Salario minimo, Alemanno rimprovera Meloni: “Il lavoro povero è un’emergenza. Governo schiacciato sulla linea Draghi”
di Giovanna CasadioGianni Alemanno
“Sul salario minimo Giorgia Meloni doveva pensarci prima delle opposizioni, ma c’è una deriva liberista di questo governo che è schiacciato su una linea Draghi: pensa che l’economia si muova concentrando tutta l’attenzione sulle imprese”. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex ministro, esponente della destra sociale, sta per lanciare un movimento alternativo a Fratelli d’Italia.
Alemanno, lei è favorevole al salario minimo?
“Sì, perché oggi la vera emergenza non è la disoccupazione, che è certo un problema, ma il lavoro povero. Basta vedere la diffusione di contratti e retribuzioni talmente bassi che la gente lavora ma continua a mantenersi povera”.
Va bene la proposta di 9 euro lordi l’ora di salario minimo legale?
“È un proposta che presenta problemi ‘tecnici’, nel senso che bisogna trovare il modo di collegarla bene con la contrattazione collettiva, perché non deve essere una via di fuga per uscire dal contratto da parte di imprenditori e datori di lavoro, abbassando la retribuzi…
“Sul salario minimo Giorgia Meloni doveva pensarci prima delle opposizioni, ma c’è una deriva liberista di questo governo che è schiacciato su una linea Draghi: pensa che l’economia si muova concentrando tutta l’attenzione sulle imprese”. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex ministro, esponente della destra sociale, sta per lanciare un movimento alternativo a Fratelli d’Italia.
Alemanno, lei è favorevole al salario minimo?
“Sì, perché oggi la vera emergenza non è la disoccupazione, che è certo un problema, ma il lavoro povero. Basta vedere la diffusione di contratti e retribuzioni talmente bassi che la gente lavora ma continua a mantenersi povera”.
Va bene la proposta di 9 euro lordi l’ora di salario minimo legale?
“È un proposta che presenta problemi ‘tecnici’, nel senso che bisogna trovare il modo di collegarla bene con la contrattazione collettiva, perché non deve essere una via di fuga per uscire dal contratto da parte di imprenditori e datori di lavoro, abbassando la retribuzione a livello di salario minimo. Questo è quello che, ad esempio, teme la Cisl”.
E quindi, cosa propone?
“Innanzitutto l’iter della legge in Parlamento deve essere accompagnato da un confronto con le parti sociali. E poi ci dev’essere l’urgenza di muoversi da parte del governo, che non avrebbe dovuto aspettare l’iniziativa delle opposizioni. Tra l’altro la proposta di Forza Italia, che parla di estensione ‘erga omnes’ dei contratti collettivi più rappresentativi, è positiva. Però attenzione a non creare una situazione incostituzionale”.
Incostituzionale perché?
“Nel 1959 furono varati i ‘decreti Vigorelli’ che imponevano appunto ‘l’erga omnes’, ma la Consulta li cancellò, perché la misura poteva essere urgente e transitoria, non stabile”.
Lei voterebbe la legge delle opposizioni?
“Va migliorata, ma tra il nulla e quella proposta, è meglio la proposta delle opposizioni. Punterei di più, ripeto, sul collegamento con la contrattazione collettiva”.
Cosa rimprovera a Meloni?
“Avrebbe dovuto pensarci prima lei delle opposizioni al salario minimo. C’è una deriva liberista del governo che ritiene che l’economia si muova concentrando tutta l’attenzione sulle imprese. Va invece tutelato il lavoro per una questione di giustizia, ma anche perché il lavoratore è un consumatore e sostiene il mercato interno”.
L’apertura che ora Meloni ha fatto sul salario minimo è dovuta ai sondaggi?
“Sicuramente il sondaggio che mostra come il 71% della popolazione sia favorevole al salario minimo, ha fatto comprendere che la sensibilità sociale non va lasciata come monopolio alla sinistra. In Spagna la destra di Vox, basata su valori ma non sul sociale, non sfonda”.