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La destra boicotta il salario minimo. Oggi lo scontro finale

Ostruzionismo delle opposizioni per fermare l’emendamento della maggioranza che sopprime la proposta. Calenda: “Tra sei mesi la ripresentiamo”
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ROMA — La destra conferma: il salario minimo non ci sarà mai in Italia. L’emendamento che stamani in commissione Lavoro di Montecitorio suonerà il requiem alla proposta di 9 euro lordi all’ora - a cui tutti lavoratori italiani devono avere diritto come minimo legale -, è composto da una parola sola: articolo 1, “sopprimerlo”. Poi a seguire, “conseguentemente” si prevede l’eliminazione degli altri punti. È firmato dagli esponenti di tutti i partiti della maggioranza, da Fratelli d’Italia alla Lega a Forza Italia. E Marta Schifone, la relatrice del provvedimento, meloniana, rivendica: «La nostra posizione è cristallina: no al salario minimo per legge in un contesto come quello italiano, caratterizzato da una elevata copertura della contrattazione collettiva».

Le opposizioni unite, (con l’eccezione di Matteo Renzi), daranno battaglia. Anzi trasformeranno oggi la commissione Lavoro nel campo di battaglia contro una scelta così grave della destra: di non confrontarsi neppure nel merito del…

ROMA — La destra conferma: il salario minimo non ci sarà mai in Italia. L’emendamento che stamani in commissione Lavoro di Montecitorio suonerà il requiem alla proposta di 9 euro lordi all’ora - a cui tutti lavoratori italiani devono avere diritto come minimo legale -, è composto da una parola sola: articolo 1, “sopprimerlo”. Poi a seguire, “conseguentemente” si prevede l’eliminazione degli altri punti. È firmato dagli esponenti di tutti i partiti della maggioranza, da Fratelli d’Italia alla Lega a Forza Italia. E Marta Schifone, la relatrice del provvedimento, meloniana, rivendica: «La nostra posizione è cristallina: no al salario minimo per legge in un contesto come quello italiano, caratterizzato da una elevata copertura della contrattazione collettiva».

Le opposizioni unite, (con l’eccezione di Matteo Renzi), daranno battaglia. Anzi trasformeranno oggi la commissione Lavoro nel campo di battaglia contro una scelta così grave della destra: di non confrontarsi neppure nel merito della legge che riguarda oltre 3 milioni e mezzo di italiani che subiscono il lavoro povero e lo sfruttamento. Elly Schlein così come Giuseppe Conte potrebbero essere in commissione per testimoniare l’importanza della posta in gioco. La tattica probabile è il filibustering, cioè l’ostruzionismo per mandare all’aria i piani della destra e arrivare in aula il 28 luglio alla resa dei conti. Arturo Scotto, capogruppo dem in commissione dice: «Noi non ci arrendiamo».

La segretaria del Pd attacca: «Sul salario minimo siamo riusciti a unire le forze delle opposizioni su una proposta, su cui è incredibile che la maggioranza abbia presentato un emendamento soppressivo. Non lo fanno contro le opposizioni, ma contro tre milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori poveri che questo governo non può continuare a ignorare». Assicura: «Andremo avanti in questa battaglia dentro e fuori dal Parlamento».

L’estate militante del Pd, dalle Feste dell’Unità alle altre piazze, avrà proprio nel salario minimo il filo rosso per parlare di precarizzazione del lavoro, dell’inflazione e delle basse retribuzioni.

Ma oggi è il giorno per coordinare la controffensiva. Quindi i Dem con i grillini, Riccardo Magi di +Europa, Matteo Richetti di Azione, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Sinistra-Verdi, cercheranno di rallentare l’esame e il voto sull’emendamento. Il filibustering serve per evitare che si fermi già tutto in commissione. Anche se, una volta in aula, il copione si ripete: emendamento soppressivo, ostruzionismo ma alla fine voto e bocciatura da parte della maggioranza. Potrebbe però slittare tutto a settembre. Devono passare almeno 6 mesi per ripresentare un progetto di legge sul salario minimo in Parlamento. Carlo Calenda, leader di Azione a Metropolis tv talk, spera che «qualcuno faccia cambiare idea a Renzi», anche se poi aggiunge: «Renzi guarda a destra». E comunque garantisce: «Se ce la bocciano, tra sei mesi ripresentiamo la legge». Il capo dei 5Stelle, Conte ha ribadito: «Continueremo senza sconti la nostra battaglia in aula». Dem e grillini pensano anche a una legge di iniziativa popolare e a una raccolta di firme. Maria Cecilia Guerra, responsabile dem Lavoro, denuncia: «La destra si è interessata all’equo compenso per i professionisti, ma dimentica tutti gli altri». La destra si fa scudo del no di Confcommercio. Ma Confindustria ha aperto, pur sottolineando che nei contratti da loro siglati la soglia è superiore ai 9 euro. Sì di Maurizio Landini (Cgil) e di Pierpaolo Bombardieri (Uil), mentre la Cisl di Luigi Sbarra si smarca, temendo un indebolimento della contrattazione collettiva. Sempre la relatrice Schifone parla di due altre strade che la maggioranza intende perseguire sul lavoro: «L’estensione e il rafforzamento della contrattazione e la detassazione».

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