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Clima, appello di Mattarella e di 5 Capi di Stato mediterranei: “Non c’è più tempo, necessario agire ora”

(ansa)

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I presidenti di Italia, Croazia, Grecia, Malta, Portogallo e Slovenia: “Effetti visibili soprattutto nella nostra regione, servono politiche concrete”
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ROMA – La crisi climatica ha raggiunto “dimensioni esplosive”. “Non c’è più tempo da perdere”. Lo scrivono in una nota del Quirinale sei capi di Stato di altrettanti Paesi del Gruppo Arraiolos, tra cui Sergio Mattarella. I presidenti citano il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che a fine luglio ha parlato di “uno stato di ebollizione globale”. “I suoi effetti – scrivono i presidenti di Croazia, Grecia, Malta, Portogallo e Slovenia e Italia – sono soprattutto visibili nella nostra regione, il Mediterraneo, che è gravemente colpita e a rischio immediato non soltanto di scarsità di acqua ed elettricità, ma anche di inondazioni, diffuse ondate di calore, incendi e desertificazione. I fenomeno naturali estremi stanno distruggendo l’ecosistema, minacciando la nostra vita quotidiana, il nostro stile di vita”.

È un allarme accorato. Un appello. Ai governi, all’Europa. Si chiede di porre l’emergenza in cima alle agende. Scrivono: “Non c’è più tempo per scendere a co…

ROMA – La crisi climatica ha raggiunto “dimensioni esplosive”. “Non c’è più tempo da perdere”. Lo scrivono in una nota del Quirinale sei capi di Stato di altrettanti Paesi del Gruppo Arraiolos, tra cui Sergio Mattarella. I presidenti citano il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che a fine luglio ha parlato di “uno stato di ebollizione globale”. “I suoi effetti – scrivono i presidenti di Croazia, Grecia, Malta, Portogallo e Slovenia e Italia – sono soprattutto visibili nella nostra regione, il Mediterraneo, che è gravemente colpita e a rischio immediato non soltanto di scarsità di acqua ed elettricità, ma anche di inondazioni, diffuse ondate di calore, incendi e desertificazione. I fenomeno naturali estremi stanno distruggendo l’ecosistema, minacciando la nostra vita quotidiana, il nostro stile di vita”.

È un allarme accorato. Un appello. Ai governi, all’Europa. Si chiede di porre l’emergenza in cima alle agende. Scrivono: “Non c’è più tempo per scendere a compromessi per ragioni politiche o economiche. È imperativo agire e prendere urgenti ed efficaci misure. Tutti i Paesi del Mediterraneo devono coordinarsi e reagire, impegnarsi in uno sforzo collettivo per arrestare e invertire gli effetti della crisi climatica. È dovere di tutti noi agire in questa direzione e adottare politiche concrete volte a questo sforzo. Sensibilizzare l’opinione pubblica, educare e ispirare in tutti l’etica della responsabilità ambientale. Non solo per il presente, ma anche per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno”.

È la terza volta in pochi giorni che Mattarella interviene sull’emergenza climatica. Lo aveva già fatto il 26 luglio, con un comunicato congiunto firmato insieme alla presidente della Grecia, Katerina Sakellaropoulou. Rodi e la Sicilia erano in fiamme, la Lombardia colpita dai nubifragi. È tornato ad occuparsene all’indomani alla cerimonia del Ventaglio. “Siamo in ritardo”, aveva affermato. Di fronte ai giornalisti il capo dello Stato aveva quindi rinnovato il suo appello. “Dobbiamo incrementare l’impegno per combattere le cause del cambiamento climatico”, aveva aggiunto . “Dobbiamo operare per creare strumenti nuovi che consentano di prevenire e attenuare i fenomeni che stiamo vivendo. Serve la solidarietà, che ci tiene insieme, per interventi tempestivi per sostenere i danni subiti e ricostruire”. Poi era volato a Palermo, per un sopralluogo alla Chiesa di Santa Maria di Gesù andata in fiamme.

In un video, trasmesso l’altra sera da Tv2000, Mattarella si rivolge ai giovani in partenza per Lisbona, per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù. “Quando siamo all’estero ci incontriamo con i nostri connazionali con grande gioia, incontriamo persone di altre provenienze e siamo interessati a scambiare reciproche esperienze, dall’alimentazione ai libri, dalla cultura allo sport. Forse dovremmo pensare, quando siamo in casa, a non farci imprigionare dalle abitudini e dalle consuetudini. Non perché non abbiano valore le tradizioni, ma perché quello che c’è al di fuori è un valore che va sempre raccolto. La diffidenza verso chi arriva da fuori è l’errore contro la civiltà più grande che si possa fare”. 

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