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Salario minimo, la discussione in Aula alla Camera. Il centrodestra chiede un rinvio di 60 giorni. Le opposizioni: “Confrontiamoci”

La maggioranza presenta la sospensiva sul voto fino al 29 settembre. Pd e M5S disponibili all’incontro con Meloni. Conte: “Non ci sottrarremo”
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È approdata in Aula alla Camera la proposta di legge delle opposizioni unite (con l'eccezione di Iv) sul salario minimo. Dopo il 'non-voto' sull'emendamento soppressivo della maggioranza, martedì in commissione Lavoro alla Camera, la pdl è arrivata in Aula senza relatore. Il centrodestra chiede lo slittamento con una sospensiva "per un periodo sessanta giorni", come ha annunciato in Aula il capogruppo di FdI Tommaso Foti, ossia fino al 29 settembre. Che non viene votata oggi ma la prossima settimana. "Chiediamo un rinvio di 60 giorni. Abbiamo depositato come centrodestra unito una sospensiva che non butta la palla chissà dove, per poter avere lo stesso tempo diviso in quattro che avete avuto voi per formulare una proposta unitaria”, spiega Foti. 

Pd, M5Stelle, +Europa, Verdi-Sinistra sono contrari al rinvio, con la segretaria del Pd Elly Schlein che dice di essere disponibile a discutere anche subito con la premier Giorgia Meloni ma che per ora non ci sono incontri fissati in agenda.

La seduta per la discussione sulle linee generali si è aperta con la relazione del presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto (FdI) sull'iter svolto. "Se la destra vuole una sospensiva sulla discussione per l'introduzione del salario minimo è solo perché è in difficoltà nel rapporto con il Paese. Si è creato un corto circuito tra loro e il mondo reale. Approviamo insieme il salario minimo, fissando per legge che sotto i 9 euro è sfruttamento – dice il capogruppo del Pd in commissione Lavoro, Arturo Scotto, intervenendo in Aula alla Camera – Se volete confrontarvi, avete i nostri numeri di telefono. Non scegliete la strada di rinviare il provvedimento. Noi pronti a discutere in Aula anche ad agosto".

Il Pd è pronto all’incontro. Idem il M5S che, attraverso il leader Giuseppe Conte, fa sapere che se la premier decidesse di convocare l’opposizione “noi non ci sottrarremo”. Ma avverte: “Un tavolo di confronto esiste già, è la commissione Lavoro. Se veniamo convocati a Palazzo Chigi andrò a esporre tutte le ragioni sul perché bisognerebbe approvare questa proposta". Il presidente pentastellato rispedisce al mittente la contro-proposta di FI presentata nei giorni scorsi da Antonio Tajani. “È assolutamente distante dalla nostra proposta”, sostiene Conte. “Se si vogliono introdurre palliativi e non si vuole assolutamente rispettare il principio costituzionale di un salario dignitoso ed equo, noi non ci saremo", conclude. 

I grillini si rivolgono alla maggioranza: “Oggi il paese ci guarda, soprattutto quegli oltre 3,5 milioni di lavoratori poveri che ogni giorno si spaccano la schiena per una paga da fame. Il salario minimo è una misura di dignità sociale, quella dignità sociale che questa maggioranza ha calpestato con il decreto 1° maggio”, dice il deputato del M5S Davide Aiello intervenendo in aula. “Ai colleghi di FdI, Lega e FI dico: non siate sordi, rileggete l'articolo 36 della costituzione ed interrogatevi su come giovani e donne possano pensare ad un progetto di vita autonomo, di chiedere un mutuo, di fare figli se continuano ad essere sfruttati e sottopagati, anche in presenza di un regolare contratto collettivo. Non pensate solo all'immigrazione – continua –  ma anche all'emigrazione di tante e tanti di loro che all'estero trovano condizioni di lavoro e vita migliori. Se pensate di fare un dispetto al M5S rimandando questa discussione sbagliate di grosso: il dispetto lo state facendo a milioni di italiane e italiani. La Lega, oggi assente in aula, nel 2018 si diceva a favore del salario minimo. Oggi ha cambiato idea: l'ennesima ipocrisia. Almeno leggano il loro programma e si rinfreschino la memoria. Noi non daremo tregua a questa maggioranza fino a quando non porteremo questa legge al traguardo". 

Replica Foti di FdI: “Potevano votare di un emendamento abrogativo in commissione e poi presentare una nostra proposta di legge di maggioranza che entro settembre veniva in Aula. Non lo abbiamo fatto anche potendolo perché abbiamo rispetto di chi ci chiede il confronto. Confronto che non vuol dire compromesso o accordo per forza, ma la possibilità di trovare elementi di sintesi. Pensiamo di aver fatto bene. Siamo certi che voterete contro la sospensiva, ma non si dica che non si vuole affrontare il tema – conclude Foti – Si dica che volevate imporre una soluzione. Un confronto lo accettiamo e lo vogliamo, non pretendiamo di far prevalere una logica dei numeri nel senso di cancellare la vostra proposta di legge come tante volte voi avete fatto nella scorsa legislatura".

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