«La Commissione d’inchiesta sul Covid è un dovere morale», giura Matteo Renzi nel sabato estivo. «No, è una perdita di tempo», gli replica Carlo Calenda. C’era una volta il Terzo Polo. Calenda, un anno fa, aveva acconsentito ad inserire nel programma elettorale la Commissione sulla pandemia, che tanto sta a cuore a Renzi, poi ha cambiato idea. Motivo: instilla dubbi sulla campagna vaccinale e lascia fuori le Regioni, guidate perlopiù dal centrodestra.
«Come fai a promuoverla contro il governo di cui facevi parte? I ministri Bonetti e Bellanova li hanno votati quei provvedimenti», è la tesi di Calenda. La renziana Raffaella Paita però gli ha ricordato che Azione ha votato per la Commissione, non più tardi di venti giorni fa. «Chiedete a Calenda perché ha cambiato idea?» si domanda nel pomeriggio Davide Faraone. Da Azione dicono che quello è stato un estremo tentativo unitario, ma i dubbi serpeggiavano già, tanto che il capogruppo Matteo Richetti si è astenuto. Che caos emotivo.
A chi va la presidenza di commissione
L’obiettivo di Renzi è solo regolare i conti con Giuseppe Conte, si maligna in Azione. Del resto Renzi lo dice pubblicamente: «E se pensi che sia stato tutto perfetto, che sia andato tutto bene, che siamo stati i più bravi del mondo significa che ti chiami Giuseppe Conte. E allora il problema sei tu». Probabilmente, filtra in ambienti parlamentari, ai renziani andrà la presidenza della Commissione. Maria Elena Boschi e Davide Faraone i due favoriti. È un primo passo verso uno spostamento di Italia Viva nella maggioranza?
Renzi ha promosso la Commissione sul Covid, come FdI e Lega. Su Twitter ha interpretato così il Mattarella pensiero: «Sorprende che qualcuno metta in relazione il monito con la commissione d’inchiesta sul Covid. Se c’è un argomento di cui una Commissione deve occuparsi è proprio la pandemia. Qui non si tratta di replicare un’indagine penale. Noi vogliamo la verità» sulla gestione politica. Il bersaglio è Conte, quindi. Con critiche al virologo eletto nel Pd, Andrea Crisanti, definito «zanzarologo».
I rilievi del Colle
Ma il Presidente della Repubblica alla commissione Covid si riferiva nel suo discorso alla cerimonia del Ventaglio giovedì. Un regolamento dei conti, è quel che temono al Colle. Due i rilievi alla Commissione. In primo luogo non può sostituirsi alla Consulta – e al Quirinale - contestando la legittimità costituzionale dei decreti e dei Dpcm assunti all’epoca, prima dal governo Conte e poi dal governo Draghi. Quei provvedimenti sono già stati vagliati. Questo punto sarà pertanto modificato, al Senato. È già pronto un emendamento, a cui lavora Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia. Se ne parlerà però a settembre, poi il provvedimento dovrà tornare alla Camera. Per il resto l’impianto non cambierà. E quindi l’idea è di mantenere in vita anche gli articoli che trasformerebbero la Commissione in un organo sostitutivo della magistratura. Su Conte e Speranza i giudici si sono già pronunciati, archiviando: il Parlamento non può essere «un contropotere giudiziario» ha ammonito Mattarella. La Consulta l’ha già messo in chiaro due volte, la prima nella sentenza 23 del 1975, affermando che l’attività parlamentare d’inchiesta «muove da cause politiche e a finalità politiche, né potrebbe volgersi ad accertare reati e connesse responsabilità perché invaderebbe indebitamente la sfera di attribuzioni dell’ordine giurisdizionale».
Piovono commissioni d’inchiesta
«La Commissione terrà conto del monito di Mattarella», assicura Faraone «ma l’articolo 82 della Costituzione del resto prevede che si procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria». Il Pd che farà? Giudica la Commissione «un tribunale fai da te». Il capogruppo al Senato Francesco Boccia proporrà «sedute in streaming».
Piovono commissioni d’inchiesta. Grandina anzi. Ieri Fratelli d’Italia ne ha proposto una sul reddito di cittadinanza, limitata ai mancati controlli dell’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nominato dal M5S. «Non ci intimidiscono, è bullismo istituzionale» ha replicato Giuseppe Conte. Nella legislatura 2013-2018 ne sono state varate ben 16. Nelle prime due legislature del Dopoguerra erano state appena tre. Un tempo s’indagava sull’arretratezza al Sud, la mafia, il terrorismo, la P2. Ora su Pasquale Tridico.