«Il negazionismo? Non lo condivido neppure stavolta». Il governatore che divenne uno dei simboli della battaglia al Covid, che in un centrodestra scettico conduceva una lotta senza quartiere contro i No Vax, rifiuta i paragoni con la pandemia. Ma boccia qualsiasi tentativo di ridimensionare il fenomeno del cambiamento climatico. Luca Zaia parla sull’onda di bizze del meteo che anche nel suo Veneto si sono trasformate in emergenza: «Per vincere questa sfida serve un movimento ampio, che vada oltre gli steccati politici. Non possiamo lasciare soli i ragazzi a combattere per l’ambiente».
L’Italia travolta da maltempo e incendi. E il Veneto, in queste ore, è fra le Regioni più colpite. Avete fatto una conta dei danni?
«Almeno un centinaia di milioni. Otto giorno di pioggia e grandinate, raffiche di vento a 180 chilometri orari. L’effetto, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti».
Le foto con enormi chicchi di grandine piovuti in Veneto hanno fatto il giro del web.
«Un etto, un ett…
«Il negazionismo? Non lo condivido neppure stavolta». Il governatore che divenne uno dei simboli della battaglia al Covid, che in un centrodestra scettico conduceva una lotta senza quartiere contro i No Vax, rifiuta i paragoni con la pandemia. Ma boccia qualsiasi tentativo di ridimensionare il fenomeno del cambiamento climatico. Luca Zaia parla sull’onda di bizze del meteo che anche nel suo Veneto si sono trasformate in emergenza: «Per vincere questa sfida serve un movimento ampio, che vada oltre gli steccati politici. Non possiamo lasciare soli i ragazzi a combattere per l’ambiente».
L’Italia travolta da maltempo e incendi. E il Veneto, in queste ore, è fra le Regioni più colpite. Avete fatto una conta dei danni?
«Almeno un centinaia di milioni. Otto giorno di pioggia e grandinate, raffiche di vento a 180 chilometri orari. L’effetto, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti».
Le foto con enormi chicchi di grandine piovuti in Veneto hanno fatto il giro del web.
«Un etto, un etto e mezzo se vogliamo essere precisi. E una roba del genere ha pesante ripercussioni. Abbiamo già chiesto lo stato di emergenza e di calamità. Il settore dell’agricoltura è martoriato, soprattutto in alcune zone come quella del veneziano».
Prendiamola da lontano: come dobbiamo considerare tutto questo?
«Come un’estate con eventi particolari che rischiano di diventare consuetudine. Certo, qualche domanda dobbiamo farcela».
Quale?
«Beh, qualche anno fa eravamo tutti in allerta per le bombe d’acqua, adesso c’è la grandine che provoca addirittura traumi e situazioni di stress. Io credo che il cambiamento climatico sia nell’ordine delle cose. Non esiste l’immobilità nel clima: i dinosauri scomparsi, i fossili marini in montagna, l’innalzamento della crosta terrestre. Non sono uno scienziato ma questi sono dati oggettivi. E l’uomo preme sull’acceleratore. Diceva Freud che l’uomo è l’unico animale che lascia segni tangibili del suo paesaggio. Anche in negativo».
Una questione culturale ma anche politica. Oggi paghiamo le conseguenze di scelte sbagliate. A cominciare dall’abusivismo.
«Non abbiamo rispettato l’ambiente. I modelli produttivi seguiti e l’antropizzazione del territorio pesano moltissimo. Abbiamo costruito, interrato i canali, piombato gli argini. Senza parlare, ovviamente dell’inquinamento».
Giusto paragonare quest’emergenza al Covid?
«No, sono dimensioni non comparabili, la pandemia ha fermato il mondo. Ma il negazionismo, anche in questa materia, non lo condivido».
Eppure, specialmente a destra, il negazionismo sui mutamenti del clima sembra diffondersi.
«Guardi, io non sono un estremista in senso contrario, non do tutte le colpe ai cambiamenti climatici. E sono prudente, anche perché mi capita di leggere – solo per fare un esempio – che nel 1908 c’è stata un’estate più calda dell’attuale. Però il negazionismo mi fa paura».
Perché?
«Perché si rischia di generare alibi. Se diciamo che possiamo lasciare tranquillamente il motore dell’auto acceso per tutta la notte, finisce che tutti lo fanno. Insomma, non possiano far finta di nulla. Al di là dello scontro ideologico, servono soluzioni: affrontiamo il problema per quello che è».
Non abbiamo parlato di contromisure.
«Serve un investimento culturale, anzitutto. Puntare ancora più forte sulla transizione energetica, quando purtroppo ci sono alcuni Paesi come la Cina che inquinano senza regole. Vede, io credo che non dobbiamo lasciare ai ragazzi la battaglia sul clima, dobbiamo farlo insieme questo percorso. Altrimenti creiamo pure un conflitto generazionale che non aiuta».
Zaia che cita Greta Thunberg: una primizia.
«Greta non è condivisibile per il suo approccio. Ma sui cambiamenti climatici dobbiamo creare una no fly zone, un posto dove non scontrarsi, dove si possa collaborare senza posizioni precostituite. Anche perché questo problema tocca da vicino il nostro modello sociale ed economico. Se cadono grandinate come quelle di questi giorni, se ti va bene ti rovinano una macchina, ma se ti va peggio ti compromettono un’attività economica. Oppure finisci in ospedale. È una sassaiola, cento persone sono finite al pronto soccorso. Per favore, non dividiamoci su questa emergenza».