NAPOLI - La picconata della destra al salario minimo arriva mentre il Pd a Napoli, faticosamente, era riuscito a ricomporre un po’ di campo largo anche sull’autonomia differenziata. Con i dovuti distinguo: per il M5S non c’era Giuseppe Conte, ma Roberto Fico; Elena Bonetti in quota Terzo polo si era collegata da casa; per i rossoverdi c’era Peppe De Cristofaro, accanto a Giuseppe Provenzano a fare gli onori di casa, aspettando Elly Schlein che arriverà stamattina. Ma appunto il tema dell’adunata, contro il piano “Spacca Italia” di Calderoli, cambia verso, perché intanto, da Roma, dalla mattina, arriva la notizia: la maggioranza ha depositato in Commissione Lavoro alla Camera un emendamento per sopprimere la proposta di legge firmata da tutte le opposizioni (tranne Matteo Renzi, che pure ieri lo rimarcava) per fissare un tetto, una paga minima a 9 euro l’ora.
E l’emendamento soppressivo si voterà subito: martedì, in Commissione. In modo che quando la pratica arriverà nell’Aula di …
NAPOLI - La picconata della destra al salario minimo arriva mentre il Pd a Napoli, faticosamente, era riuscito a ricomporre un po’ di campo largo anche sull’autonomia differenziata. Con i dovuti distinguo: per il M5S non c’era Giuseppe Conte, ma Roberto Fico; Elena Bonetti in quota Terzo polo si era collegata da casa; per i rossoverdi c’era Peppe De Cristofaro, accanto a Giuseppe Provenzano a fare gli onori di casa, aspettando Elly Schlein che arriverà stamattina. Ma appunto il tema dell’adunata, contro il piano “Spacca Italia” di Calderoli, cambia verso, perché intanto, da Roma, dalla mattina, arriva la notizia: la maggioranza ha depositato in Commissione Lavoro alla Camera un emendamento per sopprimere la proposta di legge firmata da tutte le opposizioni (tranne Matteo Renzi, che pure ieri lo rimarcava) per fissare un tetto, una paga minima a 9 euro l’ora.
E l’emendamento soppressivo si voterà subito: martedì, in Commissione. In modo che quando la pratica arriverà nell’Aula di Montecitorio, il 28 luglio, sarà di fatto già archiviata. È il tentativo della destra di chiudere la questione in fretta, in piena estate, sperando magari che l’opinione pubblica sia distratta. “Il salario minimo per legge non serve”, ripeteva anche ieri la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone.
Le minoranze comunque tenteranno di tenere accesi i riflettori. Battagliando in Commissione, dove dovrebbe presentarsi martedì a sorpresa direttamente Schlein. E col piano B già in tasca: “Possiamo sempre ripresentare il ddl fra 6 mesi”, spiega Arturo Scotto, capogruppo dem in Commissione Lavoro. A quel punto diventerebbe un perno della campagna verso le Europee.
In attesa di annunciare formalmente una raccolta firme ad hoc, ieri le minoranze hanno subito alzato il tiro. Ecco Schlein, a margine dell’incontro a Roma con un gruppo di rider che protestava per le paghe da fame: “Che arroganza, la maggioranza presenta un emendamento per cancellare la pdl sul salario minimo senza offrire neanche la possibilità di un confronto, di un dialogo. Ma così facendo non umilia le opposizioni: umilia 3 milioni di lavoratori poveri”. Dati Istat. Lo stesso ripetono, da Napoli, Provenzano e il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, ignorando gli insulti del vicepremier Matteo Salvini alla segretaria del Pd (l’ha definita una “signorina con la personal shopper”).
Anche Conte naturalmente va giù duro, ha già confezionato video Instagram e TikTok in batteria: “Blaterano di patriottismo ma lo fanno valere solo per difendere i loro ministri dalle dimissioni e tutelare i loro privilegi. Vi è chiaro? Salario minimo no, vitalizi massimi sì”. Lo slogan è pronto. È uno schiaffo ai lavoratori poveri anche per i rossoverdi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, per Riccardo Magi di +Europa, mentre per Azione parla Matteo Richetti: “Bloccano la legge e la loro controproposta è: nulla, i lavoratori sottopagati possono attendere”.
Nel Pd, l’unico a prendere le distanze dal salario minimo (“è una misura necessaria, ma rischia di essere controproducente”), chi è? Naturalmente Vincenzo De Luca. Mossa studiata. Mentre la segretaria è attesa a Napoli, il governatore campano cannoneggia sul tema del giorno, tema bandiera del suo partito peraltro. Intanto i suoi firmano una nota per chiedere di mettere fine al commissariamento, decretato tre mesi fa da Schlein, e fare subito un congresso regionale. “Ma De Luca ormai attacca più l’opposizione che noi”, chiosa Scotto. Infatti alla due giorni dem, come da pronostici, non si farà vedere.