Vannacci destituito, i precedenti: quando Mattarella cacciò l’alpino che criticò la missione in Kosovo
di Matteo PucciarelliIl trasferimento di Roberto Vannacci non è il primo caso di un generale dell'esercito che subisce un'azione dopo essersi espresso pubblicamente su argomenti controversi. Anche se finora era sì avvenuto, ma su temi militari. "I militari - recita l'articolo 1472 del codice dell'ordinamento militare - possono liberamente pubblicare loro scritti, tenere pubbliche conferenze e comunque manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l'autorizzazione e (...) resta fermo il divieto di propaganda politica".
L'ammiraglio "pacifista"
Gennaio 1991, il contrammiraglio Mario Buracchia ha 50 anni ed è un veterano del Golfo. Per un anno e mezzo, dall'agosto '88 al gennaio '89, ha comandato il 18esimo gruppo navale della Marina militare, impegnato a dare scorta armata ai mercantili di bandiera nella zona di guerra tra Iran e Iraq.
A bordo dell'Audace rilascia un'intervista a un g…
Il trasferimento di Roberto Vannacci non è il primo caso di un generale dell'esercito che subisce un'azione dopo essersi espresso pubblicamente su argomenti controversi. Anche se finora era sì avvenuto, ma su temi militari. "I militari - recita l'articolo 1472 del codice dell'ordinamento militare - possono liberamente pubblicare loro scritti, tenere pubbliche conferenze e comunque manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l'autorizzazione e (...) resta fermo il divieto di propaganda politica".
L'ammiraglio "pacifista"
Gennaio 1991, il contrammiraglio Mario Buracchia ha 50 anni ed è un veterano del Golfo. Per un anno e mezzo, dall'agosto '88 al gennaio '89, ha comandato il 18esimo gruppo navale della Marina militare, impegnato a dare scorta armata ai mercantili di bandiera nella zona di guerra tra Iran e Iraq.
A bordo dell'Audace rilascia un'intervista a un giornalista di Famiglia cristiana, Guglielmo Sasinini: "Forse tutto questo si poteva evitare - dice rispetto alla guerra - con un po' più di saggezza, con una migliore valutazione di quello a cui si sarebbe andati incontro. In sei mesi nel Golfo abbiamo vissuto tutta l'escalation: prima l'embargo, poi i tentativi di mediazione e alla fine lo scoppio delle ostilità. Secondo me si sarebbe dovuti arrivare ad una soluzione pacifica, chissà, se avessimo continuato l'embargo per più tempo". Buracchia aggiungeva: "Mi sono pure chiesto se, in un certo senso, non fossimo tutti stati presi in giro, se non ci avessero coinvolti in un gioco più grande di noi. La guerra, purtroppo, è facile, ma quello che preoccupa è lo scenario che bisognerà ricostruire dopo, se saremo in grado di far fronte anche all'imprevedibile".
Alla fine lo difende solo la sinistra e un giovane ciellino, Roberto Formigoni. Socialdemocratici, repubblicani e liberali gli danno contro, l'ammiraglio chiede l'avvicendamento e il ministro della Difesa di allora, Virginio Rognoni, accoglie la sua richiesta. Che comunque precedette un provvedimento già bello e pronto. Don Renato Sacco, voce pacifista di lunga data in Pax Christi, ricorda bene quell'episodio: "Fatta salva la libertà di parola, che non è un problema, l'ambito delle parole di Buracchia era costituzionale, di un Paese che 'ripudia la guerra'. Vannacci invece parla di odio, è un caso aberrante e denota un pensiero non sappiamo quanto diffuso machista e omofobo nel mondo militare".
Il pugno duro di Mattarella
Altra guerra, altro caso. In un'intervista al Corriere della Sera del 22 febbraio 2000, il generale degli alpini Silvio Mazzaroli, vicecomandante della Kfor in Kosovo, il corpo di spedizione multinazionale di pace composto da contingenti di circa 30 paesi, parlò di gravi carenze nei confronti della politica militare italiana, con conseguenti gravi ripercussioni economiche anche per le nostre aziende.
In quell'intervista, Mazzaroli attribuiva ai militari degli Stati Uniti un atteggiamento strafottente, che si basava soltanto sulla forza, e si sosteneva che non sapessero cercare il dialogo, facendo giochi diversi da quelli della missione. Ma ne ebbe per tutti: spagnoli, tedeschi, francesi.
Sergio Mattarella all'epoca era ministro della Difesa. "Giudizi pesanti di quel genere non sono compatibili con la coesione necessaria in condizioni così gravi e così impegnative - spiegò in aula il 1° marzo 2000 - Apprezzo quanto deciso autonomamente dal capo di stato maggiore della difesa, d'intesa con quello dell'esercito, di destituire in anticipo dal suo incarico Mazzaroli, che ha accolto quella decisione e l'ha commentata con correttezza".