposta di legge delle opposizioni – firmata da tutti, tranne Matteo Renzi – traccheggia e resta in silenzio. La petizione, secondo gli scambi di queste ore fra i vari leader di partito ed Elly Schlein, dovrebbe viaggiare sul binario classico, per queste operazioni: la piattaforma Change.org. Per chiedere che venga approvata la paga minima da 9 euro l’ora.

A promuovere la sottoscrizione, novità per questa legislatura finora segnata da smarcamenti e sgambetti fra le minoranze, dovrebbero essere appunto tutte le forze di opposizione, da Calenda a Conte. Il segretario di Azione una settimana fa, subito dopo l’accordo con dem e 5 Stelle, ha scritto direttamente alla premier, chiedendole di ricevere le opposizioni per discuterne. Ma da Palazzo Chigi, almeno per il momento, non è arrivata mezza replica, nemmeno un Whatsapp, mentre da FdI è partito l’ordine di scuderia: il salario minimo per legge non serve. Lo stesso ha ripetuto la ministra azzurra del Lavoro, Marina Elvira Calderone.

Ma l’opposizione non ha intenzione di mollare la presa. Schlein batte sul chiodo praticamente tutti i giorni. Anche ieri, ospite di Metropolis, il talk web del gruppo Gedi, è tornata alla carica: «Ci sono 3-4 milioni di lavoratori poveri, ma il governo ne nega addirittura l’esistenza». Altro che «massimalista», dice Schlein, il suo Pd intende far leva sulle battaglie sociali, come il salario minimo, anche per ricucire le «fratture col mondo cattolico» e chissà se servirà a trainare qualche deluso di FI, visto l’evaporare dell’effetto Berlusconi nei sondaggi. L’obiettivo è chiaro: provare a colpire Meloni non solo sulle inchieste e le uscite sguaiate della sua tribù, ma portarla sul terreno dello scontento sociale. «Quanto durerà ancora il silenzio di Meloni? - è l’attacco di Schlein - Da settimane è in ostaggio delle inchieste e dei vergognosi sproloqui della sua maggioranza e non abbiamo sentito da lei una parola sulle emergenze economiche e sulla proposta delle opposizioni sul salario minimo».

Pure il M5S insiste, anche perché Conte rivendica la primogenitura della proposta (sarà il primo firmatario, col placet perfino di Calenda). Ecco Chiara Appendino: «Secondo un sondaggio YouTrend, il 75% degli italiani è favorevole, compresi gli elettori del centrodestra». Calenda rilancia: non solo salario minimo, col Pd si può trovare una convergenza pure «sull’Industria 4.0». Schlein, che dal “patto dell’ascensore” in poi col leader di Azione si sente spesso, incassa. Convinta che non sia utile procedere, a sinistra, «in ordine sparso», come rimarcava ieri anche il segretario del Psi, Enzo Maraio. Anche per questo a Napoli, venerdì, durante l’iniziativa del Pd contro l’autonomia differenziata, dovrebbe esserci un tavolo allargato alle altre opposizioni, compreso il M5S. Con tanto di foto, anche se Giuseppe Conte potrebbe mandare Roberto Fico.

Oggi intanto la leader dem presenterà le proposte del Pd sulla delega fiscale. No alla flat tax, sì a tagli strutturali alle tasse sul lavoro, «una tassazione sulle rendite, che però è diversa» dalla patrimoniale, precisa sempre a Metropolis, anche per dribblare possibili mal di pancia interni. Prima però va portato a dama il salario minimo, benedetto dalla Cgil e a cui anche Confindustria non è ostile: «Perché in Italia non si fa una legge sulla rappresentanza? - diceva ieri il presidente Carlo Bonomi - Se vogliamo superare i 9 euro lordi non è un problema nostro». Il voto alla Camera è in calendario fra poco più di due settimane, il 28 luglio, e si preannuncia una partita parlamentare complicata, per le minoranze, visto che a destra per ora non si scorgono crepe. Anche per questo l’opposizione spera di arrivare all’appuntamento con in tasca centinaia di migliaia di firme.

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