Mafia, per 3 italiani su 4 il concorso esterno non va toccato
di Antonio NotoTrentuno anni dalla strage di via D’Amelio, per gli italiani è ieri. Resta viva la ferita, il senso di sconfitta. La stessa delusione che trovò sfogo durante i funerali è sedimentata ancora oggi nell’immaginario collettivo dei cittadini. Le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino hanno rappresentato uno spartiacque nella lotta alla mafia e nella consapevolezza dell’opinione pubblica. Fra commozione e devozione, il sentimento che predomina dopo più di un trentennio è la rassegnazione: lo Stato non riuscirà mai a sconfiggere la mafia. A crederlo è il 65% degli italiani. Una sfiducia che si traduce in inazione, solo il 10% di coloro che hanno creduto di individuare comportamenti criminosi di stampo mafioso ha denunciato. Tanto è inutile, non cambia nulla, probabilmente non ci sarebbero neanche arresti (55%) e poi lo Stato non sarebbe in grado di proteggere in caso di ritorsione da parte della mafia (43%). Questo è ciò pensa la gente, la società civile che lamenta mancanza di protezion…
Trentuno anni dalla strage di via D’Amelio, per gli italiani è ieri. Resta viva la ferita, il senso di sconfitta. La stessa delusione che trovò sfogo durante i funerali è sedimentata ancora oggi nell’immaginario collettivo dei cittadini. Le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino hanno rappresentato uno spartiacque nella lotta alla mafia e nella consapevolezza dell’opinione pubblica. Fra commozione e devozione, il sentimento che predomina dopo più di un trentennio è la rassegnazione: lo Stato non riuscirà mai a sconfiggere la mafia. A crederlo è il 65% degli italiani. Una sfiducia che si traduce in inazione, solo il 10% di coloro che hanno creduto di individuare comportamenti criminosi di stampo mafioso ha denunciato. Tanto è inutile, non cambia nulla, probabilmente non ci sarebbero neanche arresti (55%) e poi lo Stato non sarebbe in grado di proteggere in caso di ritorsione da parte della mafia (43%). Questo è ciò pensa la gente, la società civile che lamenta mancanza di protezione ma anche di ascolto, tanto da ritenere inutile protestare (50%). Neanche l’arresto del boss latitante Messina Denaro viene percepito come una svolta, la “decapitazione” dell’organizzazione è considerata solo temporanea, il 69% ritiene che un nuovo boss prenderà il suo posto. Niente scacco alla mafia, anzi, quasi l’80% degli italiani considera che la grande criminalità organizzata sia un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale e il 38% ha avuto la sensazione di ravvedere episodi mafiosi nel proprio comune.
Nel complesso, senza i giudici Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia, secondo la maggioranza degli italiani, ha perso vigore (53%) e negli ultimi 10 anni non viene percepito alcun indebolimento della criminalità organizzata (53%). Nella realtà non è così, qui si è descritto qual è la percezione dell’opinione pubblica e la Politica deve dare risposta a questo senso di delusione che prevale.
A primeggiare in una triste classifica fra le grandi organizzazioni criminali nella percezione degli italiani è la ndrangheta, giudicata la più pericolosa, seguita a ruota da mafia e dalla camorra terza. Dall’altra parte della barricata, la sensazione di fragilità dello Stato deriva probabilmente dalla mancanza di compattezza, dalla divisione interna al fronte.
Gli italiani ritengono, in particolare, che i giudici che lottano contro la mafia siano stati lasciati soli dalla politica (58%), secondo gli elettori di tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. Dalla lettura di questi dati emerge quindi delusione e insicurezza a cui non sembra dare sollievo il dibattito di questi giorni sulla giustizia. La stragrande maggioranza (74%), per esempio, ritiene il reato di concorso esterno in associazione mafiosa uno strumento utile e da non modificare. Opinione questa condivisa in maniera trasversale nei diversi elettorati. Si può dire che la presidente Meloni abbia interpretato correttamente il sentiment generale correggendo il tiro nel momento in cui ha detto che non è una priorità.
Anche sul reato di abuso d’ufficio la riforma non scalda, il 58% preferisce resti com’è, mentre la separazione delle carriere dei magistrati spacca gli italiani, 41% a favore e 37% contro, con giudizi nettamente più positivi fra chi vota Fratelli d’Italia (73%).
Forse a pesare è la lontananza di questi temi dalla quotidianità delle problematiche che il cittadino si trova ad affrontare, anche nel rapporto con la giustizia. Serve qualcosa di diverso per contrastare la generale sfiducia e far tornare a credere nello Stato e nella sua efficienza sia nei confronti della giustizia che nella lotta alla criminalità organizzata. Altrimenti il sentimento di sfiducia rimane, come se fosse sempre ieri l’uccisione di Falcone e Borsellino.