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“Evitiamo misure spot”. Meloni avvisa la maggioranza ma rinvia i nodi a settembre

Giorgia Meloni

 (reuters)
Vertice coi capigruppo e pranzo con Tajani e Salvini: “Non possiamo dividerci per colpa delle Europee”
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ROMA – “Ma come può succedere?”. Giorgia Meloni lo chiede direttamente, senza fronzoli, ai capigruppo invitati a pranzo a Palazzo Chigi. Un’occasione di confronto programmata da tempo, si fa sapere, ma che è stata anche l’occasione per la premier di lamentare alcune defaillance della maggioranza in aula. L’ultimo caso è quello del voto favorevole all’ordine del giorno del deputato di sinistra Nicola Fratoianni sull’introduzione di una patrimoniale per finanziare la lotta alla dispersione scolastica. Non è la prima volta che accade, d’altronde: basti pensare al sì del centrodestra, il 29 giugno, all’atto parlamentare del Pd che prevedeva sanzioni per Visibilia, la società che era controllata dalla ministra Daniela Santanché. La giustificazione, da parte dei presenti, è stata quella di “distrazioni” figlie anche di un taglio dei parlamentari che limita la possibilità di esaminare e dare parere ai documenti, specialmente in commissione. Ma la richiesta di maggiore attenzione, da par…

ROMA – “Ma come può succedere?”. Giorgia Meloni lo chiede direttamente, senza fronzoli, ai capigruppo invitati a pranzo a Palazzo Chigi. Un’occasione di confronto programmata da tempo, si fa sapere, ma che è stata anche l’occasione per la premier di lamentare alcune defaillance della maggioranza in aula. L’ultimo caso è quello del voto favorevole all’ordine del giorno del deputato di sinistra Nicola Fratoianni sull’introduzione di una patrimoniale per finanziare la lotta alla dispersione scolastica. Non è la prima volta che accade, d’altronde: basti pensare al sì del centrodestra, il 29 giugno, all’atto parlamentare del Pd che prevedeva sanzioni per Visibilia, la società che era controllata dalla ministra Daniela Santanché. La giustificazione, da parte dei presenti, è stata quella di “distrazioni” figlie anche di un taglio dei parlamentari che limita la possibilità di esaminare e dare parere ai documenti, specialmente in commissione. Ma la richiesta di maggiore attenzione, da parte di Meloni, fa parte di un ragionamento più ampio che trae spunto dalla necessità “di remare tutti insieme”: discorso che vale soprattutto per la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

Il governo arriva alle ferie in una condizione di difficoltà non prevista: i dati che sanciscono un arretramento del Pil si sono uniti alla bagarre sulla brusca interruzione del reddito di cittadinanza. Dopo il lungo racconto di un’Italia che cresce più velocemente degli altri Paesi dell’Eurozona, la premier si è dovuta scontrare con un ritorno alla realtà - in coincidenza con il rientro dalla visita alla Casa Bianca - più nera delle previsioni. Attirandosi le bacchettate del Financial times: “Una brutta sorpresa per Meloni”, il senso dell’articolo del quotidiano britannico. “C’è qualche dato inatteso ma non fasciamoci la testa”, diceva l’altro giorno nei corridoi della Camera il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. “La crescita si è fermata - afferma Ciriani - ma il tendenziale resta buono e andiamo comunque meglio di Francia e Germania”. Al di là della prudenza del ministro, le vacanze sono una via d’uscita a una situazione di stress per la responsabile del governo, cui contribuiscono le frecciate della Lega: dall’autonomia alle alleanze per le Europee. La tattica, da parte della presidente del Consiglio, è la stessa che veniva seguita da Berlusconi quando era a Palazzo Chigi: incassare, ed enfatizzare, i risultati ottenuti e spingere più in là le matasse. Un modus operandi fondato sul rinvio che prende corpo con il voto della Camera alla sospensiva della proposta di legge del Pd sul salario minimo. E non solo: l’emendamento presentato da Fdi che riscrive l’articolo del ddl Calderoli sui Lep (i livelli essenziali di prestazione) finisce per rallentare inevitabilmente anche l’esame della riforma dell’Autonomia. “Che è una maratona e non una gara di 100 metri”, dice il ministro leghista. Intanto, slitta tutto a settembre.

Quando ci sarà da affrontare anche la manovra. E ieri, nel pranzo di Chigi cui hanno partecipato i vicepremier Tajani e Salvini, Meloni ha messo le cose in chiaro: “Le risorse sono poche e bisogna concentrare le misure”. “Sì, scegliamone due o tre e puntiamo su quelle”, ha risposto Salvini. Ma a quel punto è giunta la raccomandazione della prima ministra: “Per andare avanti uniti bisogna evitare le misure spot”. Messaggio chiaro: no alle bandierine di partito e niente fughe in avanti su temi come la giustizia e le pensioni. E poi le Europee: “La competizione figlia del proporzionale è normale - ha detto la premier nel racconto di alcuni presenti - ma non perdiamo lo spirito di coalizione e soprattutto non pestiamoci i piedi: sono certa che ciascun partito alla fine guadagnerà voti”. Salvini, che continua a chiedere di non escludere da una futura alleanza la destra estrema di Le Pen e dei tedeschi di Afd, ha preso nota. Ma non cambia linea. Anche nella partita internazionale i nodi sono solo accantonati.

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