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La strana convergenza di Schlein e Meloni: entrambe contrarie al terzo mandato dei sindaci, anche se per ragioni diverse

(ansa)
Ma alla fine entrambe, su pressione di primi cittadini, governatori e alleati, potrebbero cambiare idea
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ROMA – C’è una strana convergenza fra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Non sul salario minimo, però: quella è tutta da verificare, l’incontro a Palazzo Chigi si terrà a giorni e le posizioni appaiono ancora piuttosto distanti. Bensì nel dire no – per ragioni diverse – al terzo mandato per i sindaci. Anche se, sull’onda del pressing interno ai rispettivi partiti e coalizioni, alla fine potrebbero essere costrette a cambiare idea. Entrambe.

Appena insediata al Nazareno, in video-collegamento con gli amministratori locali del Pd, la neosegretaria aveva espresso tutta la sua contrarietà all’abolizione del limite imposto trent’anni orsono dalla legge sull’elezione diretta dei primi cittadini, in virtù della quale si può essere confermati alla guida dei Comuni con più di cinquemila abitanti solo per una volta (consecutiva). Si era nel bel mezzo della guerra dichiarata dal presidente campano Vincenzo De Luca per abbattere il medesimo tetto nelle regioni – sebbene in alcune, vedi il Veneto…

ROMA – C’è una strana convergenza fra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Non sul salario minimo, però: quella è tutta da verificare, l’incontro a Palazzo Chigi si terrà a giorni e le posizioni appaiono ancora piuttosto distanti. Bensì nel dire no – per ragioni diverse – al terzo mandato per i sindaci. Anche se, sull’onda del pressing interno ai rispettivi partiti e coalizioni, alla fine potrebbero essere costrette a cambiare idea. Entrambe.

Appena insediata al Nazareno, in video-collegamento con gli amministratori locali del Pd, la neosegretaria aveva espresso tutta la sua contrarietà all’abolizione del limite imposto trent’anni orsono dalla legge sull’elezione diretta dei primi cittadini, in virtù della quale si può essere confermati alla guida dei Comuni con più di cinquemila abitanti solo per una volta (consecutiva). Si era nel bel mezzo della guerra dichiarata dal presidente campano Vincenzo De Luca per abbattere il medesimo tetto nelle regioni – sebbene in alcune, vedi il Veneto, sia stato aggirato – e Schlein temeva che dare via libera al terzo mandato per i sindaci avrebbe alla lunga scardinato anche quello per il livello superiore. Sul quale lei, almeno sino all’alluvione in Emilia Romagna seguita da una problematica gestione dell’emergenza da parte del governo, non voleva sentire ragione.

Il muro alzato dalla presidente del Consiglio trova invece fondamento nella convenienza politica: poiché l’anno prossimo, oltre alle Europee, si voterà per rinnovare oltre 4mila amministrazioni, fra cui cinque di primaria grandezza – Milano, Venezia, Genova, Firenze e Bari – questa potrà essere l’occasione non solo per invertire i rapporti di forza che ora giocano a favore del centrosinistra, ma pure per avviare un poderoso ricambio fra i sindaci di centrodestra, al momento a prevalenza Lega e Forza Italia. Da qui la propensione a mantenere le cose come stanno: chi ha governato per dieci anni, infatti, parte in genere avvantaggiato, sia per la ricandidatura, sia per la rielezione. Sono i numeri a parlare: il 47,2% è attualmente al secondo giro e, a legislazione vigente, dovrà fermarsi; 47 sono alla testa di altrettanti capoluoghi di provincia.

Senonché il fronte per aumentare il numero dei mandati, se non per cancellarlo del tutto, si fa ogni giorno più agguerrito e trasversale. Un paio di mesi fa il Comitato direttivo dell’Anci ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per tornare a chiedere al Parlamento di abolire il limite in tutti i Comuni, “anche per porre fine allo spezzatino istituzionale per cui a seconda della dimensione cambiano anche le regole per eleggere il sindaco”, ha spiegato il presidente Antonio Decaro: “Il tetto dei due mandati comprime il diritto costituzionale di elettorato attivo e passivo che non vale per nessun’altra carica elettiva e per nessun altro livello di governo, e non esiste in nessun altro Paese”. Tanto più che, aveva proseguito il primo cittadino di Bari, “i sindaci hanno stabilito con i cittadini un rapporto di fiducia basato sui fatti e sulla possibilità di verificare l’operato dell’amministrazione: quando ci ripresentiamo davanti agli elettori abbiamo solo la forza della parola data e dell’impegno mantenuto, non abbiamo paracaduti, listini né santi in paradiso a cui votarci. Per questo pensiamo che debbano essere i cittadini a decretare la fine del mandato, quando ci giudicheranno non più adatti a proseguire”. Parole subito condivise da diversi colleghi della Lega, con l’avallo convinto del segretario Matteo Salvini.

E adesso? Succede che Schlein, all’ultimo incontro con i “suoi” sindaci, si sia un po’ ammorbidita. Anche perché, essendocene tanti in scadenza nella primavera del 2024 – Nardella, Ricci, Gori, lo stesso Decaro – tutti aspirerebbero altrimenti a correre per un seggio a Strasburgo. E dirgli di no risulterebbe complicato, pure per la gran mole di consensi che portano i dote. Non solo. L’emergenza alluvionati in Emilia Romagna starebbe facendo ragionare la segretaria sulla possibilità di avallare il terzo mandato per i governatori: la permanenza di Stefano Bonaccini oltre il gennaio 2025 potrebbe difatti rendersi necessaria, alla luce dell’urgenza di ricostruire quei territori martoriati. E pazienza se ciò significa darla vinta anche a De Luca ed Emiliano. Soltanto in questo caso, oltretutto, il governatore che presiede il Pd rinuncerebbe a candidarsi alle Europee. Col rischio serio di perdere, l’anno prossimo, la più importante fra le quattro regioni rimaste al centrosinistra.

Una riflessione simile, sebbene con motivazioni diverse, la starebbe facendo pure Meloni. Pressata stavolta dagli alleati. I quali sarebbero pronti a inserire con un emendamento parlamentare al decreto sul riordino agli enti locali, oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, la norma che allunga la vita ai sindaci. Nulla è ancora stabilito, ma su entrambi i fronti il cantiere appare decisamente aperto.

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